Perduti nell’eterno presente
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Ascoltate i discorsi che si fanno oggi in giro.
E’ quasi tutto trito presente, già vecchio quando ancora non è trascorso.
Si va da mese a mese senza futuro e con poco passato alla spalle.
Il più lo si dimentica o non si ha il tempo per pensarci.
Eppure la storia attira, ma è difficile raccontarla a chi ritiene che la realtà del qui ed ora sia l’unica possibile.
In realtà siamo fatti di memorie e lo è ogni singola nazione o paese, o tribù o semplice famiglia.
Non saperlo è negarsi la conoscenza di quanto ha determinato la nostra stessa identità, se esiste ancora e non è stata mangiata dalle mode e dai media.
La politica segue l’andazzo e ha paura di dire domani.
Si va da elezione a elezione con le stesse, identiche promesse.
Intanto nessuno se ne accorge, perché tutto, nella foga della pressante quotidianità, va perduto.
Ed ecco allora che si può dire e poi negare senza che si faccia troppo rumore.
Non è forse quello delle smentite il gioco più utilizzato dai nostri rappresentanti, compreso l’immarcescibile leader massimo?
La storia non è una materia qualsiasi.
Concerne la vita associata per come si fa e distribuisce nel tempo.
Nuotiamo dentro i suoi marosi anche senza accorgersene e la facciamo pure se ci sembra che tutto proceda in automatico.
Ed è proprio perché ne decliniamo la responsabilità che gira male.
Senza prospettiche sul passato e sull’avvenire si naviga a vista verso il mitico porto delle nebbie dove tutto scompare.
Chi ha il potere è felice di questa storditezza diffusa: meno pensiamo e più evitiamo di vedere la verità e di esigerne il rispetto.
Per questo le demagogie e i pregiudizi dominano.
Costano poco e rendono molto.
Ma il vuoto reca con sé l’apocalisse dell’uomo.
Svegliarsi è l’unico modo per riconquistare la vita, gli spazi della politica, l’identità personale e sociale.
Sergio Tazzer, il ligure