Rimborsi elettorali, Di Pietro indagato. Lui si difende: “solita storia”

Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro

Il leader dell', Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro indagato per i seguiti alle elezioni europee del 2004. L’accusa rivolta dai magistrati della procura di Roma è di truffa. Ma il leader dell’Italia dei valori tuona: “è sempre la solita storia, trita e ritrita, su cui già molte altre volte le procure della Repubblica si sono espresse, archiviando il caso. Quella di Roma non poteva non procedere, anche stavolta, a seguito del solito esposto”.

A tirare in ballo l’ex magistrato di Mani pulite, infatti, è stato , candidato sei anni fa alle elezioni europee in una lista collegata a Di Pietro, che ha presentato una denuncia contro Di Pietro per aver truffato sui . Secondo le accuse del giornalista e saggista, l’associazione privata “Italia dei valori”, costituita dallo stesso Di Pietro insieme ad altre persone, avrebbe incassato i fondi elettorali al posto dell’omonimo movimento politico. L’operazione sarebbe stata messa in atto, sempre stando alla testimonianza di Veltri, attraverso una serie di false autocertificazioni.

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Italia dei valori, al via il primo congresso nazionale

congresso IdvL’ dei Valori alla prova del congresso. Quello che si è aperto oggi a Roma è, infatti, il primo convegno nazionale del partito di .

Lo slogan che accompagnerà la fino alla chiusura di domenica dice “L’alternativa per una nuova ”. In effetti il gruppo dell’ex magistrato di Milano è in forte ascesa tra i sondaggi pre elettorali, nonostante le ultime legate ad un presunto coinvolgimento del leader Idv con la Cia ai tempi di mani pulite. Accuse che per la verità appaiono piuttosto flebili e basate su assunti un po’ strampalati.

I 3.607 delegati discuteranno in modo particolare di giustizia e legalità, da sempre i temi più cari all’Idv. L’intervento di Di Pietro è atteso per doamni, quando il congresso entrera’ nel vivo. In platea ad ascoltare l’ex pm ci sarà anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

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Nucleare e terrorismo: ecco le sfide aperte per Teheran

Toni duri e al lavoro.
L’attentato nel Belucistan che ha colpito e irritato il regime di Teheran non pregiudica i lavori apertisi a Vienna sul nucleare iraniano.
Il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica El Baradei ha sottolineato come i abbiano avuto un buon inizio e si stiano già approfondendo gli aspetti tecnici in questione.
Il clima sarebbe abbastanza costruttivo e si aspettano oggi ulteriori sviluppi.
Rimangono le dichiarazioni di Ahmadinejad e soci intorno al loro voler procedere a tutti i costi nel già avviato programma di arricchimento dell’uranio.

Tutt’altra atmosfera invece spira intorno alle polemiche sull’attentato, di cui sarebbe responsabile il gruppo sunnita Jundullah.
Restano le accuse della Repubblica islamica agli occidentali.
Si insiste sul fatto che dietro i ribelli ci sarebbero i servizi segreti di Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Il capo dei Pasdaran, Ali Jafari minaccia addirittura e ritorsioni, anche se è difficile capire se la sua sia demagogia, rabbia che deve ancora sbollire o autentica volontà operativa.
A Teheran si esagera spesso e volentieri, anche in ragione del clima di isolamento e accerchiamento che le autorità locali avvertono a livello internazionale.
La sola Russia sembra insistere nel curare rapporti amichevoli e si è detta pronta a collaborare contro ogni tipo di terrorismo.

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Cosa bolle in pentola alle procure che Berlusconi accusa?

Come mai il premier riapre il fuoco contro le cosiddette nemiche?
Perché cita le nuove inchieste sulle stragi mafiose, come un tentativo di riesumare il passato per colpirlo alle spalle.
Le indagini non sono nate a caso e interessano gli uffici giudiziari di Milano, Firenze, Caltanissetta e Palermo.
Si tratta di un fronte molto largo così come era ampio quello aperto dalla mafia con le uccisione di Falcone, Borsellino e delle relative scorte e tramite gli attentati a diversi edifici artistici e pubblici.
Il quadro che sta emergendo propone ricostruzioni molto interessanti.
Nuovi testimoni come il pentito Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino, figlio dell’èx sindaco di Palermo colluso con Cosa Nostra, recano notizie tali da far sobbalzare numerose poltrone.
Parlano di una sorta di intervenuta tra lo Stato e la mafia, condotta tramite personaggi dei che si sarebbero incontrati e accordati con i boss.
Inducono il dubbio che lo stragismo sia stato messo in campo anche per screditare il sistema politico di allora e indurre nuove soluzioni più favorevoli.
E proprio qui comparirebbe il sostegno dato ai passi iniziali di Forza Italia.

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Le nuove frontiere del terrorismo in Afghanistan e a Gaza

Le nuove frontiere del terrorismo in Afghanistan e a

No, nemmeno Kabul è al sicuro.
Giunge puntuale un nuovo attentato che stamattina ha interessato la zona della città dove sono presenti le ambasciate di e Stati Uniti.
Il solito, purtroppo così dobbiamo dire, kamikaze si è fatto esplodere, causando almeno due vittime e una sessantina di feriti.
Contro certe “armi” non vi è molto da fare, se non difficili controlli preventivi.
La dove? Come? Quando?
La guerra asimmetrica tra forze NATO e talebani ha anche questi risvolti decisamente orridi.
Qui però si dimostra tutta la difficoltà a governare un territorio dove mille sono le insidie che ogni giorno si palesano.
I potere dei ribelli consiste nel poter agire quasi indisturbati in parte consistente dell’Afghanistan.
Batterli sul piano militare e difficile e serve a poco, perché mai accetteranno di confrontarsi un una vera e propria battaglia campale.
Sfuggono, si svicolano e tornano ad agire con il terrore, a monito degli occidentali e della stessa popolazione, sempre e comunque martoriata.

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Grave scontro diplomatico tra Iran e Regno Unito

Che gli prende alla dirigenza politica e religiosa iraniana?
Dopo le accuse ai governi occidentali, accusati di aver fomentato le manifestazioni dei giorni scorsi, ora vengono i fatti, duri e sconcertanti.
Ancora una volta viene colpita la .
Otto suoi diplomatici iraniani sono stati arrestati.
Il governo di sua maestà ha definito l’accaduto una intimidazione inaccettabile ed è difficile dargli torto.
L’Unione Europea, nel suo complesso potrebbe studiare una risposta altrettanto marcata.
Nella sostanza lì episodio conferma le difficoltà del regime, isolato e costretto ad alzare la posta per galvanizzare i propri sostenitori interni.

Ali Khamenei, massima guida spirituale, si fa per dire, prosegue nelle minacce, invitando Mussavi ad accettare i verdetti di legge se non vuole ottenere risultati ancora più amari.
Rincara poi la dose facendo capire che si deve stare attenti all’.

Per quel che si sa gli arresti sono saliti a oltre duemila e di molti sequestrati non si hanno più notizie.
Le manifestazioni si sono, al momento, diradate, ma il’opposizione popolare non sembra rinunciare a voler far sentire la propria voce.
Anche tra i religiosi si intravede la solita spaccatura.
L’ayatollah Rafsanjani prosegue nel chiedere un esame più approfondito del voto.
Non lo farebbe, se non esistesse un fronte che ne condivide il pensiero.
D’altra parte Mussavi sembra ancora libero.
Ciò significa che aldilà dai toni duri, il regime non ha ancora risolta la partita a suo vantaggio e che ovunque permangono perplessità.
Ahmadinejad resta sullo sfondo e lascia per lo più agire il suo padrino religioso.
Usa anche lui la carta delle accuse agli occidentali, per far girare l’idea che la rivolta sarebbe stata guidata da fuori.
Sono i soliti mezzucci e fanno, n realtà, capire l’imbarazzo di un politico che non aveva calcolato gli effetti della sua più che dubbia rielezione.

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L’Iran represso e isolato

Le notizie latitano e le piazze si incendiano.
E’ questo il quadro tipico delle repressioni.
I vertici religiosi e politici iraniani non si smentiscono.
Dopo aver derubricato il controllo degli esiti elettorali, confermandoli senza lascia spazio ad ulteriori verifiche, ora vogliono spegnere ogni ulteriore movimento di protesta.
Alì Khamenei ha parlato chiaro, chiedendo il rispetto delle legge e affermando che il e il Governo non potranno accettare ulteriori forzature.
Ieri l’ennesima manifestazione è stata funestata dai soliti nuclei di fanatici asserviti al regime che sono intervenuti ad affrontare la folla con bastoni a armi da fuoco.
Si sa che il è di nuovo scorso, ma il bilancio delle vittime e dei feriti non è affatto chiaro.
I soliti canali indiretti informano, lasciano capire, ma non possono approfondire le notizie.
Una è scesa sull’intero paese e a straparlare sono solo le testate giornalistiche favorevoli ad Ahmadinejad..

Si sa che sono stati compiuti numerosi arresti di attivisti, soprattutto giovani e per lo più se ne ignora la sorte.
C’è anche chi chiede la ferma e la reclusione di Mussavi, il principale oppositore, ma al memento il regime non ha ancora trovato il coraggio di provvedere.
Continuano invece le accuse ai paesi occidentali, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa, indicati come i veri ispiratori dei tentativi di rivolta.
Né manca l’ormai tradizionale monito rivolto ad Israele
E’ il solito patetico e puerile tentativo di spostare all’esterno la tensione.

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