Parliamo di saturazione

Tornado[1]

Per cominciare, la di un sistema avviane quando esso non possiede più opportunità di incremento, pena il lederne lo stesso sopravvivere.
Un esempio ci è dato dalle risorse marine.
La pesca non può trarne più di tante, altrimenti si rischia, come di fatto è già avvenuto per talune specie, di non averne per il futuro.
Si tratta quindi di un fenomeno che interessa il nostro concetto di : la quale non può essere illimitata come molti vorrebbero, dato che abbiamo a disposizione un pianeta e non l’intera galassia.
Quando anche si parla di , in realtà si entra in contraddizione.
Non sempre e non ovunque possiamo o potremo assorbire risorse e produrre di più.
L’esempio della pesca insegna.

Quanto ho segnalato trova conferma nei numerosi e duri problemi che si stanno ponendo sul piano energetico e ambientale.
Ma riflettete anche sul semplice nodo delle comunicazioni: non possiamo accrescere i traffici e i trasporti a dismisura.
Più mezzi sono in corsa e più questa diviene lenta e alla fine antieconomica: basti vedere cosa accade all’interno delle nostre città.

Ciò significa che, dopo decenni di incremento incontrollato delle produzioni e dei consumi, dobbiamo cominciare a riflettere sul serio intorno sa un modello che porterà in breve alla .
Più che crescere occorre meglio distribuire.
Più che la quantità serve la qualità.
Abbiamo bisogno di risparmiare, piuttosto che di spendere sempre nuove risorse.
E tutto ciò si sta già imponendo da sé.
Tanto varrebbe farne tesoro e approfittare della crisi in atto, per riorientare il sistema culturale ed economico verso un’effettiva sostenibilità.
Qui la politica deve battere un colpo, assumendo consapevolezza che occorre puntare sull’intelligenza e la creatività, anziché sul circuito folle del profitto a ogni costo.

Sergio Tazzer, il ligure

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