E il piano casa dov’è finito?
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Il piano casa del Governo è ancora al palo.
Era da tempo che non se ne parlava più.
Forse avrete pensato che tutto era già risolto.
Il terremoto d’Abruzzo ha indotto invece nuove riflessioni e frenati, o meglio, sviati gli entusiasmi edilizi del premier.
Le Regioni vogliono essere ascoltate e chiedono che l’esecutivo predisponga sgravi fiscali del 55% per chi decide di operare interventi di migliorie antisismiche per la propria casa.
Non solo, vorrebbero anche un piano di posta in sicurezza degli edifici pubblici.
La posta in gioco è quindi polposa e fa premio di quanto si è capito dopo i tragici eventi.
La ricostruzione stessa, nelle aree colpite dal sisma, è oggetto di interrogazioni e delle inevitabili polemiche.
Per Berlusconi si tratta di una nuova spina nel fianco.
Ieri ha intrattenuto variamente la categoria dei costruttori che rischia di pagare pesanti dazi occupazionali se i progetti restano al palo.
Ha trattato dell’Abruzzo e ha promesso che entro novembre saranno già pronti tredicimila alloggi, opportunamente ambientati nel verde.
Il tempo stringe e anche la propaganda ha le sue date di scadenza.
Arrivederci, dunque, all’autunno.
Delle grandi opere più non si fiata e se non se ne parla è perché faticano ad essere intraprese in questi tempi duri.
Il ponte sullo stretto di Messina ovviamente non si tocca, ma nemmeno ci costruisce.
Resta un simbolo e un’aspirazione.
Per fortuna, direi.
Siamo alle perenni attese.
La borsa è del resto alquanto vuota e non sarà facile, per Berlusconi, tener dietro ai sogni.
I costruttori sono quindi perplessi.
Le Regioni esigono migliorie.
Sull’edilizia ormai non si scherza e il Governo dovrà ora dare le sue risposte.
Che il piano casa slitti all’infinito non gli conviene, ma dovrà ora ripensarlo, magari con minore entusiasmo ma con maggiore senso della realtà.
Sergio Tazzer, il ligure