Nuovi disordini in Tahilandia

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La non conosce tregue né pace.
Gli oppositori del premier Abhsit Vayyajiva, leader del partito democratico salito al governo da appena tre mesi, dopo avere protestato in settimana a Bangkok, hanno ieri assediato e assaltato l’albergo a Pattaya dove si teneva il vertice dell’Asean, ovvero l’associazione che riunisce i paesi del Sud est asiatico.
L’incontro è stato sospeso.
La cosiddette chiedono nuove elezioni e intendono tenere sotto tiro il governo del paese, fino ad ottenerne le dimissioni e l’apertura di una nuova crisi.
Cosa succede, vi chiederete?
Forse ricordate le manifestazioni di segno opposto che si tenevano alcuni mesi fa.
Occorre quindi spiegare.

Le rappresentano i sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra, che fino al 2006 ha governato il paese.
Miliardario, discusso, istrione, genio mediatico questi era riuscito a salire al potere con un forte seguito polare.
I soliti problemi di corruzione e le accuse per vari reati l’avevano quindi costretto a riparare all’estero per non cadere nelle reti della giustizia locale.
Il successore, Somchai Wongsawat, faceva in realtà parte della sua corte e ne aveva proseguito la politica affaristica.
Grandi manifestazione erano quindi seguite da parte dell’opposizione, la quale poneva in evidenza la sostanziale continuità del regime e dell’influsso del premier deposto.
Per mesi e mesi vi sono stati e scontri con morti e feriti fino a quando l’esercito ha deciso di intervenire, con il sostegno di fondo della stessa monarchia costituzionale tailandese.

Il passaggio successivo al golpe ha portato all’elezione del premier attuale, che non ha quindi ricevuto un vero e propri mandato seguente a libere votazioni.
Ed ecco il ribaltarsi delle proteste e i nuovi .
Ora è difficile capire quali vie di uscita potrebbero presentarsi.
Di certo le eredità talora costano e il non sempre può o sa avere il coraggio che serve.

Sergio Tazzer, il ligure

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