Partiti in cerca di autore
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Il Partito Democratico chiama domani al varco gli elettori per darsi un’identità forte e condivisa.
Il passaggio delle primarie ha un valore intrinseco che va rispettato e condiviso, in quanto permette di scegliere i leader e non di subirli.
Nei fatti non ci sono previsioni attendibile su chi parteciperà né si può essere sicuri di chi vincerà.
I precedenti passaggi tra gli iscritti hanno dato un vantaggio cospicuo a Bersani, ma Franceschini e Marino non sono stati a guardare né hanno gettato la spugna.
Ciascuno porta nel partito idee e sfumature diverse che dovranno comunque armonizzarsi, s non si vorrà proseguire in un caotico affermarsi e negarsi da un giorno all’altro.
E’ già molto, a mio avviso, che le candidature non abbiano ripercorso le divisioni tra le componenti d’origine.
Se il PD saprà finalmente darsi un programma unitario e forte, tutto il panorama politico trarrà giovamento.
E’ di chiarezza che c’è soprattutto bisogno, oggi più che mai, e di forze fresche in grado di lasciare alle spalle le ambizioni di potere, le cadute e le incertezze permanenti, a vantaggio di una scelta ferma, in grado di essere percepita al pari dei tempi duri in cui viviamo.
Si dica se si sta ancora legati al liberismo folle, solo per migliorarlo un poco o se si ‘ in cerca di altri e più provvidi orizzonti.
Si dica che Italia si vuole e come realizzarla.
Sull’altro versante proseguono le polemiche.
Anche il PDL è in cerca di autore, perché Berlusconi da solo non basta più.
Il cosiddetto partito di plastica non funziona, lo dimostra il confronto sull’Irap.
La realtà chiede spazi alla demagogia e il continuo scontrarsi e mediare per non deflagrare non promettono bene.
La Lega agisce all’esterno ed essendo granitica, condiziona.
Altrove si stenta più di quanto non si dica e su cosa debba essere la nuova formazione politica ci sono idee diverse, per esempio tra il premier e Fini.
Il momento difficile chiederebbe sostanza, coesione, chiarezza.
Dagli ulteriori passaggi vedremo se emergeranno identità più definite e programmi degni di non rimanere solo sulla sterile carta.
La politica non è la servetta dei sondaggi e delle elezioni, prossime e venture: dive saper capire e risolvere, altrimenti risulta un peso morto.
Sergio Tazzer, il ligure