La crisi c’è e ci sarà ancora
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Sulla crisi continuano a giungere notizie contraddittorie, segno che in giro c’è ancora molta confusione.
L’ultima parola è venuta dal Fondo Monetario Internazionale e non appare confortante.
Secondo gli esperti dell’autorevole istituzione il culmine non sarebbe ancora stato toccato e il cammino verso la ripresa rimarrebbe faticoso.
Alcuni segnali positivi giungono dagli Stati Uniti ma non sono tali da assicurare un vero ottimismo.
Troppe sono le questioni ancora in ballo, basti pensare alle vicende e alle soluzioni rischiose che stanno interessando il settore automobilistico.
E pure sul versante finanziario, non tutto è chiaro e risolto.
La prudenza è quindi d’obbligo e nulla autorizza a considerare chiusa la partita.
I dati economici globali sono ancora deludenti, la produzione decresce o stagna, i consumi latitano, le aree di povertà aumentano.
Rimane difficile ottenere credito dalle banche, le imprese faticano e la disoccupazione si fa sempre più diffusa.
In questo quadro si spera ancora nel prossimo 2010. ma di miracoli non ve ne saranno certo e le incognite rimangono forti.
Ci aspettano anni comunque duri e c’è da augurarsi che i leader politici del pianeta non sbaglino i loro conti, altrimenti saranno ulteriori guai.
Alle vicende della crisi il nostro paese risponde con il debito in crescita.
Hanno sforato sia lo Stato che gli enti locali.
Per di più calano le entrate fiscali e gli stipendi stagnano come non mai.
Spazio per ulteriori spese ce n’è poco e i vincoli comunitari premono.
Il Governo deve scegliere cosa fare da grande: se tenere in piedi pie illusioni oppure usare quel che rimane in cassa per sostenere l’economia e la società.
Imprenditori e sindacati chiedono provvedimenti più rapidi e incisivi.
Continuare ad affermare che tutto è già stato compiuto è puro esercizio retorico.
Le risposte vanno date perchè la situazione può anche franare ed è meglio prevedere il peggio che affidarsi al solito, italico stellone
Sergio Tazzer, il ligure