Stato e mafia: crescono le prove della trattativa
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Le prove di una trattativa che sarebbe avvenuta tra Stato e mafia nel periodo in cui vennero uccisi Falcone e Borsellino, si fanno sempre più convincenti.
L’avvocato di Massimo Ciancimino ha consegnato ieri alla Procura di Palermo il famoso elenco in dodici punti.
Esso conterebbe le richieste dei corleonesi alle istituzioni per porre fine alla sanguinosa stagione delle stragi.
Al centro della trattativa ci sarebbe stato Vito Ciancimino, già sindaco del capoluogo siciliano, politico potente e ben introdotto, condannato per mafia e morto nel 2002.
Uno dei canali di relazione avrebbe visto come protagonista il comandante dei Ros Mario Mori.
Si parla anche di una copia del documento in questione che gli sarebbe pervenuta a cura dello stesso Ciancimino da girare pio ai “politici”.
Il quadro a mano a mano si compone, grazie anche alle testimonianze dello stesso Massimo Ciancimino e di Claudio Martelli alla trasmissione “Annozero” della scorsa settimana.
Ormai è abbastanza confermato quanto si sospettava, ma avremmo preferito non dover riconoscere.
Un tentativo di trattativa c’è stato e ad alti livelli.
I provvedimenti duri contro i mafiosi vennero frenati, per poi riprendere corso, allorchè i tentativi d’intesa fallirono.
I corleonesi, sembrerebbe,chiedevano troppo.
Borsellino, anche questo è emerso, probabilmente sapeva, si è forse messo di mezzo ed è stato ammazzato.
Dovrà chiarirlo la Procura di Caltanissetta che sta procedendo nelle indagine.
Nel clima torbido vissuto tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta del secolo scorso, la lotta alla mafia viveva degli alti e bassi, accelerazioni e stop improvvisi.
Le contiguità non mancavano anche se venivano negate.
I sospetti balenavano, mentre magistrati e forze dell’ordine pagavano con la morte il loro impegno, coraggioso e onesto.
Ora il panorama sottostante comincia a svelarsi e si tratta di inchieste giudiziarie e non di semplici indagini giornalistiche.
La verità che emerge sconforta, ma è meglio sapere che continuare a procedere a tentoni con le bende sugli occhi.
Sergio Tazzer, il ligure