Stati Uniti: svolta anti tortura
Si ritorna alle legge anche nel rispetto dei prigionieri: questa è la buona notizia che ci giunge dagli Stati Uniti.
Lottare contro il terrorismo non significa essere simili o addirittura peggiori del presunto nemico.
Obama vuole chiudere con la stagione delle torture che tanto discredito ha portato sulla democrazia americana.
Si parla infatti dell’istituzione di una squadra speciale, indipendente dalla CIA, deputata a seguire gli interrogatori critici, posta sotto il controllo del Consiglio della sicurezza nazionale direttamente collegato alla Presidenza.
L’obiettivo è quello di evitare nuovi abusi e di far adeguatamente rispettare le convenzioni di Ginevra.
In tali modi si prova ad uscire da un lungo incubo, sulla cui natura e portata stanno continuando a emergere informazioni e accuse.
La tortura, nell’era Bush, è stata ampiamente utilizzata sia in Irak che in Afghanistan, colpendo, talora, degli innocenti.
La CIA si è impelagata su questo terreno terribile e scivoloso in base o ordini ben precisi giunti dall’alto.
Ora, sotto la nuova direzione di Leon Panetta prova a rimediare, nell’impegno di voltare pagina e di non nascondere le magagne del passato.
Nel frattempo è probabile che nuove inchieste vengano aperte, le quali potrebbero anche portare all’incriminazione di specifici agenti dell’organizzazione.
All’interno corrono disappunti e timori.
Le responsabilità non possono che puntare in alto.