Ma cosa succede nel centrodestra?
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Il panorama offerto oggi dalla maggioranza è piuttosto strano e preoccupante.
Davanti a noi abbiamo una crisi difficile da risolvere e un paese, per molti aspetti, da ricostruire, come confermano numerosi osservatori imparziali, tra cui ieri lo stesso Draghi.
Il momento richiederebbe serietà e concentrazione e, in altri paesi, la scelta di coinvolgere anche l’opposizione per dare più forza ai provvedimenti da studiare ed assumere.
La politica dovrebbe insomma farsi adulta e abbandonare la solita cornice puramente retorica e spesso affaristica.
E invece?
Invece si parla di tutt’altro.
Il centrodestra non è ridotto a un fortino assediato: ha una forza parlamentare notevole in termini numerici, che agevola il percorso di qualsiasi legge.
Per di più ha fortemente semplificato la sua struttura, almeno in apparenza, centralizzata su due partiti.
Ha un patrimonio di consensi ancora rilevante e potrebbe quindi agire senza eccessivi problemi, nel pieno rispetto norme parlamentari.
Eppure le crepe si vedono eccome.
Le ha aperte la Lega, con la sua agenda aggressiva e i numerosi interventi che hanno posto tutti, ma proprio tutti, in patente imbarazzo.
Ieri Berlusconi e Tremonti, mentre presentavano le nuove idee per il Sud e l’istituzione di un nuovo organismo, stile Casa per il Mezzogiorno dell’ormai lontano passato, hanno confermato la saldezza dell’alleanza.
In realtà, molti settori del PDL non ne possono più delle continue bordate di Bossi e dei cedimenti ai suoi diktat.
I problemi si estendono però allo stesso partito del premier.
Da una parte c’è la componente di Miccichè, legata a Lombardo nell’idea di creare una nuove forza politica meridionalista.
Dall’altra c’è Fini che mostra un’indipendenza di giudizio, positiva per chi abbia a cuore le sorti della democrazia, indigesta per molti altri più inclini a una ferrea disciplina berlusconiana.
La monarchia del premier è insomma meno rocciosa e forte di quanto si vorrebbe far credere.
Sergio Tazzer, il ligure