Povero Abruzzo di cartapesta
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Ora che iniziano le prime analisi si scopre la durezza della realtà.
Si scrutano edifici pubblici e privati caduti con il terremoto e si capisce di che pasta erano fatti: scadente.
C’è chi già chiama in causa la criminalità organizzata che sul cemento vive e prospera, parrebbe, anche in Abruzzo.
Il panorama è sconfortante e fa capire i perché di una tragedia tanto orrida e diffusa.
Ci accorgiamo così che le norme stanno sulla carta e difficilmente se ne distaccano per scendere tra gli uomini..
Cemento scadente, sabbietta di mare, armature difettose, non c’era limite per chi voleva lucrare sul mattone.
Si sono innalzati edifici al risparmio per il bene dei pochi e il male comune.
Tutto questo è stato fatto in una zona notoriamente sismica e i risultati stanno davanti ai nostri occhi in tutto il loro terribile peso.
Riflettete.
Quante altre case saranno state erette secondo simili criteri in tutte le altre zone sismiche del paese?
Cosa sarà successo dove le mafie imperano e costruiscono edifici, strade, ponti e quant’altro serve per la vita quotidiana delle comunità?
Le prospettive non sono confortanti.
Ora che il monito l’abbiamo ricevuto si tratta di mutare sistema.
Tra non molto, in Abruzzo, la ricostruzione potrà essere avviata.
Tante parole e promesse sono state spese dalle istituzioni e i cittadini aspettano speranzosi che siano vere.
Occorrerà un coraggio nuovo nel gestire gli appalti e i lavori, ci vorranno controlli e tutele, si dovrà far scendere le norme sulla terra.
Tutti dobbiamo vigilare, perché l’occasione non va perduta.
Si aspetta un esempio virtuoso e ci si augura che anche altrove le sensibilità mutino e i temi della sicurezza trovino il necessario ascolto.
I terremoti non li possiamo evitare, gli abusi invece sì.
Sergio Tazzer, il ligure
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