Obama-Medvedev: si torna a parlare di disarmo

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Negli incontri di ieri ai margini del G 20 di Londra è spiccato il faccia a faccia tra il presidente americano Obama e quello russo Medvedev.
Il clima tra i due colossi mondiali pare rasserenarsi e condurre a nuove aperture su buona parte dei temi in discussione.
In particolare si è parlato di armamenti e di un freno alla loro proliferazione, dopo che per anni si è fatto poco o nulla.
Occorrerà ora vedere se, per esempio, sulla questione dello scudo spaziale e delle basi missilistiche NATO in Polonia e Repubblica Ceca, si troveranno delle intese.
Ma fa comunque specie veder ritornare in campo il tema del disarmo multilaterale.

Un tempo eravamo quasi ossessionati dagli scenari della guerra nucleare.
Forse era lo stesso clima di contrapposizione interno alla Guerra Fredda a generare paure diffuse.
Negli ultimi decenni questi timori sono invece parsi derubricati.
Eppure gli arsenali sono ancora lì, pronti a distruggere il mondo, non una ma più volte.
La corsa agli armamenti è anzi ripresa, stimolata dai grandi investimenti operati dall’amministrazione Bush e dalle risposte sviluppate, in particolare, da Cina e Russia.
Sono sorte nuove questioni, come per esempio i più o meno reali tentativi di accedere all’atomica operati da Corea del Nord e Iran.
Fa poi paura ciò che potrebbe accadere al Pakistan, potenza nucleare sotto il tiro degli integralisti islamici.

In verità si è già visto molto sul piano convenzionale, ma anche verso confini nuovi e misteriosi.
Conflitti come quelli irakeno hanno fatto sospettare l’impiego di nuove armi terribilmente distruttive.
In Libano e a Gaza Israele è stato a sua volta sospettato di aver violato più volte gli accordi internazionali.
Si è parlato di atomiche tascabili e si è capito, anche a nostre spese, cosa significhi l’uso di proiettili all’uranio impoverito.
Come vedete c’è molto da temere e altrettanto da ridiscutere.
In tempi di crisi può essere obbligatorio frenare la corsa al riarmo; se però le volontà sono positive si può fare anche molto di più.

Sergio Tazzer, il ligure

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