La complicata partita del nucleare iraniano
Nucleare iraniano? Il controverso progetto è in mano a complesse trattative.
Teheran accetta sostanzialmente il piano stabilito dall’Aiea e dai cinque + 1.
E’ disponibile a far arricchire altrove e in misura controllata il proprio uranio, prevedibilmente in Francia e in Russia.
Chiede però sostanziali cambiamenti, per giungere a un’intesa, e non è ancora chiaro cosa riguardino.
Di fatto è complicato far accettare a chi governa l’Iran una diminuzione sostanziale di sovranità sulle proprie scelte energetiche.
Lo ha anche spiegato Ahmadinejad, riferendosi a Israele che può invece disporre dell’arma nucleare, senza subire i controlli che si vorrebbero far accettare al regime degli ayatollah per lo sviluppo di un’attività volta invece al settore civile.
La polemica rimane aperta è ha un suo motivo di fondo.
E’ chiaro che Teheran gioca le sue carte ed è dubbio voglia davvero uno sviluppo atomico del tutto privo di sbocchi militari.
Sullo sfondo vi è pero una realtà più complessa.
Gli equilibri strategici sono di per sé mutevoli e ciascun paese può provare a muoverli nelle proprie direzioni.
Il poter disporre di armi sofisticate e solutive permette di svolgere ruoli assai più attivi e di proporsi con maggior vigore e sicurezza sugli scenari internazionali.
L’indebolimento dell’Irak, il caos afghano, la forte presenza militare degli Stati Uniti nella regione sono altrettanti motivi che spingono gli iraniani a voler accrescere, al tempo stesso, la propria posizione e il proprio deterrente.
Né sfugge il fatto che Teheran voglia presentarsi sullo scacchiere mediorientale come la sola potenza in grado di minacciare Israele e di difendere la causa palestinese.
Si tratta di un gioco complesso che punta a sfruttare le debolezze dell’asseto attuale per ottenere spazi di influenza e di prestigio.
La risposta non può quindi limitarsi a un singolo settore, seppur importante, ma deve considerare l’integrità del problemi politici sul tavolo.
E qui torna a riproporsi la necessità di una strategia più ampia che punti ad affrontare le questioni e i dissidi di fondo, senza cedere alla demagogia e alle bizze del difficile interlocutore.