Ma e’ proprio inevitabile che l’Italia a ogni estate bruci?

Fa caldo, siamo d’accordo, ma quante volte ci hanno spiegato che alle nostre latitudini e condizioni le possibilità di autocombustione in grado di provocare roghi sono quasi inesistenti.
E allora perché ad ogni estate che viene il territorio nazionale brucia?
Ieri, ad esempio, sono scoppiati ben settantatre boschivi.
La palma della regione più colpita spetta, ancora una volta alla (34 episodi), seguita, ma guarda un po’, dalla (13 episodi).
Dobbiamo sempre pensare ai piromani, agli sfaccendati e pericolosi turisti, alla cicca gettata a casaccio o alla cura becera del bosco da parte dei soliti agricoltori improvvisati del fine settimana?
C’è anche questo e parliamo di che manca e di un approccio all’ambiente malato o comunque da incubo.
Se però si guarda alle localizzazione e a quanto talora si scopre, nonché alle dinamiche sospette di molti roghi cosa si scopre? Che il dolo imperversa.

Intorno agli se ne raccontano da anni di tutti i colori.
Ci sarebbero gli del rimboschimento, della destinazione delle aree e del loro impiego, dell’urbanizzazione forzata, dietro a tanti focolai.
E spesso si parla di .
Non è anche qui un caso se le regioni più colpite sono anche quelle che hanno il peggiore inquinamento fluviale e marino.
I fatti insomma si tengono e dimostrano quanto latiti il controllo reale del territorio.

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Recuperare cittadinanza

Non si è cittadini di una nazione e di un paese solo perché si può godere di riconoscimento e di una serie stabile di .
Il concetto, nella sua integralità non comprende unicamente l’appartenenza ma si gioca anche sulla partecipazione attiva e responsabile.
Si hanno opportunità, si ottiene , libertà.
Ci sono pure da assolvere e norme cui attenersi.
In un contesto civile e realmente democratico si danno equilibri virtuosi e trasparenti tra l’individuo e la collettività, fino a quell’espressione politica caratteristica che è lo con tutte le istituzioni che ne derivano e dipendono.
La viene allora considerata un valore e permette a chi ne è investito di sentirsi inserito in una comunità più vasta con cui si intrecciano relazioni consapevoli e reciprocamente fruttuose.

In Italia non è facile sentirsi cittadini a pieno titolo.
Da una parte esistono caste, lobby, nuclei di potere che premono e differenziano fino a escludere e condizionare.
Dall’altra abbiamo che più che chiedere cercano soluzioni interessate e non danno alcun peso alle regole comuni.
Qui allignano le raccomandazioni, le tangenti, il voto di scambio, l’evasione, il menefreghismo diffuso.
Ne scaturisce quella giungla di comportamenti impropri che rende ingestibile e fragile la nostra società: qui la decade.

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