Campagna di Save the Children per salvare i bambini dei paesi poveri

I ci fanno spesso tenerezza.
Anche noi lo siamo stati e i ricordi contano.
Li vezzeggiamo e loro corrono, giocano, provano il gusto strano e contraddittorio della vita.
Ma altrove, dove il benessere non c’è e manca quasi tutto quello che noi consideriamo normale?
Altrove, nei paresi poveri e tra i diseredati sparsi ovunque sul pianeta, accade che ogni tre secondi muoia un bambino con meno di cinque anni.
Si tratta di nove milioni di all’anno, di cui due decedono il giorno stesso della loro nascita.
A noi pare impossibile.
Eppure è così, malattie dalle quali siamo ampiamente difesi, in molti luoghi sono letali.
Il dramma si consuma e le coscienze gemono.

, una delle tante, meritevoli associazioni che permettono di ovviare, almeno in parte, al buco nero delle politiche mondiali, ha lanciato una nuova campagna, intitolata , per la raccolta di fondi utili.
Lo slogan prescelto indica che ogni tre secondi certo un bambino muore ma che un tempo analogo basta per salvarne un altro, tramite soli due euro inviati tramite .
Tutto perfino troppo semplice sembra, ma è così.
Non ci vorrebbe molto per migliorare il mondo, basterebbe quel briciolo di solidarietà in più che passa anche attraverso le adozioni a distanza e il contributo dato alle varie associazioni che si occupano di soccorrere i più deboli.
Non su tratta di ridursi in bolletta, ma di avvertire invece il senso vero della dignità e della partecipazione umana.

Mi chiedo però se dati come questi giungono alle orecchie dei grandi leader mondiali, se entrano a far parte delle .
Non ne varrebbe forse la pena; non lo affermeremmo se si trattasse dei figli nostri, destinati alla morte anziché alla vita?
Eppure si parla d’altro.
Chi soffre e sparisce perde spesso anche il suo nome: i lontani si beano di sciocchezze, i vicini stentano pure loro a sopravvivere.

Sergio Tazzer, il ligure

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