Il potere e la repressione
Quanti sono i paesi in cui ogni differenza viene duramente repressa?
Nemmeno lo sappiamo, perché molti crimini avvengono all’insaputa di tutti, gelosamente celati agli occhi del mondo.
Le ricerche delle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti spesso si trovano di fronte a mura inattaccabili, a fonti inattingibili.
Altrove, dove sanno, possono pure urlare a squarciagola, ma ben pochi ascoltano.
I giochi degli interessi salvaguardano i potenti e i malfattori di ogni risma.
Si sa di minoranze oppresse e gli ultimi avvenimenti in Cina ci mostrano che può succedere a chi protesta e chiede maggiori autonomie e libertà.
Altre volte sono i dittatori e i regimi a opprimere senza tregua e abbiamo il nitido esempio della Cambogia a ricordarlo.
Più oscuro il panorama della Corea del Nord, da cui trapelano quasi solo missili.
Ora anche in Honduras si spara sulla folla come fosse un gioco.
Tante sono la armi a disposizione di chi vuol reprimere.
Si possono usare infiltrati nelle manifestazioni e cecchini ben appostati senza dare nell’occhio e l’Iran insegna.
Ci sono poi le azioni palesi e le mitragliate che non risparmiano nessuno.
In carcere si conosce la tortura, praticata in moltissimi paesi e abbiamo visto che anche le democrazie più patinate, Stati Uniti in testa, non la lesinano.
C’è quella fisica e quella, più sottile, psicologica che giunge a farti confessare anche quel che non hai fatto.
Abbiamo le reclusioni e le condanne esemplari, spesso con la morte come corollario terminale.
E infine si praticano a larghe mani l’esilio e il confino.
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