Karadzic: un criminale alla sbarra
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Forse, nella memoria di molti è già smarrita, ma la guerra nella ex Yugoslavia è stata uno dei passaggi storici su cui conviene spesso tornare per non ripercorrere gli stessi, nefandi errori.
Il cruento conflitto, accompagnato da integralismi etnici e religiosi lordati da un fanatismo becero e violento ha avuto i suoi orridi protagonisti.
Radovan Karadzic ne fa parte e ora è alla sbarra in quel dell’Aia, il tribunale internazionale che deve indagare e punire i reati commessi durante quell’orrido coacervo di guerre e violenze di ogni tipo.
Crimini contro l’umanità, genocidio: questi i capi di accusa.
Ma l’orco non si presenta, manda a rotoli le udienze, come è successo per due giorni consecutivi.
Tutto è stato rimandato al prossimo lunedì e stavolta gli verrà dato un avvocato d’ufficio e il processo potrà procedere con o senza di lui.
Di chi stiamo parlando?
Karadziuc era il leader riconosciuto dei serbi di Bosnia, comandante supremo e indiscusso vocato a condurre a termine uno totale pulizia etnica.
Nulla doveva rimanere, sul territorio, dei croati e dei bosniaci di fede mussulmana.
Le stragi, tra il 92’ e il 95’ erano all’ordine del giorno, la pressione militare ossessiva, la ricerca dello sterminio un programma concreto e ripetuto più volte.
Il simbolo nefasto di quel periodo è il massacro compiuto a Srebrenica.
In allora esistevano già in Bosnia forze internazionali deputate a dividere i contendenti e a favorire l’avvio di un processo di pace.
Ebbene, vennero costrette a fuggire via, perche in quelle sventurata cittadina doveva materializzarsi il demonio.
La furia delle belve fu senza freni e ben ottomila vittime inermi restarono sul campo.
Non è genocidio, questo?
Ora Karadzic deve risponderne.
Fu lui a ordinarlo, come tutte le altre azioni compiuti dalle milizie serbo bosniache.
Ci sono intercettazioni che permettono di capire come l’uomo si muoveva e cosa pensava: basterebbero da sole a condannarlo.
No, non bisogna dimenticare: l’uomo deve riflettere sul pericolo che proviene dal dare il bastone del comando ai peggiori.
Sergio Tazzer, il ligure