Strage di operatori umanitari nello Yemen
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Forse sono tutti morti, forse qualcuno è ancora in vita.
Le notizie giungono contraddittorie ma forse la strage è stata completata e tra le vittime vi sono anche tre bambini.
Si trattava di medici e operatori umanitari (sette tedeschi, un britannico e una sudcoreana) che lavoravano presso una locale struttura ospedaliera.
Si trovavano nella regione di Sadaa, presso i confini con l’Arabia Saudita, terra remota e controllata in parte da un’etnia ribelle al governo centrale, gli Houti.
Il rapimento si è presentato anomalo.
Non vi è stata alcuna richiesta di riscatto, come in genere avviene.
Si è inoltre concluso con la morte degli ostaggi, altro fatto strano e difficilmente spiegabile secondo le logiche conosciute.
Il governo accusa i ribelli, questi ultimi smentiscono e la vicenda si fa misteriosa.
I retroscena parlano anche di al Qaida, che avrebbe una sua forte presenza in zona e tenderebbe a estendere il suo influsso sul paese che, ricordiamolo, diede i natali allo stesso Bin Laden.
E’ possibile che dietro la vicenda possa esserci la volontà di intimidire.
Lo Yemen è oggi una nazione tutt’altro che unita.
Deve non solo subire le consuete spinte all’autonomia delle singole tribù, ma anche assistere a veri e propri tentativi di secessione che si presentano sia al nord che al sud del paese.
In questo complesso e fragile scenario al Qaida mira certamente ad occupare un ruolo, così come accade, anche in Somalia.
L’organizzazione terroristica sta infatti tentando di ottenere nuove basi di azione, dopo che l’offensiva governativa in Pakistan sta mettendo a rischio i suoi insediamenti nelle aree dei Talebani.
I rapimenti sono una piaga ben conosciuta delle Yemen.
Diversi occidentali ne sono stati vittima.
Ma in questo caso non si trattava di turisti da spennare.
Qui è accaduto qualcosa di differente e di politico.
Vedremo se le indagini saranno in grado o meno di chiarire questo ulteriore episodio tragico che ha toccato persone impegnate a far del bene.
Sergio Tazzer, il ligure