I dogmi usurati del capitalismo selvaggio
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Ogni tanto occorre mettere un punto fermo sull’esperienza umana e cercare di analizzarla e comprenderla per non ricadere sempre negli stessi errori.
Accade spesso a seguito dei momenti di crisi e oggi ci siamo.
Dalla metà degli anni Ottanta dello scorso secolo ad oggi ha dominato l’ascesa del liberismo senza freni.
Si era annunciata la fine della storia e si decantava l’avvento del benessere universale, garantito dai miracoli del mercato e dell’innovazione tecnologica senza limiti.
Ora possiamo trarre qualche valutazione e vedere se i dogmi di certo capitalismo sono attendibili o meno.
Il primo consiste, per l’appunto, nell’assolutizzazione del mercato, volute del tutto libero e in assenza di ogni laccio e laccetto.
Si diceva che avrebbe spontaneamente riequilibrato qualsiasi crisi e distribuito ricchezza per tutti.
Oggi constatiamo che senza l’intervento pubblico saremmo alla frutta come del resto era già accaduto nel 1929 e che, per di più, nessun miracolo spontaneo moltiplica il lavoro perso o il reddito andato in fumo.
Aggiungiamo allora il principio secondo cui è bene ridurre le tasse soprattutto ai ricchi perché così l’economia si mette in moto e si hanno ricadute positive per l’intera società.
La ricetta è stata ampiamente provata e si è visto che già chi aveva ora ha sempre di più, mentre per il resto sono rimaste le briciole.
Come non dire poi del profitto quale unico scopo: la sua ricerca smaniosa giorno per giorno e con ogni mezzo ha condotto ai fallimenti che ben conosciamo e a un mercato con cui le associazioni criminali vanno a nozze.
In ultimo citerei il tema dello sviluppo costante.
Siamo alla saturazione attuale o prossima in numerosi settori e un costante consumo in crescita è incompatibile con le risorse di un pianeta limitato già sottoposto a pressioni insostenibili.
Molte altro di sarebbe da dire e me tratterò punto per punto, ma riflettete in ultimo sul fatto che, al termine della parabola, pochi milioni di persone privilegiate assommano gran parte delle ricchezze mondiali.
A chi giova? Può continuare così?
Sergio Tazzer , il ligure