Obama incontra il Dalai Lama. La Cina si offende

Obama incontra il Dalai Lama

Obama incontra il Lama

Alla fine l’atteso tra Obama e il Lama, c’è stato. E la non l’ha presa bene. L’ tra il presidente americano e la guida spirituale tibetana è avvenuto nella sala delle Mappe alla Casa Bianca. Un senza grandi cerimonie, lontano da telecamere e occhi indiscreti, proprio per non rompere il delicato equilibrio tra e .

Emblematico in questo senso il luogo dell’: la sala delle Mappe, appunto, e non lo studio Ovale, dove solitamente Obama riceve i capi di Stato e di governo. La scelta sottolinea la presenza del Lama a Washington nelle vesti di leader religioso e non politico. D’altra parte l’ è stato sicuramente più ufficiale di quello che avvenne ai tempi di Bill Clinton, che ricevette il Lama negli appartamenti privati.

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Afghanistan: brogli confermati, si va verso il ballottaggio

Le In Afghanistan si sono tenute in agosto.
Ancora oggi non abbiamo la certezza dei elettorali.
Di fronte allo sfacelo in cui versa il paese e ai pericoli di anarchia e di violenza diffusa che corre, il dato non conforta.
Un passo in avanti c’è stato compiuto ieri e subito sono fiorite le polemiche.
Ricorderete le accuse di brogli che hanno funestato la contesa, esponendola alle critiche e alla proliferazione dei ricorsi.
Ebbene, le denunce hanno puntualmente trovato i loro bei riscontri.

La Commissione reclami, supervisionata dall’ONU, ha confermato di aver prova di scorrettezze per almeno 250 seggi sui teorici 25.450 aperti al voto.
La realtà è ancora peggiore, forse, ma tale esito già basta a compromettere la certezza della vittoria di e a spingere verso il ballottaggio.
In gioco ci sarebbero circa un milione e trecentomila schede invalidate, secondo le stime dell’organizzazione Democracy International.

Il principale candidato dell’opposizione, il medico , accetta il nuovo esito.
scalpita e accusa di invadenza il contesto internazionale e le Nazioni Unite: il suo potere subisce un nuovo colpo e dovrà ora vedersela con una situazione più complicata del previsto.
La palla passa alla Commissione elettorale indipendente che dovrà finalmente, si spera, comunicare i definitivi, sempre che non scelga la via di ulteriori ricorsi.
Se la però non si dipana, tutto il contesto afghano permarrà avvinto da un clima instabile e tempestoso.
Un bel regalo fatto alle forze ribelli.
L’attesa è spasmodica soprattutto dalle parti della dove Obama, per agire, ha bisogno di conoscere nome e ruolo dei necessari interlocutori locali.
L’offensiva scatenata in Pakistan non ha un sostegno nel paese dove i talebani sono più forti.
Per ora una manovra a tenaglia è impossibile: tanto costa la farraginosità dei processi pseudo democratici di un paese che non sa trovare né pace né stabili equilibri nemmeno a Kabul e immediati dintorni.

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Sull’accordo FIAT- Chrysler torna il sereno

Ieri è stata una e contraddittoria per l’accordo tra e .
Dapprima era venuto uno preoccupante generato da un esposto dei fondi pensione dell’Indiana che si reputavano mal ripagati.
Il locale giudice Ginsburg l’aveva accolto e girato alla degli Stati Uniti, ordinando, nel contempo la sospensione e il rinvio dell’intesa a data da destinarsi.
Il buio era scesa sull’intera operazione, sconcertando anche la Casa Bianca.
Il rischio era di veder slittare l’approdo dopo la data stabilita del 15 giugno, con ulteriori trattative da avviare e perdite da sanare.
Marchionne si era detto pronto ad attendere e comunque interessato all’acquisizione.
Pur tuttavia, se si fosse rimasti al palo, avremmo visto sorgere rilevanti complicazioni e per la si sarebbero aperte le porte del baratro.

Poi è venuta, più sollecita che mai, la decisione della che ha ribaltato l’intero quadro.
L’intesa è possibile e da subito, dopo che l’esposto è stato giudicato improprio.
Il Governo americano, che molto ha investito in risorse e sostegni per risolvere la crisi del settore automobilistico, tira un respiro di sollievo.
La partita sembrava avviata a soluzione e il tutto serviva anche come modello per il più complesso salvataggio della General Motors..
Rimetterla in forse scompigliava le carte.
Ora c’è la possibilità di chiudere e almeno questa fase di intese si avvia ad un esito positivo.
I problemi più sostanziosi verranno dopo, quando si tratterà di produrre e di vendere, di salvare l’ e di mettere ordine nei conti finanziari.
Piaceranno le nuove auto agli americani?
Accetteranno il piccolo ed ecologico contro il grande e dispendioso?
La è forte e indicativa del come potrà essere il futuro dell’auto.
Le attuali condizioni del mercato non sono rosee.
Ridimensionamenti sono in atto quasi ovunque.
Per e per il Governo americano si apre una dall’esito incerto.

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Tempi duri per chi produce automobili

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La Casa Bianca dovrebbe varare a brevissimo termine un piano di sostegno per il americano attualmente in profonda crisi.
L’intervento appare quasi obbligato e riguarderà General Motors e Chrysler.
In ballo ci sono ben centoquarantamila lavoratori a rischio disoccupazione.
Di più, un crollo eventuale delle due case automobilistiche avrebbe pesanti ripercussioni su un vasto indotto che ne dipende, sia a livello produttivo che commerciale.
Intere regioni riceverebbero inoltre un grave colpo al loro .
I tempi richiedono però contropartite e Obama ha così chiesto e ottenuto le dimissioni di Rick Wagoner, ormai ex presidente della General Motors, su cui vertono responsabilità nel pessimo andamento del gruppo.
Ha anche premuto per mutamenti sostanziali nelle gestioni e nelle produzioni, in grado di risollevare sul serio gli andamenti del settore.
Non si possono infatti distribuire soldi pubblici senza chiare rassicurazioni e netti distacchi dal passato.
L’opinione pubblica statunitense ormai non lo consentirebbe.

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