Fini riapre il dibattito sul testamento biologico
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E’ stato Fini a gettare il sasso in piccionaia, mentre forse nessuno ci pensava.
Lo ha fatto nel corso della sua partecipazione alle festa del PD che si tiene in questi giorni a Genova.
Ha sostenuto con forza la necessità di apporre modifiche di sostanza alla legge sul testamento biologico già passata al Senato.
Ha raccomandato laicità e rispetto per il diritto della persona e del medico di fiducia a poter contare quando si tratta di decidere della propria morte.
Ha quindi ribadito con particolare vigore una posizione già da lui fatta emergere a inizio dibattito, allorchè era ancora caldo il caso Englaro.
Le reazioni, all’interno della maggioranza sono state piuttosto stizzite, anche se non vi mancano coloro che un qualche mutamento comunque lo vorrebbero.
Sono stati, in particolare il presidente e il vice-presidente del Senato, Gasparri e Quaglarello a far sapere che non accettano lezioni di laicità da nessuno e a condannare un fondamentalismo che graviterebbe, soprattutto, dalle parti laiche.
Alcune forze politiche, Lista di Pietro e le diverse sinistre, hanno gradito l’intervento di Fini.
Il PD stesso ne ha apprezzato l’invito, anche se al suo interno presenta posizioni differenziate.
Il centro di Cesa e Casini ha invece difeso a spada tratta le scelte già compiute e il testo varato.
Nei fatti il Parlamento è andato forse oltre quel che la stessa gerarchia ecclesiastica italiana si aspettava e prevedeva.
La legge è di una chiusura pressoché totale e ogni scelta personale diviene, nei fatti, ingestibile.
Ora, va detto che altrove i fatti vanno diversamente.
Gli episcopati della Germania, in correlazione con le chiese protestanti, e pure della Spagna hanno pensato loro stessi a studiare e divulgare specifici modelli di testamento biologico, per nulla oscurantisti o lesivi della coscienza personale.
Come mai in Italia tutto questo non accade?
Siamo cittadini e magari anche fedeli di serie B che non possono essere lasciati in balia di se stessi?
Porre limiti è sensato e doveroso, ostacolare qualsiasi scelta va contro la libertà che ci è anzitutto data da Dio, per chi crede, e poi accordata dagli uomini.
Ben venga quindi una ridiscussione aperta e consapevole, sottratta a qualsiasi integralismo.
Sergio Tazzer, il ligure