Ma a noi interessa la verità?

Le sugli attentati mafiosi a Falcone e Borsellino e i loro ripropongono alla ribalta i tanti conti lasciati aperti nella storia italiana.
Proseguiamo a non avere le idee chiare su numerosi del passato e del presente, come se fossimo condannati a un perenne e irrisolto dubbio.
Si parli delle cosiddette stragi di Stato, come del terrorismo di vario colore, dei rapporti tra partiti e potenze straniere o addirittura dei tentativi di svolta autoritarie e delle varie P2 e Gladio, il risultato è che permangono le ombre su numerosi fatti di rilievo.
I processi hanno detto e contraddetto e mai sono stati svelati fino in fondo i nessi terribili tra politica e criminalità organizzata.
Cosa significa tutto questo?
Che la nostra democrazia è debole e debole sempre sarà fino a quando non saprà chiudere certi conti in maniera passabilmente certa.

Se la verità non emerge mai, chiunque arrivi al può pensare di farla sempre franca.
Ma agli italiani la verità interessa?
Ricordo ancora il giubilo dimostrato da molti allorchè la magistratura scoprì le malefatte della politica clientelare, affaristica e ladra.
Le indagini di Tangentopoli ebbero grande sostegno popolare finchè si limitarono ai grandi nomi.
Quando iniziarono a scendere nel sottobosco, persero gran parte del favore.
Eppure se oggi ritroviamo casi di corruzione, ritorno in auge delle tangenti e degli illeciti è perché da quella stagione non abbiamo mai voluto uscire sul serio.
Il discredito della magistratura promosso da tanta parte della politica dimostra lo posta in campo.
Si tratta delle sensazione di impunità che a tanti giova ma noi a noi comuni cittadini.

Dovremmo invece chiedere alla politica e ai mezzi di informazione e capacità di indagine.
Finchè penseremo al come al luogo in cui altro non si può curare che i fatti propri e avremo i furbi in simpatia, presteremo il capo al cappio del boia e svenderemo al primo offerente la nostra libertà e i diritti sanciti dalla Costituzione.
La verità serve, perché sola permette di ; altrimenti ci si condanna al male.

Sergio Tazzer, il ligure

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