Draghi suona il campanello sulle pensioni
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Draghi suona il campanello sulle pensioni
Si torna a parlare di pensioni.
Per aumentarle?
Non illudetevi, io gioco c’è il periodo necessario per maturare il diritto di riceverle.
C’è sempre qualcuno che, a motivo di conti economici e evoluzione generazionali, vorrebbe dilatarlo.
E qualche altro potrebbe sempre dire: meglio tardi che mai.
E poi, tra i giovani, in pensione chi ci arriva e come, con tutta questa giungla di lavori in nero e di contratti a termine, sottostimati e sottopagati?
La palla in campo questa volta l’ha comunque gettata in campo Draghi, il Governatore della Banca d’Italia.
Non è la prima volta che lo fa ed è evidente che il tema gli sta a cuore.
Reggeranno nel prossimo futuro i conti pensionistici?
L’aspettativa di vita tende a crescere: non vogliamo tenerne conto?
Ovviamente le condizioni lavorative per i “vecchietti” che resteranno dovranno essere migliorate ma il messaggio è chiaro: come recita un famoso spot, l’età non conta, o meglio conta soprattutto per proseguire ad essere attivi e produttivi.
Il ministro del Lavoro Sacconi ritiene che le riforme già avviate nel tempo siano sufficienti.
I presidenti di Inps e Inpdap, Mastropasqua e Crescimbeni affermano che il nostro sistema pensionistico, così com’è, per il momento tiene.
La Confindustria si schiera con Draghi, mentre Epifani della Cgil indica come il tema vada inserito e trattato in un contesto più ampio.
Certo: di pensioni non si può parlare solo come un fatto a sé, avulso dal resto della “carriera” personale.
Occorre ripensare tutti i diversi percorsi lavorativi e il come si arriva alla famosa soglia.
Non si può fare di tutta l’erba un fascio.
Un sistema corretto deve infatti puntare non solo alla sostenibilità economica ma anche a quella sociale e umana.
Ci vuole insomma il coraggio di un pensiero più ampio e profondo: le forbici, da sole, risolvono poco.
Sergio Tazzer, il ligure