Onore alla figura di Giuliano Vassalli
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Giuliano Vassalli è dipartito senza clamore, nessuna fanfara al seguito e assenti pure quelle cortine di applausi, spesso privi di senso e di rispetto, che ormai pullulano intorno a molteplici funerali a onore non richiesto di chicchessia.
Era un padre nobile della nostra democrazia, per cui aveva lottato pagando di persona, con l’esempio , coi i fatti, sulla pelle e nel cuore.
Entrato nella Resistenza dopo l’8 settembre 1943, fece ben presto parte della Giunta militare centrale del CNR.
Contribuì, con un’azione memorabile, a liberale Giuseppe Saragat e Sandro Pertini, futuri presidente della Repubblica.
Preso, subì il carcere e le torture fino alla definitiva liberazione.
Dopo il 45’ iniziò la sua carriera di giurista e di insegnante universitario presso diverse sedi.
Si impegnò, con vari ruoli, in politica, da vero socialista, aperto al nuovo, ma serio e onesto, sempre in linea con il dettato costituzionale.
Fu deputato e senatore, capogruppo, ministro di Grazia e Giustizia, candidato non eletto alla presidenza della Repubblica.
Venne comunque posto a guida della Corte Costituzionale, compito di grande responsabilità e prestigio che ricoprì con la solita capacità e rettitudine.
Ci ha ora lasciato alla veneranda età di novantaquattro anni.
In ultimo era rammaricato dalle voci che volevano equiparare l’esperienza resistenziale a quella dei fascisti di Salò.
Non ci stava: conosceva la storia per averla fatta e nessuno poteva imbrogliarlo.
Soffriva perché è facile tradire la verità, quando in giro l’ignoranza impera e la politica impazzisce.
Con lui contiamo la scomparsa di un altro insigne membro di quella generazione che seppe rifare l’Italia e renderla libera anche a beneficio nostro.
Gli dobbiamo essere grati e assumere l’impegno di difendere quel che è nato da una lotta ormai lontana, ma ancora importante per il patrimonio cui ha dato origine.
Quanto bisogno ci sarebbe oggi di persone così, poste all’incontro tra il coraggio, la solidarietà, la cultura, il rispetto e l’autentica fede democratica.
Sergio Tazzer, il ligure