Italia dei valori, al via il primo congresso nazionale

congresso IdvL’Italia dei Valori alla prova del congresso. Quello che si è aperto oggi a Roma è, infatti, il primo convegno nazionale del partito di Antonio Di Pietro.

Lo slogan che accompagnerà la manifestazione fino alla di domenica dice “L’alternativa per una nuova Italia”. In effetti il gruppo dell’ex magistrato di Milano è in forte ascesa tra i sondaggi pre elettorali, nonostante le ultime polemiche legate ad un presunto coinvolgimento del Idv con la ai tempi di mani pulite. Accuse che per la verità appaiono piuttosto flebili e basate su assunti un po’ strampalati.

I 3.607 delegati discuteranno in modo particolare di giustizia e legalità, da sempre i temi più cari all’Idv. L’ di Di Pietro è atteso per doamni, quando il congresso entrera’ nel vivo. In platea ad ascoltare l’ex pm ci sarà anche il segretario del Pd Pier Luigi .

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Documento unitario ok.

6UJ25RP4OE_agricoltura[1]Scritto , letto e sottoscritto, il Documento Unitario frutto dell’incontro dei presidenti delle  tre organizzazioni agricole  Cia, Confagricoltura, Copagri, avvenuto mercoledì 11 novembre, esibito al presidente della Conferenza Stato-Regioni Vasco Errani, è stato approvato.

Finalmente sembra si sia giunti ad un accordo che cercherà di fronteggiare la profonda crisi che il settore agricolo italiano sta attraversando.

Dal momento in cui la nuova finanziaria non tiene conto delle esigenze del comparto primario, i tre sindacati si sono uniti ed hanno fatto fronte comune.

I punti fondamentali del documento menzionano innanzitutto il problema che l’indirizzo politico italiano, sin’ora avuto nel campo agricolo , è il medesimo di quello europeo, per cui non si tiene conto della situazione italiana ma di una generale. Inoltre la schiacciante concorrenza dei prezzi, dovuta nella maggior parte dei casi a prodotti esteri la cui qualità non viene controllata, l’economia rallentata e più in generale il cambiamento che lo strato sociale mondiale sta subendo , richiedono:  “la necessità di interventi strutturali ed infrastrutturali connessi al rilancio al consolidamento ed allo sviluppo sul medio e lungo periodo del settore”.

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Stati Uniti: svolta anti tortura

Si ritorna alle legge anche nel rispetto dei prigionieri: questa è la buona notizia che ci giunge dagli Stati Uniti.
Lottare contro il terrorismo non significa essere simili o addirittura peggiori del presunto nemico.
vuole chiudere con la stagione delle torture che tanto discredito ha portato sulla democrazia americana.
Si parla infatti dell’istituzione di una , indipendente dalla , deputata a seguire gli interrogatori critici, posta sotto il controllo del Consiglio della sicurezza nazionale direttamente collegato alla Presidenza.
L’obiettivo è quello di evitare nuovi abusi e di far adeguatamente rispettare le convenzioni di Ginevra.
In tali modi si prova ad uscire da un lungo incubo, sulla cui natura e portata stanno continuando a emergere informazioni e accuse.

La , nell’era Bush, è stata ampiamente utilizzata sia in Irak che in Afghanistan, colpendo, talora, degli innocenti.
La si è impelagata su questo terreno terribile e scivoloso in base o ordini ben precisi giunti dall’alto.
Ora, sotto la nuova direzione di Leon Panetta prova a rimediare, nell’impegno di voltare pagina e di non nascondere le magagne del passato.
Nel frattempo è probabile che nuove inchieste vengano aperte, le quali potrebbero anche portare all’incriminazione di specifici agenti dell’organizzazione.
All’interno corrono disappunti e timori.
Le responsabilità non possono che puntare in alto.

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La guerra sporca della banda Bush

Cosa abbia combinato l’ nel corso del suo mandato lo si viene a scoprire chiramente ora, con rammarico ma senza sorprese.
La cosiddetta lotta contro il è stata condotta in termini che fanno pensare e inorridire.
Nel corso della guerra in Afghanistan almeno millecinquecento talebani catturati vennero barbaramente uccisi da parte di un signore della guerra amico degli americani e al soldo della .
I resti, fatti opportunamente sparire, i sono stati da poco trovati ed è scoppiato l’ennesimo .

Perdi più si sa ormai cosa sta dietro alle tante nefandezze compiute nelle carceri stile Guantanamo e Abu Graib.
Vi erano precisi e segreti che partivano direttamente dalla Casa Bianca e miravano a far capire fino a che punto ci si potesse spingere negli interrogatori contro i presunti terroristi catturati e detenuti.
Il sospettato numero uno è il cattivo per eccellenza: l’ex vicepresidente Dick Cheney.
Difficile però che Bush non ne sapesse nulla.
Chi invece non era stato informato come di dovere era il e qui si aprono scenari del tutto nuovi.
Parte infatti un inchiesta che potrebbe giungere a incriminare tutti quei membri dell’amministrazione presidenziale che avessero preso parte alla faccenda.
Potrebbero essere solo la famosa punta dell’iceberg.

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