Umanità fragile, natura devastante
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Lo tsunami delle Samoa occidentali e americane e il terremoto accaduto a Sumatra lasciano intendere la fragilità umana dinanzi al potere catastrofico della natura.
Immagini e dati confermano il senso della tragedia da noi già conosciuto attraverso il sisma capitato in Abruzzo.
Ma in quei luoghi sfortunati si è manifestato un moltiplicatore complesso.
Al principio vi è la violenza stessa delle scosse, in ambedue i casi fortissime, valutate intorno alla magnitudo 8 della scala Richter.
Quando accadono terremoti del genere c’è poco da fare, le distruzioni sono di per sé molteplici.
Lo tsunami poi è terribile: raggiunge all’improvviso e lascia poco scampo.
Nei fatti già si contano oltre cento vittime nelle Samoa e più di duecento trovate a Sumatra, ma il bilancio è destinato a crescere e di molto.
Il resto lo si sa: dolore, feriti, famiglie scompaginate, persone disperse, comunicazioni interrotte, case crollate, attività economiche distrutte.
Il compito della ricostruzione è inoltre difficile, dove molto è andato in fumo e le risorse sono poche.
La realtà propone paesi come il Giappone che hanno necessariamente fatto della difesa antisismica un fiore all’occhiello.
Il tutto è stato tuttavia permesso da un’economia forte e ricca che ha consentito di fare investimenti importanti e duraturi.
Se capita un sisma anche terribile, i danni e i morti ci sono, ma in misura assai meno rilevante di quanto accade in altri luoghi del pianeta.
La prevenzione è utile, salva la vita; ma è possibile solo dove ci sono consapevolezza, cultura e, soprattutto, denari da spendere.
In troppi paesi non ci sono condizioni analoghe e tutto diventa più difficile.
Ed è qui che devono agire i programmi internazionali e i supporti delle Nazioni Unite, come sostegno e come stimolo, affinchè si faccia comunque qualcosa.
Ogni intervento in più conduce a salvare delle vite e a limitare tragedie: val la pena di pensarci e di agire.
Sergio Tazzer, il ligure