Uguaglianza anzitutto e il potere si adegui

L’ tra i cittadini è uno dei primari principi che contraddistinguono una qualsiasi democrazia.
Prevista dalla Costituzione, va tutelata sempre, senza deroghe di alcun tipo.
La sul Lodo Alfano ha ora le sue motivazioni, chiare e distinte come le idee cartesiane.
Ieri sono state comunicate e ciascuno può leggerle e approfondirle.
Non puzzano di alcun intrigo, sono cristalline come il testo cui sempre si richiamano, quello che, se rispettato, ci mantiene ben fermi all’interno di una logica di libertà e di diritto.

La Corte Costituzionale ha bocciato il provvedimento per ragioni ben comprensibili.
Introduceva un “eccezionale e innovativo status” per le quattro cariche dello Stato protette, “non desumibile” dalla normativa della nostra suprema legge.
Risultavo pertanto “privo di copertura istituzionale” e portato a produrre una “evidente disparità di trattamento” anche nei confronti del resto dell’ordinamento istituzionale, oltre che in rapporto ai cittadini.
Inidoneo, violava il “principio di ”.
E qui ritorniamo alla base.

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L’Europa si interroga sulla libertà informativa

Libertà di stampa e concentrazione eccessiva dei media in poche mani: è un tema di piena attualità in tutto il pianeta.
Ne sta parlando il , con toni da stadio da parte ei nostri rappresentanti nazionali che sanno sempre come farsi notare.
Se ne dovrà occupare probabilmente la Commissione, ma bisognerà vedere come i governi reagiranno.
Finora hanno sempre fatto orecchio da mercante
Eppure nella società odierna non si può prescindere dal normare uno dei sistemi più potenti e in grado di condizionare i cittadini e la stessa democrazia.

Intorno al controllo dell’informazione si sono sempre scatenate autentiche guerre.
Ogni regime che voglia insediarsi occupa, tra le prime cose, i principali canali televisivi.
Oggi pi c’è la rete internet a complicare il quadro.
Offre ampie libertà, ma può costare i termini di controlli non voluti o di bufale ampiamente diffuse, destinate a produrre opinione.
Chi governa lo sa da tempo e oggi più che mai.
Ovunque ai comizi si sono sostituite le comparsate televisive e, oggi come oggi, l’ampio impiego propagandistico della rete.
Obama ha aperto, in questo, un’autostrada.
Altri lo stanno seguendo, nel tentativo di catturare l’interesse dei giovani.
Stai fatto che il sistema dei media è decisivo nella formazione del consenso e produce di per sé opinione e cultura, magari deleterie.

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La privacy non è un optional: attenti agli occhi indiscreti

Prendo spunto da un caso occorso in questi giorni.
Il Garante della Privacy ha invitato un’azienda a smetterla di monitorare, con un sistema appositamente inserito, l’impiego di internet da parte dei propri dipendenti.
È stato così accolta la protesta di un lavoratore e nel contempo la documentazione è stata passata all’autorità giudiziaria.
Può esistere ancora un nostro spazio o i sistemi devono averla vinta in tutte le forme possibili?
Quanto rimane difeso del nostro privato davanti all’enorme massa di informazioni che ogni giorno viene acquisita su tutto e su tutti?
Non sono quesiti inutili; riguardano il sale della .

Gli occhi che ci spiano si sono ovunque moltiplicati e già si è visto cosa è potuto succedere negli con la scusa del terrorismo.
Il potere politico ed economico può trovare comodo sfruttare le paure collettive per imporre maggiori controlli senza molte cautele.
Ebbene dobbiamo stare attenti: in certi casi veniamo seguiti passo passo quasi fossimo criminali, in altri non siamo invece tutelati dalle invasioni truffaldine dei nostri spazi e della nostra identità.
Per parte mia preferisco maggiori pericoli pur di non perdere la libertà e penso che questo dovrebbe essere un atteggiamento diffuso.

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Parole di fuoco scagliate nel nulla

La politica odierna si perde nella parole, le esaspera, ne fa un missile gettato contro l’avversario.
Si producono esagerazioni a non finire, si vomita tutto il possibile, come se la verità venisse dagli sbalzi di umore o dalle fughe nella retorica più sfrontata.
Non capita solo nei nostri lidi, è un abito che viene vestito in larga parte del pianeta e non da oggi.
La prudenza che dovrebbe guidare chi ha responsabilità di peso viene abbandonata ai margini:l’ego deve esplodere e contagiare un pubblico che non aspetta altro che paprika e peperoncino in dosi industriali.

In casa nostra abbiamo avuto il Brunetta che ha parlato addirittura di colpo di stato.
Ebbene: porti le prove, vada dai magistrati, faccia nomi e cognomi, dica cosa sa e perché parla, altrimenti è solo fumo negli occhi.
Affermazioni di questo tipo sono gravi e ti aspetteresti che tutti i media ne parlassero con dovizia di particolari e con immediate indagini a tappeto: nemmeno per sogno.
L’assuefazione al nulla dei contenuti è tale che si può dire qualsiasi cosa in qualsiasi modo senza che vi si dia altro valore che di mera propaganda.
Dall’altra parte risponde paragonando Berlusconi addirittura a Saddam Hussein e allo stesso Hitler.
Ora, del premier si può anche pensare il peggio, ma citare esempi di quel tipo è francamente esagerato e privo di logica.
Per fortuna in Italia il sangue non è ancora scorso e nessuno ha costruito campi di concentramento opportunamente forniti di camere a gas.
Così si rischia di ottenere l’effetto contrario, di allontanare le dalla ricerca del vero.

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Afghanistan: che fare?

E ora che fare? Questo si chiede l’intera italiana, dopo la strage di Kabul.
La domanda gravita ovunque e non ha risposte facili se non per gli eterni semplificatori.
Non siamo i soli a pensarci: le vittime della lotta in corso in Afghanistan provengono da una pluralità di paesi impegnati in quella sordida palude.
L’opinione pubblica mondiale ed europea è perplessa e anche negli il 60% della popolazione desidererebbe lasciare al loro destino Karzai e la sua beata compagnia.

Bossi vorrebbe i nostri soldati a casa per Natale.
Non crede che la situazione sia risolvibile e dubita del debole regime di Kabul.
La sinistra radicale non ha mai gradito il nostro intervento e quindi fa poca fatica a chiedere di abbandonare baracca e burattini.
Di Pietro vuole anche lui il ritiro, considerando la partita persa anche sul piano della democratizzazione delle strutture locali.
La Russa non vuole invece demordere dall’impegno e tutto il PDL lo asseconda, pur con toni meno pugnaci.
Casini desidera a sua volta che si rispettino i nostri impegni internazionali.
Anche il PD non è favorevole a un immediato abbandono che genererebbe incalcolabili, ma vuole un ritorno alla politica e una revisione delle scelte strategiche.
Lo afferma anche Bersani a “Ballarò”, proponendo di coinvolgere i paesi limitrofi e potenze come la Russia e la Cina in un dibattito che dovrebbe condurre a soluzioni più salde e credibili.

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Gli incredibili risultati delle elezioni afghane

Quale si ha in Afghanistan?
Finalmente vengono diffusi i risultati elettorali e subito è polemica sulla loro attendibilità.
Chi ha vinto?
Ma naturalmente Hamid Karzai, protetto di Bush, al centro di interessi variegati e di gruppi di potere, il quale avrebbe raggiunto la maggioranza assoluta necessaria per evitare il ballottaggio con il 54,6% dei voti scrutinati.
Il suo principale avversario Abdullah si sarebbe fermato al 27,8%.
Indietro tutti gli altri.
Il condizionale è d’obbligo, perchè il sospetto di brogli estesissimi e decisivo e forte quanto mai.
Ne ha parlato Dimitra Ioannou, vice responsabile della missione degli osservatori dell’Unione Europea, la quale li conteggia a circa un milione e mezzo di voti più che sospetti, dei quali ben un milione e cento andrebbero, guarda un po’, a Karzai.
Agli altri le briciole.
Questa denuncia non è piaciuta al presidente insostituibile e perenne, il quale ha denunciato come incostituzionali le pressioni dell’Unione Europea.
Ora il tutto sarà sottoposto al vaglio della Commissione elettorale che non potrà fare in fretta come si vorrebbe per chiudere la partita.
Si tornerà cioè ad riesaminare un bel numero di schede, perché le denunce sono molteplici e ben argomentate.
Vi sembra una in salute?

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Veleni e potere: il premier è troppo solo

S’uso improprio, truffaldino e ricattatorio di dossier, veleni, insinuazioni, depistaggi e frottole ben raccontate non è certo esclusiva della italiana.
La storia comprova che il potere scatena e chi lo detiene non pensa mai di doverlo passare ad altri, nemmeno quando i capelli s’incanutiscono, le forze mancano e il cervello va in bubbole.
Vicende tenebrose, intessute intorno a troni e regge, vagano da una parte all’altra del pianeta, sia nella realtà che descritte dalla letteratura e dall’arte in genere.
Da noi, per non risalire troppo lontano, la tradizione fa capo già al Medioevo e al Rinascimento per poi procedere, praticamente senza sosta, fino ad oggi.
In democrazia, però, queste cose, penserà qualcuno, non dovrebbero accadere.
Non dovrebbero, ma succedono eccome e non solo da noi, come si è detto.
Pur tuttavia meno se ne hanno e più un sistema democratico è sano e risponde davvero alla volontà popolare.
Infatti a noi tutti questi intrecci non giovano affatto, riguardano soltanto le lobby più influenti e l’èlite che gestisce il potere reale.

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Per Berlusconi tutto bene esclusa RAI 3

Archiviamo anche la conferenza stampa estiva del Cavaliere.
Nessuna reale sorpresa, ormai le sue litanie sono alquanto ripetitive, buone per la chiesa in cui officia come papa sovrano, assai meno per tutti gli altri.
Ovviamente tutto bene madama la marchesa sul piano della azioni del Governo.
Ha fatto tanto e di più, non c’è nulla da rimproverarsi e il futuro è roseo.
Lo confermano le ultime previsioni OCSE che sembrano prevedere che l’Italia e la Francia saranno le prime nazioni a uscire dall’incubo.
Sembra e ce l’auguriamo, intanto i dati disponibili dicono altro e non conviene citarli o dirne molto.
Meravigliosa anche la nostra estera, compreso l’accordo per il nuovo gasdotto passante per il mare della Turchia.
Peccato che poi le autorità di quel paese poi si dicano stupite per le affermazioni del nostro premier.
Cosa abbia fatto l’esecutivo è ampiamente raccontato: a ciascuno il giudizio che crede.

Quel che davvero non va è l’attacco reiterato a RAI 3 e ai suoi telegiornali e programmi di indagine e informazione.
Non è mio interesse difenderli per le forme e i contenuti: i giusti sono gusti, ma l’idea che il debba suonare i peana del potere non mi va proprio giù.
Le televisioni devono parlare a noi, dare notizie, tenerci oggettivamente informati, dire quel che va detto.
In una democrazia questa è la funzione del giornalismo.
non significa lode a chi governa, la RAI non è chiamata ad essere il megafono dell’imperatore.
Negli altri paesi europei nessuno si sognerebbe di parlare così, né verrebbe tollerato se lo facesse.
Ma noi siamo la repubblica dei servi idioti e passiamo sotto silenzio minacce così palesemente antidemocratiche.
Chi ama la libertà, come si sa, difende anche il diritto al pensiero e alla parola del proprio avversario.
Qui siamo su altri versanti.
Forse non accadrà nulla come altre volte, ma intanto la maggioranza si sta pappando il resto della RAI con nomine assai discutibili: la vera faziosità sta da altre parti.

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Cercasi persone e non marionette

Sentirsi persona e non semplice produttore e consumatore.
Avvertire la propria identità e non svenderla per pochi euro o per un posto al sole.
Sapere del proprio profondo invece che credere solo nell’immagine e nell’effetto che facciamo sugli altri.
Ci sono doti umane che vanno scoperte e mai gettate.
L’incubo è dietro l’angolo ed è il vuoto di troppe vite senza senso e significato, pronte a inalberare la prima bandiera che capita, pur che sia di moda.
La ci gongola e la crisi che viviamo è fatta di questo: concentrazione sul presente del desiderio e dell’interesse immediato, incapacità di vedere e preparare il domani.

Negli Stati Uniti si è votato Bush con convinzione, ora lo si getterebbe giù dal primo aereo utile.
Da noi si fa spregio di tutto e i disonesti ridono come non mai.
Ricordo le folle di Tangentopoli che gettavano le monetine a Craxi.
Ora dove sono?
Sospetto diano il voto ai suoi discendenti diretti, che non sono certo i socialisti.
Ci si dimentica presto degli errori e si seminano orrori.

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Recuperare cittadinanza

Non si è cittadini di una nazione e di un paese solo perché si può godere di riconoscimento e di una serie stabile di .
Il concetto, nella sua integralità non comprende unicamente l’appartenenza ma si gioca anche sulla partecipazione attiva e responsabile.
Si hanno opportunità, si ottiene rispetto, libertà.
Ci sono pure doveri da assolvere e norme cui attenersi.
In un contesto civile e realmente democratico si danno equilibri virtuosi e trasparenti tra l’individuo e la collettività, fino a quell’espressione politica caratteristica che è lo Stato con tutte le istituzioni che ne derivano e dipendono.
La viene allora considerata un valore e permette a chi ne è investito di sentirsi inserito in una comunità più vasta con cui si intrecciano relazioni consapevoli e reciprocamente fruttuose.

In Italia non è facile sentirsi cittadini a pieno titolo.
Da una parte esistono caste, lobby, nuclei di potere che premono e differenziano fino a escludere e condizionare.
Dall’altra abbiamo che più che chiedere cercano soluzioni interessate e non danno alcun peso alle regole comuni.
Qui allignano le raccomandazioni, le tangenti, il voto di scambio, l’evasione, il menefreghismo diffuso.
Ne scaturisce quella giungla di comportamenti impropri che rende ingestibile e fragile la nostra società: qui la decade.

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