Napoli: tra gli omicidi e l’indifferenza

La telecamera parla chiaro e l’episodio è emblematico.
Torniamo allora al 26 maggio.
Una squadra di giunge in moto, rigorosamente contro mano e armata di mitra, presso la stazione ferroviaria di Montesanto a Napoli.
Ci trattò chiaramente di un attentato di camorra ma la gragnola di colpi provoca una .
Cade a terra un povero musicista rumeno che si guadagnava da vivere suonando la fisarmonica tra uno scompartimento a l’altro dei convogli locali.
Che succede?
La moglie si piega per assisterlo e chiede insistentemente aiuto.
I passanti ci sono e per l’appunto passano senza intervenire, impegnati a parlare al cellulare o nella vidimazione del biglietto o in altre faccende affaccendati.
Chi ci sia chi soffre e sta per morire non importa a nessuno e la povera donna finisce sola a piangere, disperata e offesa, la dipartita del suo amore.

Che in certi luoghi ci si abitui ai crimini e ai morti ammazzati già non è per niente bello.
Se l’omertà e il non volere fastidi giungono fino al non poter assistere chi cade a terra o chiede aiuto siamo allo stupore totale.
Se poi l’ verso le sorti altrui è così totale dal non distrarsi nemmeno un attimo dalle occupazioni normali per sorreggere chi ha davvero bisogno, il più nero dei baratri è assicurato.

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