Da Draghi, a Tremonti ai metalmeccanici, gli acciacchi della povera Italia

Le a microfono acceso e gli appelli di proseguono, segno che la preoccupazione per la crisi dalle parti della Banca d’Italia non manca.
Due i macigni citati che si pongono innanzi a ogni segnale di ripresa: la crescente a rischio di divenire fuori controllo e il nostro spaventoso debito pubblico, guardato con perplessità e con giudizio critico anche dalle stesse istituzioni europee.
I dubbi arrivano anche a toccare il famoso .
ritiene che possa promuovere ulteriormente l’endemica contributiva.
Difficile dargli torto, anche se ci prova e cita altre, analoghe, esperienze europee e mondiali.
L’Italia sappiamo però come funziona e i dati provenienti dal fisco parlano, ad ogni buon conto, di un anno buio.
E’ la crisi, si dice, ma dietro c’è pure dell’altro e un nugolo di informazioni già diffuse giungono a confermarlo.
In troppi non pagano nemmeno lontanamente il dovuto e la casse è logico che piangano e si lamentino come non mai.

va comunque avanti con la sua idea di .
Lo Stato ne sarà socio promotore e anche le Poste potranno avere un ruolo, sebbene non ancora chiarito e definito.
L’esempio cui si guarda è il francese Credit Agricole.
Si pensa cioè a una sorta di unione di casse in un unico soggetto che, a piano regime, diverrà del tutto indipendente dalla mano pubblica,
Se quest’ultima non si approprierà prima del malloppo o non detterà condizionamenti di tutti i tipi, come è sempre accaduto con il Meridione fino a oggi, potrebbe anche trattarsi di una buona idea.
Chiarire e vigilare: questo dovrebbe essere l’imperativo.

Intanto i sindacati continuano a dividersi.
Per la vertenza dei si è firmato un che esclude la componente di gran lunga più forte e numerosa, la FIOM e non si vuole ascoltare il parere dei lavoratori: è ragionevole?
Sarebbe meglio tornassero un poco più di saggezza e di responsabilità comuni: certe situazioni potrebbero diventare esplosive e non giova proprio a nessuno.

Sergio Tazzer, il ligure

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