Un bel megafono al servizio del premier
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Era proprio il caso di evitare la concorrenza? Di assicurare la prima pagina?
Il “Posta a Porta di ieri sera aveva bisogno di spazi supplementari per cantare alla novità, ovvero il solito sproloquio berlusconiano, senza limiti e senza regole.
Del terremoto in Abruzzo e delle consegne delle nuove case di Onna (peraltro innalzate con il contributo della Provincia di Trento) si è trattato un poco all’inizio e un poco alla fine.
Chi ha cronometrato dice che si tratta di una quarantina di minuti, per lo più celebrativi, all’interno di due ore e mezza di trasmissione.
Di inchieste, di dati, di previsioni attendibili non si è fatto gran parlare.
Insomma: a che è servito spostare “Ballarò” e “Matrix”, se non a consegnare il famoso megafono al premier, in totale solitudine e assenza di contraddittorio?
E che fa Berlusconi nell’ampio tempo assegnatogli dal cerimoniere Bruno Vespa?
Afferma che con Fini ci sono fraintendimenti che si possono superare.
Sottolinea che Bossi è un alleato affidabilissimo e che di elezioni anticipate non si discute neanche per scherzo.
Torna sui media in generale, giornali, televisioni e ora pure i libri, dove navigherebbero bellamente vere e proprie orde di farabutti.
Attacca l’opposizione con foga, prendendosela con i soliti comunisti ma anche con Casini, cui addebita una disposizione clientelare e un gioco interessato tra i due forni, in vista delle elezioni regionali.
E qui sbaglia i calcoli, perché il leader del centro alza la cornetta e risponde piccato.
Questo è lo spettacolo che è stato ammannito agli italiani sulla principale rete pubblica, a orario strategico, in tempi lunghi, in piena e totale esposizione demagogica.
Nulla che meritasse una tale attenzione.
Ma l’effetto è stato studiato, le polemiche sono state stimolate a bella posta, tutto è stato messo a servizio del maggiore impatto possibile.
Berlusconi ha ripetuto il suo armamentario retorico dal passato agli ultimi tempi, senza novità, come un attore che ha solo un copione da proporre al pubblico.
Chissà se il pubblico continuerà a seguirlo, in queste, costanti cadute di stile e di contenuto!
Sergio Tazzer, il ligure