Si ricorda Berlinguer

Si ricorda e l’orologio torma indietro nel tempo a un’Italia che non c’è più.
Proviamo a ripercorrerla.
Fu un grande leader popolare dice Alemanno, sindaco di Roma per il centrodestra, a segno di un giudizio ampiamente condiviso.
In allora le mobilitazioni erano grandi, la partecipazione politica vivace e le piazze contavano più dei talk show televisivi.
Il nostro paese era attraversato dalla piaga del terrorismo.
La società evolveva ma il sistema politico appariva bloccato.
Vi fu la breve stagione del e della solidarietà nazionale, che portò proprio lui, a farsi protagonista con Aldo Moto di un incontro che avrebbe potuto essere assai più fruttuoso.
Fu proprio l’assassinio del grande statista democristiano a chiudere quella storica possibilità.
Ritornò il confronto senza alternativa di sempre.

Il leader del principale partito comunista dell’Occidente, praticava intanto la sua svolta.
Dichiarò esaurita la spinta della Rivoluzione d’ottobre, disse di sentirsi più protetto sotto l’ombrello della NATO e fu strappo con l’Unione Sovietica.
Non erano facili parole né per l’interno né, soprattutto, per l’esterno
Pare che volessero addirittura fargli la pelle e non stupirebbe.
Provò a studiare una terza via, oltre il capitalismo e la socialdemocrazia europea, e ne venne fuori il cosiddetto eurocomunismo, che doveva coniugare, in una nuova formula democratica avanzata, libertà e socialità.
Se ne fece poco.
Pose per primo la questione morale e anche Fini lo ha riconosciuto, dichiarando, con piena ragione, che il tema resta vivo anche oggi.
In allora lo era eccome: basti pensare che poco meno di un decennio dopo la sua dipartita, scoppiarono le vicende di Tangentopoli.
Fu politico fino all’ultimo e il malore che lo portò alla morte sorse proprio durante il suo estremo comizio elettorale.

Sergio Tazzer, il ligure

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