Le rivolte dei lavoratori perduti
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E’ sempre la Francia a mostrare la ribellione di chi non ha più speranze.
Ancora una volta il mondo del lavoro scosso dalla crisi, dai fallimenti e dalla prospettiva del nulla nel piatto si fa sentire e sono note dure.
Dopo il caso di due giorni fa alla New Fabris di Chatellerault, ora è alla Nortel, fiduciaria posta nelle regione parigina di un gruppo canadese, che un gruppo nutrito e combattivo di lavoratori minaccia di far saltare gli impianti.
E anche in questo caso bombole e detonatori sono stati già piazzati nei punti strategici.
Quando non c’è più niente da perdere non si temono i gesti estremi, li si compiono.
Tutto questo trapela da parole e fatti.
Le aziende falliscono e le procedure di licenziamento fanno parte del processo.
Ma qui non si accettano le vecchie logiche.
Si esigono risarcimenti con i fiocchi: un’indennità di ben centomila euro.
Alla New Fabris si accontentavano di trentamila, ma la pensata è simile.
Il messaggio è chiaro.
La crisi sta debordando dove già si sapeva e si temeva.
Il contrasto sociale può crescere fino a divenire endemico e ad assumere forme di vera e propria rivolta.
I segnali ci sono tutti e gira già una sorta di guida per chi vuole ribellarsi alle storture del sistema.
La politica lo sa ed è inquieta, perché le previsioni sono nere.
Tutti gli indicatori confermano che, ripresa o non ripresa, per tutto questo anno la disoccupazione crescerà.
Si paventano così i disordini che potrebbero diffondersi a macchia d’olio laddove la disperazione lasciasse il campo alla rabbia.
Le emozioni sono contagiose e le ribellioni pure, come ben si sa.
Eppure la politica non sa far molto, è come anchilosata ne lasciare che il tempo passi e risolva.
Parla sempre dell’imminente o lontana ripresa e poco e male dell’oggi e del domani.
Occorrerebbe invece un salto di qualità anche qui in Italia, dove le proteste dure si stanno estendendo dalla Sicilia alla Sardegna fino a Torino.
Attenti tutti a giocare con il fuoco.
Sergio Tazzer, il ligure