Nuova formazione politica a sinistra per le Europee

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In previsione delle è nata una denominata Sinistra e Libertà.
Ieri ha avuto modo di presentarsi con una manifestazione tenutasi a Roma, durante la quale sono stati proposti i programmi e il simbolo.
Essa è sorta dall’accordo tra diverse componenti, quali i socialisti dello Sdi,i Verdi e Sinistra Democratica, con l’apporto di membri del PDCI e degli ex di Rifondazione Comunista riuniti intorno a Niki Vendola
Si tratta dell’ in un’area che era uscita con una pesante sconfitta dalle ultime elezioni politiche e tenta ora di darsi una nuova configurazione.

I problemi sono reali e il percorso non è facile.
La storia della sinistra ha sviluppato nel tempo una sorta di virus della .
Ora si trova a confrontarsi con un panorama politico più compatto che non l’ha accolta, dove le formazioni minori faticano ad essere recepite e votate.
Se ci si produce sotto troppe sigle o non si trasmette l’effetto di una collaborazione reale, l’elettore viene preso da sfiducia e va altrove, oppure non vota nemmeno.
Oltre i discorsi occorre l’efficacia e le troppe divisioni non la favoriscono.
Il dibattito è ben comprensibile e utile, se però sa sganciarsi dagli eccessi di ideologizzazione e di dogmatismo.

Occorrono più idee che teorie assolute e ci vuole concretezza.
La situazione attuale,, che ha messo in luce i limiti evidenti del liberismo selvaggio, potrebbe portare una nuova attenzione a sinistra.
Tutto sta a vedere se le sue componenti e la sapranno dare segno di , di iniziativa e di attitudine non solo alla critica, ma anche al governo delle realtà.
Riprovare a costruire un soggetto unitario è necessario e utile alla politica italiana nel suo complesso, oggi priva in Parlamento di una componente decisiva a livello sociale e culturale.
Il progetto va quindi guardato con interesse, soprattutto se saprà riguadagnare alla politica spezzoni di popolo che se ne sono allontanati per sfiducia e disincanto.
Se la sinistra non si sveglia e non si ricollega alla società, siamo infine tutti più poveri.

Sergio Tazzer, il ligure

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