Congresso Idv, Di Pietro blinda l’alleanza col Pd per tornare al governo

bersani di pietroL’ apre al Partito Democratico e consolida la sua alleanza per non rimanere solo una forza di opposizione, ma costruire una vera alternativa a Berlusconi. Che l’obiettivo del congresso dell’Idv fosse questo lo si era intuito dallo slogan della , “L’alternativa per una nuova Italia”, Di Pietro con il suo discorso lo ha confermato.

Piena sintonia con Bersani e i democratici, vecchie ruggini messe da parte in nome dell’obiettivo comune: tornare a governare il Paese scalzando via Berlusconi. “Abbiamo da fare. Dobbiamo ripulire la piazza per fare il bene della democrazia” arringa l’ex pm dal palco.

Poi l’annuncio della svolta: “Basta all’opposizione solo di pancia o di piazza. Se vuoi fare l’opposizione che urla solo nelle piazze va bene, c’è il nostro zoccolo duro che ci vota, che può essere il 2% o l’8%, dipende dal mal di pancia che c’è in quel momento”. Ma non basta. “Come dice il mio amico Bersani (applaudito con Vendola al suo arrivo ndr) , di opposizione si muore. E’ il momento dell’alternativa”.

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Italia dei valori, al via il primo congresso nazionale

congresso IdvL’ dei Valori alla prova del congresso. Quello che si è aperto oggi a Roma è, infatti, il primo convegno nazionale del partito di .

Lo slogan che accompagnerà la manifestazione fino alla di domenica dice “L’alternativa per una nuova ”. In effetti il gruppo dell’ex magistrato di Milano è in forte ascesa tra i pre elettorali, nonostante le ultime polemiche legate ad un presunto coinvolgimento del leader Idv con la Cia ai tempi di mani pulite. che per la verità appaiono piuttosto flebili e basate su assunti un po’ strampalati.

I 3.607 delegati in modo particolare di giustizia e legalità, da sempre i temi più cari all’Idv. L’intervento di Di Pietro è atteso per doamni, quando il congresso entrera’ nel vivo. In platea ad ascoltare l’ex pm ci sarà anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

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Il Premier sembra più forte che mai

Berlusconi-Silvio-2[1]Silvio Berlusconi sembra rinvigorito e forte più che mai. E’ ciò che traspare dalle sue parole di oggi:<< L’anno prossimo faremo tutte le istituzionali>> ed aggiunge: <<Tornerò il 7 gennaio quando i segni che ho sul viso saranno spariti>>. Il Presidente del Consiglio vuole andare avanti nelle per una rinnovamento radicale, è convinto e convince. Il segretario del Pd Pier Luigi commenta che le vanno fatte e loro le appoggeranno ma, tende a puntualizzare,  non a vantaggio di una persona sola. Sembra che il clima Natalizio abbia spento gli asti che recentemente si erano impossessati del mondo politico italiano, ma non è sempre Natale.

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Napolitano: il parlamento deve essere centralità

napolitano[1]Forte, vivo ed energico, è così l’ ultimo richiamo fatto dal presidente della Repubblica Giorgio , al quale tutti devono porre attenzione. L’importanza del Parlamento italiano viene tuttora esaltata dal Presidente : questo organo deve essere sempre sede di confronti, di crescita, di trasparenza e di rappresentanza di tutti cittadini. Visto le ultime vicissitudini politiche Giorgio si è sentito in dovere di evidenziare ancora di più questo concetto che dovrebbe essere alla base della nostra democrazia. Le diverse posizioni politiche cui è costituito il Parlamento non devono ovviare alle difficili scelte economiche e sociali che vanno prese necessariamente con possibili accordi. Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani aggiunge che ogni confronto che avviene in Parlamento deve essere trasparente a leggibile agli occhi di tutti i cittadini.

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Una politica malata

calati-juncu-ca-passa-la-china-cosi-e-la-politica-governo-finanza-legalita-speciale-italia[1]<< Italia si , Italia no, Italia boh! >> Così cantava “Elio e le Storie Tese” qualche tempo fa.

Ci si chiede se gli italiani debbano continuare a guardare inermi il teatrino che i nostri politici fanno ogni giorno, non ne risparmiano uno! Maggioranza unita, maggioranza spaccata, elezioni anticipate, sinistra delirante e frantumata. Che quadro! Abbastanza sano no!

In questi ultimi giorni non c’è stato un leader delle diverse fazioni che non abbia parlato di elezioni anticipate. Il premier Silvio Berlusconi  smentisce tutto e dichiara che finirà la legislatura portando a termine tutte le riforme sulle quali sta lavorando.

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Rutelli saluta il PD e vola verso altri lidi

Non sbatte la porta con furia, ma se ne va.
L’elezione di Bersani non lo convince, la considera uno verso sinistra.
crede che il PD stia seguendo binari che non lo porteranno lontano e lo ridurranno alle solite alleanze pasticciate.
Coglie sullo sfondo l’ombra lunga di D’Alema e del ritorno a vecchie ricette.
Chiarisce così la sua posizione nel momento in cui presenta il suo nuovo libro “La svolta”, attraverso il quale descrive il difficile e contraddittorio percorso affrontato dal centrosinistra in questi ultimi anni.
L’addio nei fatti c’è ed era stato ampiamente annunciato anche se solo ora appare in tutta la sua portata.

Verso quali lidi navigherà ora ?
Un nuovo partitino non serve e il buon Francesco lo sa.
La frammentazione, di per sé, non giova e non conduce a novità degne di futuro.
Occorre un nuovo progetto, pensa e guarda al centro dove già siede Casini.
L’incontro è stato pure previsto, ma se e come avverrà non è ancora chiaro.
Altri interlocutori si potrebbero trovare per strada.
Per fare cosa, tuttavia?

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Il PD si ritrova nel segno di Bersani

Il Partito Democratico rinasce con Bersani.
Le svoltesi ieri hanno il loro vincitore con oltre il 50% dei voti.
Franceschini ha visto arrestarsi i consensi intorno alla soglia del 35% mentre è salito fin quasi al 14%.
Ampia la partecipazione, segno che il metodo piace e invoglia all’impegno diretto.
Si parla di quasi tre milioni di votanti, esito ben superiore alle previsioni, in grado di confortare e rilanciare il partito.

Fin qui i dati.
Oltre vi è il senso di un percorso che si riapre e deve definirsi in fretta.
Bersani ha detto di non volersi assestare sulla logica dell’uomo solo, ma di puntare piuttosto su un collettivo di protagonisti.
E’ il segno di una leadership che si propone aperta, dialogica, collaborativa.
Anche gli altri candidati sono chiamati a farne parte e l’offerta è reciproca.
Quel che va evitato è la confusione l’anarchia che hanno dominato il PD dalle origini, rendendone claudicante e contraddittorio il cammino.
Libertà non significa arbitrio e che esista pure una questione morale lo indica a caratteri cubitali il caso Marrazzo.

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Parte al completo la corsa a segretario del PD

Tocca dire del Partito Democratico che ha finalmente individuato le candidature alla segreteria.
Povero Mario Adinolfi, mossosi per tempo, giovane, ma di cui non si parla mai.
Avrà poche possibilità, ma i media dovrebbero essere più accorti nel raccontare il reale.
In una stagione di sommovimenti, quel che parte dalla base non va mai trascurato, non fosse altro per le idee che porta e le situazioni di cui si fa megafono.
Quasi analoga, ma meglio attrezzata, l’ultima autoproposta.
Si tratta del medico-chirurgo di chiara fama Ignazio , cattolico ma anche laico e libero nelle posizioni, in grado di animare ulteriormente la sfida.

Al centro dell’arena rimangono ovviamente e , politici ben più navigati e in grado di attrarre voti.
Il primo ha ieri ottenuto lì appoggio condizionato del’area che fa capo a Rutelli, ma la notizia vera è che sembra tramontare la divisione tra ex pidiessini e reduci della Margherita.
I consensi si incrociano e le origini paiono relativizzarsi a favore del nuovo.
E’ un passaggio interessante e non scontato che può certificare la nascita vera del partito.
Altrimenti la strada poteva e potrebbe ancora essere tutta in salita e integralmente insicura.
Chi parte per un viaggio deve infatti saper lasciare con decisione le sponde antiche.

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Inizia la corsa alla segreteria del PD

Ieri Dario Franceschini ha presentato la propria candidatura per la conferma a segretario del Partito Democratico.
Lo fatto con un appello corso sul suo sito internet, secondo le nuove metodologie di promozione politica e ha spiegato la propria scelta con l’imperativo di proseguire’l’opera di rinnovamento avviata che teme vanga fermata dal risorgere delle antiche tare e divisioni di vertice.
Ha anzi chiarito che non cercherà accordi con la vecchia guardia e le nomenclature di partito, ma si rivolgerà invece, direttamente, ai simpatizzanti e agli elettori.
A una prima , la si può definire una partenza decisa e aggressiva, che connota uno stile e una volontà di rottura.
A rispondergli sarà a breve l’altro candidato forte, ovvero Pierluigi Bersani.
Il terzo incomodo, al momento è Mario Adinolfi, ma non si esclude qualche nuova entrata in grado di sparigliare le carte.

Il PD si prepara così al di autunno, senza peraltro avere ancora affrontato una efficace dei motivi che lo hanno condotto alla debacle elettorale.
Eppure è da qui che deve muoversi, e su questo dovranno esprimersi gli stessi candidati..
Si tratta infatti di individuare un di che possa radicarsi nella realtà sociale dell’Italia odierna e nelle contraddizioni che l’attraversano.
Non solo, dopo che gli esiti del referendum hanno dimostrato l’impraticabilità del bipartitismo, occorre che il PD scelga con chi costruire un’alleanza seria e compatta.
Il passato ha dimostrato ampiamente che non si può concorrere con una corte dei miracoli allo solo scopo di far perdere .
Patti nebulosi e vita stentata non sono più compatibili con un’idea effettiva e spendibile di governo del paese.
Occorrono scelte e lo studio di una proposta non solo di facciata, ma di reale sostanza e presa.
Deve sorgere un’idea di tale da convincere chi è migrato altrove per chiara disaffezione e con il senso di una partita persa sui versanti della giustizia, dei diritti e della solidarietà.
Valori forti, principi saldi, innovativi, compattezza interna, comportamenti adeguati e candidature serie: questo è il peso specifico che il PD dovrà darsi se vorrà recuperare fiducia, almeno presso il suo elettorato naturale.

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