Politica e mafia: troppe contiguità
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Molti non si stupiscono se si testimonia che ai tempi delle stragi di Falcone e Borsellino, proprio nel breve tempo intercorso tra i due eccidi. si sarebbe verificata una trattativa tra Stato e organizzazione mafiosa.
Alcuni lottano e muoiono, altre cedono in una ambiguità che spiega numerosi passaggi oscuri.
Perché si sia pensato a un possibile ponte, occorre che un intero passato ne abbia favorito l’emergere.
Di patti taciti e prossimità tra Stato e malavita si hanno testimonianze che si perdono nel tempo.
Nemmeno la dittatura fascista, con i suoi sforzi di accentramento, riuscì a domare la bestia.
Gli americani trattarono, è risaputo, con Cosa Nostra, per garantire un buon esito dello sbarco in Sicilia, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.
Al termine della guerra i mafiosi furono lasciati fare, nell’ostacolo che ponevano a una possibile rivolta contadina contro i latifondisti parassiti e a una penetrazione nell’isola dell’ideologia comunista.
Dopo di che vennero gli affari e le reciproche convenienze a far sì che politica e mafia convivessero e spesso si scambiassero favori, non solo in Sicilia.
Anche la camorra e la n’drangheta impararono la lezione, maturata appieno negli anni Ottanta dello scorso secolo.
Qualcuno di certo ricorderà il sacco seguito alla distribuzione dei fondi per il terremoto dell’Irpinia, nei risvolti che interessarono soprattutto Napoli.
Quante volte ci si è stupiti intorno a improvvisi travasi di voti da un partito all’altro!
Quando poi parliamo di Vito Ciancimino, dobbiamo ricordarne la lunga permanenza nelle stanze del potere politico siciliano e l’esperienza ripetuta di sindaco del capoluogo.
I sospetti, quindi, non si riferiscono a un ormai lontano passato, ma giungono fino a noi, a tante contiguità rimaste in piedi e che prosperano tutt’ora, sotto altre spoglie.
Anzi: l’infezione è uscita dai soliti santuari per espandersi in altri vasti territori del paese, come dimostra il richiesto commissariamento per infiltrazione mafiosa del Comune di Fondi, nel Lazio.
A fronte di questo sfacelo, che parte da un’idea malata di convivenza forzosa, stanno i tanti, i troppi che nella stessa politica, nella magistratura e tra le forze del’ordine, hanno invece pagato con la vita una lotta sincera, strenua e senza scappatoie contro le organizzazioni criminali.
Dobbiamo loro la permanenza di un’idea di Stato, a fronte del baratro assoluto.
Sergio Tazzer, il ligure