Politica Estera
Scritto Martedì 24 Novembre 2009 da desantis
Continue sono le sfide che il Presedente degli Stati Uniti d’America deve affrontare in senato affinché la riforma sulla sanità venga portata a termine. Proprio ieri un altro ostacolo in senato è stato superato, ma ci sono contrarietà anche tra gli stessi democratici di Obama.
Bisogna tener conto che nessun repubblicano vota in favore delle mozioni che vengono portate al senato a riguardo e che una parte dei democratici conservatori, il cui voto è determinante, hanno delle riserve sulla riforma. Sabato scorso un importante passo avanti è stato fatto poiché i democratici in senato hanno raccolto i 60 voti necessari per aprire il dibattito di base sul piano, che potrebbe introdurre i più grossi cambiamenti degli ultimi 40 anni nel sistema sanitario da 2,5 migliaia di miliardi di dollari, che rappresenta il primo punto nell’agenda di Obama di politica interna. Il senatore Ben Nelson, democratico conservatore però dichiara:<< Se ci saranno una serie di temi che resteranno come sono ora, non voterò per far decollare il piano>> questo perché Nelson sostiene che la riforma sanitaria può essere valida solo verranno apportati grossi cambiamenti. Il senatore indipendente Joseph Lieberman, quasi sempre alleato dei democratici afferma:<<Penso che nessuno creda che questa legge …passi” così come è scritta, ha detto Lieberman al programma tv di Nbc “Meet the Press”>>.Il dibattito verrà discusso il 30 novembre prossimo e si prevede che duri almeno tre settimane e per Obama sarà ancora una dura lotta.
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Tag:ben nelson, joseph Lieberman, Obama, riforma sanitaria, senato americano
Scritto Sabato 21 Novembre 2009 da desantis
Prima visita di Obama come Presidente USA in Cina e già si parla di nuove strategie di alleanze da parte degli Stati Uniti che prediligono Pechino agli alleati storici , in primo luogo l’Europa.
Alcuni dei piu’ autorevoli opinionisti americani hanno definito il viaggio di Obama ”una nuova era nelle relazioni con la Cina”. Obama e Hu Jintao hanno parlato sulla cooperazione tra i due paesi su una serie di questioni come il clima, il commercio, ma anche Corea del Nord, Iran.
Obama parla di diritti umani, di liberta’ come valori universali e invita Pechino a riprendere i colloqui con il Dalai Lama ma al tempo stesso riconosce la sovranita’ della Cina sul Tibet e Taiwan. Un risultato di rilevante spessore e significato per le autorita’ cinesi.
Durante l’incontro si sono delineate anche profonde differenze che caratterizzano i due paesi, ma Hu Jintao ha dichiarato che e’ ”normale che ci siano. Importante e’ il rispetto reciproco e la volonta’ di risolvere le difficolta”.
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Tag:alleanze, carry trade, Cina, Hu Jintao, Obama, USA
Scritto Giovedì 19 Novembre 2009 da desantis
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Tag:fame nel mondo, Gheddafi, summit fao
Scritto Lunedì 16 Novembre 2009 da desantis
Le motivazioni rinnovate dal nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini riguardo la presenza dei soldati italiani in Afghanistan e il nostro impegno su quella terra che sta diventando maledetta, possono far riflettere ma non saranno mai fino in fondo convincenti poichè riguardano una “guerra” e con questo termine la storia ci ha insegnato molto.
Le persone comuni non hanno né tempo, a volte nemmeno voglia, né in molti casi, hanno ben chiaro lo schieramento politico italiano a riguardo. Tre sono i punti fondamentali sui quali Franco Frattini chiarisce la nostra posizione:
-bisogna difendere la nostra sicurezza nazionale e comunque occidentale, di fronte ad un terrorismo globale. L’Afghanistan resta il principale incubatore della rete terroristica che fa capo ad Al Qaeda .
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Tag:invio soldati, missione in Afghanistan, Politica Estera
Scritto Mercoledì 28 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Nucleare iraniano? Il controverso progetto è in mano a complesse trattative.
Teheran accetta sostanzialmente il piano stabilito dall’Aiea e dai cinque + 1.
E’ disponibile a far arricchire altrove e in misura controllata il proprio uranio, prevedibilmente in Francia e in Russia.
Chiede però sostanziali cambiamenti, per giungere a un’intesa, e non è ancora chiaro cosa riguardino.
Di fatto è complicato far accettare a chi governa l’Iran una diminuzione sostanziale di sovranità sulle proprie scelte energetiche.
Lo ha anche spiegato Ahmadinejad, riferendosi a Israele che può invece disporre dell’arma nucleare, senza subire i controlli che si vorrebbero far accettare al regime degli ayatollah per lo sviluppo di un’attività volta invece al settore civile.
La polemica rimane aperta è ha un suo motivo di fondo.
E’ chiaro che Teheran gioca le sue carte ed è dubbio voglia davvero uno sviluppo atomico del tutto privo di sbocchi militari.
Sullo sfondo vi è pero una realtà più complessa.
Gli equilibri strategici sono di per sé mutevoli e ciascun paese può provare a muoverli nelle proprie direzioni.
Il poter disporre di armi sofisticate e solutive permette di svolgere ruoli assai più attivi e di proporsi con maggior vigore e sicurezza sugli scenari internazionali.
L’indebolimento dell’Irak, il caos afghano, la forte presenza militare degli Stati Uniti nella regione sono altrettanti motivi che spingono gli iraniani a voler accrescere, al tempo stesso, la propria posizione e il proprio deterrente.
Né sfugge il fatto che Teheran voglia presentarsi sullo scacchiere mediorientale come la sola potenza in grado di minacciare Israele e di difendere la causa palestinese.
Si tratta di un gioco complesso che punta a sfruttare le debolezze dell’asseto attuale per ottenere spazi di influenza e di prestigio.
La risposta non può quindi limitarsi a un singolo settore, seppur importante, ma deve considerare l’integrità del problemi politici sul tavolo.
E qui torna a riproporsi la necessità di una strategia più ampia che punti ad affrontare le questioni e i dissidi di fondo, senza cedere alla demagogia e alle bizze del difficile interlocutore.
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Tag:AIEA, deterrente, equlibri strategici, influenza, Iran, nucleare, piano, prestigio, realtà complessa, sostanziali cambiamenti, strategia più ampia
Scritto Mercoledì 28 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Forse, nella memoria di molti è già smarrita, ma la guerra nella ex Yugoslavia è stata uno dei passaggi storici su cui conviene spesso tornare per non ripercorrere gli stessi, nefandi errori.
Il cruento conflitto, accompagnato da integralismi etnici e religiosi lordati da un fanatismo becero e violento ha avuto i suoi orridi protagonisti.
Radovan Karadzic ne fa parte e ora è alla sbarra in quel dell’Aia, il tribunale internazionale che deve indagare e punire i reati commessi durante quell’orrido coacervo di guerre e violenze di ogni tipo.
Crimini contro l’umanità, genocidio: questi i capi di accusa.
Ma l’orco non si presenta, manda a rotoli le udienze, come è successo per due giorni consecutivi.
Tutto è stato rimandato al prossimo lunedì e stavolta gli verrà dato un avvocato d’ufficio e il processo potrà procedere con o senza di lui.
Di chi stiamo parlando?
Karadziuc era il leader riconosciuto dei serbi di Bosnia, comandante supremo e indiscusso vocato a condurre a termine uno totale pulizia etnica.
Nulla doveva rimanere, sul territorio, dei croati e dei bosniaci di fede mussulmana.
Le stragi, tra il 92’ e il 95’ erano all’ordine del giorno, la pressione militare ossessiva, la ricerca dello sterminio un programma concreto e ripetuto più volte.
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Tag:Bosnia, crimini, genocidio, integralismi, Karadzic, Srebrenica, Stragi, Yogoslavia
Scritto Sabato 24 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Incerti su tutto fuorchè su quel che dona il potere.
Innamorati di se stessi ed elevati un palmo sopra la cosiddetta “gente”.
Troppo leader del mondo e anche nella nostra democratica Europa hanno magari poche e stanche idee, ma ambizioni del tutto fuori misura.
Si tratti di Berlusconi e di Sarkozy, ma anche di Gordon Brown o Zapatero e dei rispettivi entourage, la presenza va oltre la sostanza e la crisi ha svergognato tutti.
Perfino la Merkel, nella morigerata Germania, dà vita a un esecutivo con i liberali che promette, ma guarda un poco, una ricetta del tutto nuova: la mitica riduzione delle tasse.
Peccato che presso Berlino navighi un deficit poco invidiabile.
A nessuno viene in mente qualche proposta un poco più avanzata.
Il solo Obama lotta come un leone per una normalissima e civilissima riforma sanitaria che gli sta costando sangue a fiumi.
Per lo meno ci prova.
I governi non vogliono interlocutori, concertano poco, assaltano soltanto i media, per usarli o per deprecarli a seconda dei bisogni e delle emergenze.
Da noi abbiamo i maestri, ma altrove si trovano incredibili copisti.
Non è un caso se la libertà di stampa segna passi indietro un poco dappertutto.
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Tag:Crisi, Europa, fumo, interessi, leader, poca sostanza, potere, regole, stanche idee, visioni coraggiose
Scritto Venerdì 23 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Povera Francia repubblica delle banane.
Dove l’ha cacciata il fotogenico e atletico presidente Nicolas Sarkozy!
Per una volta possiamo consolarci: non siamo solo noi a far ridere e scandalizzare l’intera Europa.
Tutto il mondo è paese, qualcuno potrebbe dire.
Non è vero.
I transalpini reagiscono, protestano e alla fine l’hanno vinta.
Se decidono che qualcosa non va, cambiano e non guardano in faccia ad alcuna appartenenza né costruiscono veri e propri idoli come facciamo noi.
Jean Sarkozy, il figlio proiettato senza alcun merito verso il vertice dell’Epad, l’istituto che amministra “La Defense” il centro finanziario e affaristico di Parigi, ha compiuto la grande rinuncia.
Non desidera una “vittoria macchiata”, condita da un grave “sospetto di favoritismo” ma parla anche di una campagna di disinformazione che l’avrebbe colpito alle spalle.
Povero cocco: come sono patetici e improbabili i figli dei potenti.
A poco più di vent’anni e senza neppure una laurea per quale ragione sarebbe mai stato innalzato a una carica di grande prestigio e provvida per ogni possibile intrallazzo?
Per meriti che nessuno conosce.
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Tag:anticorpi, Epad, favoritismo, Francia, nepotismo, opinione pubblica, repubblica delle banane, Sarkozy, sondaggi
Scritto Venerdì 23 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Parla agli economisti, il presidente della Banca d’Italia Draghi e torna a gettare acqua gelata sui facili e interessati entusiasmi di chi vorrebbe la crisi già dietro la porta.
All’orizzonte si stagliano nuovi problemi che non sarà agevole affrontare.
Si presenta infatti la necessità di uscire prima o poi dalla logica degli interventi eccezionali che pure sono stati utili e lo saranno ancora, ma gettano un’ombra sulla tenuta finanziaria dei vari paesi.
I deficit statali, quasi ovunque cresciuti fuori misura, sono una bamba a orologeria che va compresa e disinnescata.
E in Italia non stiamo certo bene, con un debito pubblico salito a vette insostenibili.
Rientrare significa comunque tagliare di qua o di là in un momento complicato, con l’economia fragile e il contesto sociale indebolito dagli esiti della crisi.
La stessa crescita potrebbe risultare compromessa, a causa del permanere degli effetti del crollo appena parzialmente superato.
La disoccupazione, in questo senso, è una mina vagante e occorrono provvedimenti efficaci per limitarla.
Per di più l’universo finanziario ha bisogno di ulteriori regole per non cedere di nuovo ai maniaci dell’azzardo, privi di responsabilità e di una morale positiva.
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Tag:concertazione, consapevolezza, deficit, disoccupazione, Draghi, effetti del crollo, interventi eccezionali, nuovi problemi, regole, tenuta finanziaria
Scritto Giovedì 22 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Somalia: quanto sta constando il nuovo conflitto che l’infiamma, dopo che da decenni di pace vera non si è mai potuto parlare?
Diciannovemila vittime civili non sono di certo poche.
Quel che poi impressiona sono coloro che hanno dovuto lasciare casa e affetti per non cadere vittime delle continue violenze e distruzioni.
Parliamo di oltre un milione e mezzo di profughi.
A voi valutare di quale emergenza si tratti.
Questo provoca il costante disordine in cui vive il paese: un disastro umanitario perfino difficile da immaginare e descrivere.
L’integralismo tuttavia non dà tregua ed eccoci a raccontare una nuova, grave strage.
Il presidente provvisorio della Somalia, Sharif Ahmed, stava partendo in aereo per un viaggio di lavoro in Uganda.
I ribelli, raggiunto l’aeroporto, hanno cominciato a tirare granate contro il veivolo, senza riuscire tuttavia a ferire l’importante personaggio, obiettivo dell’azione.
La forza di pace dell’Unione Africana, che dovrebbe garantire l’ordine e lo fa come può, ha reagito, usando l’artiglieria pesante.
Gli scontri che sono seguiti hanno portato il parapiglia tra i civili e almeno trenta persone ci hanno rimesso la vita.
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Tag:Al Qaida, caos permanente, emergenza, nuova strage, presidente provvisorio, profughi, ribelli, scontri, Somalia. morti, traffici