Parliamo di saturazione
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Per cominciare, la saturazione di un sistema avviane quando esso non possiede più opportunità di incremento, pena il lederne lo stesso sopravvivere.
Un esempio ci è dato dalle risorse marine.
La pesca non può trarne più di tante, altrimenti si rischia, come di fatto è già avvenuto per talune specie, di non averne per il futuro.
Si tratta quindi di un fenomeno che interessa il nostro concetto di crescita: la quale non può essere illimitata come molti vorrebbero, dato che abbiamo a disposizione un pianeta e non l’intera galassia.
Quando anche si parla di sviluppo sostenibile, in realtà si entra in contraddizione.
Non sempre e non ovunque possiamo o potremo assorbire risorse e produrre di più.
L’esempio della pesca insegna.
Quanto ho segnalato trova conferma nei numerosi e duri problemi che si stanno ponendo sul piano energetico e ambientale.
Ma riflettete anche sul semplice nodo delle comunicazioni: non possiamo accrescere i traffici e i trasporti a dismisura.
Più mezzi sono in corsa e più questa diviene lenta e alla fine antieconomica: basti vedere cosa accade all’interno delle nostre città.
Ciò significa che, dopo decenni di incremento incontrollato delle produzioni e dei consumi, dobbiamo cominciare a riflettere sul serio intorno sa un modello che porterà in breve alla saturazione.
Più che crescere occorre meglio distribuire.
Più che la quantità serve la qualità.
Abbiamo bisogno di risparmiare, piuttosto che di spendere sempre nuove risorse.
E tutto ciò si sta già imponendo da sé.
Tanto varrebbe farne tesoro e approfittare della crisi in atto, per riorientare il sistema culturale ed economico verso un’effettiva sostenibilità.
Qui la politica deve battere un colpo, assumendo consapevolezza che occorre puntare sull’intelligenza e la creatività, anziché sul circuito folle del profitto a ogni costo.
Sergio Tazzer, il ligure
![Tornado[1]](http://it.ruid.com/photos/original/44943-wsk567sp259dms2dz9ea.jpg)