G8: si scopre quanto contino le assenze
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Conta più chi manca di chi c’è.
Potremmo anche metterla così con il G8, soprattutto dopo il precipitoso ritorno di Hu Jintao in Cina.
Il presidente del grande paese doveva essere presente domani al previsto e temporaneo allargamento del vertice, nel corso del quale si attendeva il suo primo incontro con Obama: uno scambio di vedute che poteva quasi valere l’intera partita.
La rivolta nello Xinyiang, già costata centinaia di vittime, lo ha invece costretto ad abbandonare.
Si tratta infatti di un pericoloso focolaio di tensioni che potrebbe scatenare volontà imitative anche in altre regioni critiche.
Un convitato fondamentale manca così all’appello insieme ad altri che si premurano di sottolineare la limitatezza di un vertice non più collegato, nella sua composizione, alle dinamiche politiche attuali.
Ci ha pensato, ad esempio, il presidente del Brasile Lula il quale ha detto che sui temi economici l’attuale G8 non ha molto da dire.
In effetti l’agenda dell’Aquila è fin troppo vasta, tale da far pensare che si voglia e si possa decidere poco.
Tanto fumo e poco arrosto insomma e un bel arrivederci al G20 del prossimo settembre a Pittsburg.
L’assenza cinese è comunque la più seria.
Ormai Pechino è forza trainante e rappresenta il principale contraente di Washington, sotto tutti gli aspetti.
Viaggia ancor oggi in crescita in mezzo al grande disastro delle economie mondiali.
Sfoggia potenza da tutti i pori e vuol contare sempre di più.
Altre nazioni importanti la accompagnano nell’ascesa e chiedono anch’esse un posto di favore nella cura degli equilibri mondiali.
Si tratta di un’autentica rivoluzione che avviene sotto i nostri occhi e dice di quanto sia mutato il panorama planetario.
L’Occidente non è più guida solitaria e inattaccabile, altre zone del mondo lo incalzano e lo costringono a venire sa patti.
Oggi si comincia a capirlo, domani lo si vedrà sempre di più.
Sergio Tazzer, il ligure