Il potere e la repressione

Quanti sono i paesi in cui ogni differenza viene duramente repressa?
Nemmeno lo sappiamo, perché molti crimini avvengono all’insaputa di tutti, gelosamente celati agli occhi del mondo.
Le ricerche delle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti spesso si trovano di fronte a mura inattaccabili, a fonti inattingibili.
Altrove, dove sanno, possono pure urlare a squarciagola, ma ben pochi ascoltano.
I giochi degli interessi salvaguardano i e i malfattori di ogni risma.

Si sa di e gli ultimi avvenimenti in Cina ci mostrano che può succedere a chi protesta e chiede maggiori autonomie e libertà.
Altre volte sono i e i regimi a opprimere senza tregua e abbiamo il nitido esempio della Cambogia a ricordarlo.
Più oscuro il panorama della Corea del Nord, da cui trapelano quasi solo missili.
Ora anche in Honduras si spara sulla folla come fosse un gioco.

Tante sono la a disposizione di chi vuol reprimere.
Si possono usare infiltrati nelle manifestazioni e ben appostati senza dare nell’occhio e l’Iran insegna.
Ci sono poi le azioni palesi e le mitragliate che non risparmiano nessuno.
In carcere si conosce la tortura, praticata in moltissimi paesi e abbiamo visto che anche le democrazie più patinate, Stati Uniti in testa, non la lesinano.
C’è quella fisica e quella, più sottile, psicologica che giunge a farti confessare anche quel che non hai fatto.
Abbiamo le reclusioni e le condanne esemplari, spesso con la morte come corollario terminale.
E infine si praticano a larghe mani l’esilio e il confino.

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Svolta nella lotta contro il narcotraffico messicano

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Il viaggio nell’America Latina di Obama inizia in con un nodo difficile da sciogliere.
Si tratta del narcotraffico che invade il paese vicino e trova il suo mercato d’eccellenza proprio negli Stati Uniti.
E’ una realtà che noi conosciamo poco eppure ci riguarda.
Sono infatti testimoniate forti relazioni tra i cartelli messicani e la n’drangheta, che avrebbe così lasciato il preferenziale ma ora pericoloso approdo della Colombia., per trovare nuove alleanze.
Il commercio della cocaina è enormemente lucroso su ambedue le sponde dell’Atlantico e gli appetiti criminali sono cresciuti a dismisura.

Il governo messicano ha spesso usato l’esercito per colpire i trafficanti, ma non è ancora riuscito a scalfirne il potere e il controllo territoriale sul nord della nazione.
come i Los Zetas imperversano, uccidendo magistrati, militari, poliziotti e intimidendo i cittadini.
Sono ben fornite, stipendiate e si muovono con agilità.
E’ una vera e propria guerra che è già costata vittime a grappoli e non sembra potersi risolvere mai.

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Troppe armi per troppe stragi

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Ieri l’ennesima strage ha riportato l’attenzione sui disagi che si vivono e macerano nella contemporaneità.
Il fatto si è svolto a Birngharnton a un centinaio di chilometri da New York.
Jenerly Voong è penetrato all’interno di un centro per l’assistenza degli immigrati e ha fatto fuoco, uccidendo almeno tredici persone e ferendone gravemente una ventina. Dopo di che si è suicidato.
L’uomo portava con sé un autentico arsenale, composto da un fucile d’assalto, due pistole e un coltello.
Poco si sa, come sempre, delle .
Quel che è certo è che anche lui era stato appena licenziato da un’agenzia della IBM.

Forse ricorderete ancora l’analogo episodio avvenuto nei pressi di Stoccarda il mese scorso, di cui era stato protagonista un giovane che aveva fatto strage dei propri ex compagni ed insegnanti.
Forse ne rammentate altri, diffusi a scadenze quasi fisse nel grande ventre americano.
Ma la lista delle stragi è assai lunga e, non a caso, riguarda quei paesi, tra cui soprattutto gli , nei quali comprare e detenere un’arma è più facile.
E qui andiamo alla radice del problema.
Da una parte troviamo disagi incompresi e maturati a lungo che trovano quasi all’improvviso il loro esito fatale.
L’ampiezza e la furia dei crimini fa pensare a vissuti terribili di isolamento e di .
E’ probabile che lo sfaldamento della società e le solitudini sempre più estese formino un miscuglio letale con le situazioni più critiche a livello psicologico e sociale.
Si arriva sempre tardi perché non si conosce, non si dialoga, ci si chiude e si fanno a pezzi le relazioni intime e comunitarie.
Chi soffre di più allora esplode e una lunga sofferenza si trasforma in un piano lucido e freddo di morte plurima.

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Winninden 11/03/2009: una strage che interroga

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Mi è impossibile non trattare della strage avvenuta ieri in Germania ad opera di un adolescente di diciassette anni.
Il tutto è accaduto nella cittadina di Winnenden, nei pressi di Stoccarda.
Il ragazzo si dapprima presentato nella sua ex , uccidendo sette insegnanti e tre studenti.
Poi ha tentato di fuggire, ammazzando nel percorso tre passanti inermi e quindi, raggiunto dalla polizia e dopo una sparatoria ha deciso quindi di farla finita, volgendo la pistola contro di sé.

Non si tratta del primo episodio del genere accaduto sul suolo tedesco e altri ne sono capitati, soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in vari altri paesi.
Ciò che colpisce è che non si tratta di crimini avvenuti a caldo, per un contrasto evidente.
Chi li compie si prepara, lancia in qualche modo dei messaggi, sceglie il giorno, l’ora e lo strumento: siamo insomma alla .

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