La Grecia svolta a sinistra

“Lavorare insieme per cambiare il paese”: questo è il messaggio di Giorgio , vincitore socialista delle elezioni tenutesi in .
Il leader del Pasok, secondo gli ultimi dati trasmessi, avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta con quasi il 44 % dei voti.
Sconfitto il capo del uscente e dimissionario, Costas Karamanlis, screditato da troppi scandali, dal peso della crisi e da un’incapacità generale di offrire speranze e proporre una svolta a un paese fiaccato.
Anche di fronte ai paurosi incendi estivi che avevano squassato l’Attica, l’esecutivo si era mostrato imbelle, sovrastato oltretutto dall’accusa di aver permesso e, anzi, favorito, il sacco del territorio.
Nuova Democrazia si attesta così al 34,5 %, smarrendo per strada circa un terzo del proprio elettorato e perdendo la sfida, dopo aver guidato il paese per sei anni consecutivi.

Karamanlis si è dimesso dalla guida del partito.
Dovrà meditare sulle speranze deluse e sul rinnovamento più volte promesso e sempre mancato.
Occorre anche ricordare che la cattiva gestione della crisi aveva esasperato parte del mondo giovanile, spingendolo verso la protesta violenta.
Ora spetta a , non solo cercare di condurre la fuori dalle secche della recessione, ma anche ridare fiducia nella democrazia e risposte alle stesse .
L’obiettivo di condurre una svolta morale è tra i più importanti che il prossimo esecutivo socialista dovrà cercare di attuare.
Di fronte alla crisi la ricetta del Pasok prevede investimenti pari a circa tre miliardi, con la promessa di non toccare i portafogli delle classi lavoratrici e medie.
Saranno la lotta all’evasione fiscale e la ridistribuzione del carico impositivo a svantaggio dei grandi proprietari, nonché un più attento controllo delle spesa pubblica, le forme attraverso cui si tenterà di far quadrare i conti.
Per di più si cercherà di sviluppare una svolta “verde” dell’economia, in grado di proiettare la verso il futuro.
L’appello a una generale collaborazione corrisponde a una volontà di concordia, ma anche alla consapevolezza di una sfida impegnativa e della necessità impellente di passare dalle parole ai fatti.
I greci non possono permettersi ulteriori passaggi a vuoto.

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Obama rinuncia allo scudo spaziale in Polonia e Repubblica Ceca

Addio, per il momento, allo , nelle sue previste installazioni in Polonia e Repubblica Ceca.
Era una delle fantastiche idee dell’amministrazione Bush, ben sorretta dai governi conservatori dei due paesi in causa
Tiriamo un respiro di sollievo: si trattava di un programma che acuiva le con la Russia e nei fatti le ha congelate in questi ultimi anni, provocando, anzi, reazioni dure.
Si trattava di una sorta di nuova edizione della mitica Guerra Fredda che tanto a condizionato il pianeta nella seconda parte del Novecento.
Ora Obama ha ben altre gatte da pelare e non può consentirsi ulteriori problemi a quelli già in campo, primo fra tutti l’Afghanistan, sul piano internazionale.
La nota informativa annuncia che la decisione è dovuta al diminuire del pericolo rappresentato dai presunti missili intercontinentali costruiti e installati dall’.
In realtà è un ritorno al dubbio motivo che si era chiamato in causa fin dall’inizio per quel tipo di progetto militare.
Le amministrazioni non possono smentirsi troppo l’un l’altra, ma basta prendere una normale cartina geografica per capire che le ragioni espresse risultavano e risultano piuttosto deboli.
La Polonia e la Repubblica Ceca sono prossime alla Russia e non al territorio persiano.
Si capisce quindi benissimo l’irritazione del Cremlino e la sua richiesta di un passo indietro.

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L’Europa torna a discutere di immigrazione

Che dice l’Unione Europea in tema di immigrazione clandestina?
L’ha chiarito Jacques Barrot, commissario per la Liberta, la Giustizia e la Sicurezza, intervenendo ieri al Parlamento europeo.
Ha anzitutto chiarito come occorrano solidarietà e tra tutti i paesi membri per affrontare insieme e in maniera incisiva il problema.
Ha poi affermato la necessità di rafforzare Frontex, l’agenzia comunitaria di controllo dei confini esterni.
Si è quindi diffuso sui programmi diretti ad avviare proficue con i paesi terzi da cui provengono i flussi o che ne costruiscono passaggi cruciali.
Per il prossimo anno si studieranno apposite proposte e si avvieranno contatti ad ampio raggio.

Barrot ha inoltre sostenuto che il diritto d’asilo va ovunque rispettato: è un fatto essenziale di civiltà..
Non solo, ha anche criticato il fatto che non vi sia omogeneità nelle politiche di respingimento attuate dai diversi paesi.
Di più, ha bocciato il rinvio dei clandestini in nazioni dove si sa che verrebbero sottoposti a trattamenti degradanti e disumani.
E qui il riferimento alle note vicende di Lampedusa e dintorni è apparso piuttosto esplicito.
Non a caso il commissario ha ricordato la richiesta di chiarimenti inviata all’Italia e ha riferito che si sta ora analizzando la risposta pervenuta dal nostro Governo.

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Parte un piano casa squattrinato

Per le sontuose delle vostre principesche dimore ci vuole ancora tempo.
Per il resto il del Governo ha preso il largo.
Circa centomila nuove case saranno costruite nei prossimi cinque anni, grazie alla collaborazione tra pubblico e privato.
Gli alloggi verranno parte venduti, parte affittati comunque a prezzi competitivi.
Lo scopo prevalente è infatti quello di fornire abitazioni a bassi costi per giovani, famiglie con redditi bassi o disagiate e persino immigrati di lungo corso.
Fin qui tutto bene, in linea di principio.

Gli interventi previsti andranno a favore degli enti locali, ma sorreggeranno anche cooperative edilizie, projet financing e fondi immobiliari.
Tutto il settore dovrebbe quindi mettersi in moto, almeno secondo quelli che sono gli auspici dell’ e, in particolare, del ministro Matteoli.

Dal mio punto di vista, credo che un ruolo prevalente sarebbe stato meglio affidarlo alle , in modo da curare meglio il patrimonio edilizio disponibile, spesso abbandonato al degrado e di non cementificare ancor più un territorio già saturo.
Pur tuttavia gli obiettivi del nuovo disegno di legge sono condivisibili.
Il problema comincia a sorgere quando si parla dei fondi stanziati.
Gli iniziali duecento milioni sono davvero pochini e anche la cifra finale di cinquecentocinquanta milioni in più anni pare più una promessa che una realtà.
Ciò motiva i e le critiche che da più parti sono piovute.
Il piano sembrerebbe più una mozione di principio che una realtà spendibile in tempi e modi certi.
Pur tuttavia il problema di fondo rimane.
Tanti italiani hanno difficoltà serie nel reperire abitazioni acquisibili a prezzi convenienti e sostenibili e l’edilizia popolare è da troppi anni pressoché ferma.
Si tratta ora di vedere le poche risorse messe in campo per chi e per che cosa verranno spese.
Né deve sfuggire la questione della qualità del costruito.
Di orrori siamo pieni, di quartieri invivibili pure; si vorrebbe che la nuova edilizia non fosse solo un semplice costruire ma anche un prevedere l’impatto ambientale e sociale delle opere.

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L’eterno dissidio tra l’esecutivo e la Magistratura

Il presidente Napolitano cerca in tutti i modi di contenere gli endemici scontri tra e Magistratura.
Anche ieri ha sostenuto una giornata campale ricevendo al Quirinale i membri dimissionari e il direttivo del CSM.
Le sue sono costanti parole di equilibrio e tamponano provvisoriamente le polemiche.
Poi il gioco ricomincia e chissà quando mai finirà.
Chiede equilibrio e rispetto, ma il contenzioso sulle giustizia esonda costantemente oltre i termini del normale e assume le caratteristiche dello scontro senza tregua.

I dissidi durano ormai da decenni e i problemi giudiziari del premier vi hanno avuto parte predominante.
Dalla discesa in campo ad oggi ha sempre parlato delle fantomatiche toghe rosse e ha mostrato un’irritazione costante contro alcune procure e pressoché la totalità dei pubblici ministeri.
Non ha mai accettato i normali decorsi processuali: vi ha ravvisato sempre ravvisato un intento persecutorio.
Ogni progetto di riforma del centrodestra ha risentito di questa e oggi la storia continua.

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Moniti saggi e inascoltati

Continua a lanciare .
Lo fa con grande prudenza ma anche con indubbia .
Ha ragioni da vendere e si esprime con chiarezza individiabile.
E’ davvero un padre saggio, ma in pochi lo ascoltano, aldilà degli assensi scontati e ipocriti che circondano spesso le sue parole.
Si tratta del presidente Napolitano, cui spetta un compito di presidio oggi assai difficile da interpretare e vivere.

Anche ieri, nel suo discorso per l’anniversario della Repubblica, si espresso in forme pacate ma incisive.
Ha richiamato le forze politiche, in perenne scannamento preelettorale, alla responsabilità.
Il paese ha bisogno di coesione e di lungimiranza per affrontare l’attuale crisi, che è economica ,ma anche sociale, e perfino psicologica e culturale.
In Abruzzo occorre provvedere in tempi solleciti e con scelte rispettose delle identità locali.
Le riforme istituzionali vanno pensate ed eventualmente fatte con il concorso di tutti e in un clima dialogante e collaborativo.
Le diverse istituzioni si devono rispettare, e i reciproci ruoli vanno garantiti.

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