Urne chiuse. Prime conseguenze: 49 senatori del Pd mandano una lettera a Bersani. Fitto si dimette da ministro

Il segretario Pd Bersani

Il segretario Pd Bersani

Chiuse le urne, arrivano i primi scossoni post-elettorali. Dopo la sconfitta elettorale all’interno del Pd si accende il dibattito. In una lettera indirizzata al segretario del quarantanove senatori hanno rivolto un grido di allarme. Nella missiva, inviata per iniziativa di Gian Piero Scanu, viene confutata apertamente l’analisi fatta dal il segretario del partito sui elettorali. I parlamentari di tutte le aree del partito hanno chiesto un colpo di reni e maggiore generosità. “A nostro avviso – scrivono i firmatari – ci troviamo di fronte a un momento della vita del nostro Paese rispetto al quale s’impongono, da parte di tutti noi, una maggiore generosità nell’impegno, una più partecipata attività politica e una nuova consapevolezza riguardo l’effettiva portata dell’emergenza democratica in cui viviamo”.

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Il Senato accetta le dimissioni di Di Girolamo

L'ex senatore Di Girolamo

L'ex senatore

Nicola non è più senatore. Il Senato ha accettato le del rappresentante del Pdl eletto nella sezione estero, con 259 voti favorevoli, 16 contrari e 12 astenuti. Per lui i giudici che stanno indagando sulla mega truffa Fastweb – Telecom hanno chiesto l’arresto a seguito delle accuse mosse contro di lui dall’imprenditore Mokbel.

Il voto, a scrutinio segreto, è stato preceduto da un intervento del senatore che, parlando davanti a tutto il Senato,ha ribadito le sue . “Ho rassegnato le mie dalla carica di senatore della Repubblica italiana – ha detto nel suo intervento – Dopo tanto fango, dopo l’ignominia di un’esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi del Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti”.

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“Io vittima, non colpevole”. Bertolaso si difende in una lettera aperta

Guido Bertolaso

Guido Bertolaso

Sono , non coimputato o colpevole“. Si difende così, Guido Bertolaso, capo della e coinvolto nel nuovo fatto di tangenti, favori, regali e squillo, che riempie giornali e dibattiti televisivi. La difesa è contenuta in una aperta “alle donne e agli uomini della ”. E’ in atto “un’operazione contro di me“, scrive Bertolaso nella missiva che colpisce anche “le migliaia di persone che lavorano nella italiana”.

Il sottosegretario dice di sentirsi come un “alluvionato“, anche se ammette “fin d’ora di essere responsabile di qualche possibile errore e omissione” che, si giustifica, fino a prova contraria non sono “reati, congiure, atti intenzionali e voluti”.

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La strana difesa del Lodo Alfano

L’Avvocatura generale dello Stato ha il compito di difendere l’amministrazione pubblica e i poteri costituiti dagli eventuali contenziosi in cui venissero a cadere.
Ha inoltre ruoli consultivi, sempre sulle problematiche connesse all’esercizio delle funzioni proprie degli enti e alle istituzioni cui si riferisce.
Ieri è stato reso noto il suo intervento intorno ai che sorgerebbero se la Corte Costituzionale bocciasse il Lodo Alfano, ovvero quel provvedimento legislativo con cui l’attuale Governo ha inteso mettere al riparo dai processi le massime cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio.
I pericoli descritti riguarderebbero, per l’appunto, la riapertura di procedimenti giudiziari che porrebbero il premier sulla graticola, senza potersi concludere in tempi certi e consoni.
Ne deriverebbe, per l’interessato, un grave danno che lederebbe le sue possibilità di svolgere azione politico secondo il mandato trasmessogli attraverso il processo elettorale.
Risulterebbe esposto di fronte all’opinione pubblica, anche senza che vi fossero sentenze certe e definitive.
Potrebbe, infine, sentirsi costretto a dimettersi.
L’avvocato dello Stato Glauco Niri difende quindi la ragionevolezza del Lodo Alfano.

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Svolta politica in Giappone

Smuovere il Giappone dalla sua tradizionale fiducia nel partito liberaldemocratico pareva impossibile.
L’anima conservatrice del Sol Levante appariva quasi inossidabile e destinata a permanere per tempi infiniti.
Ora però avviene la , dopo oltre cinquant’anni di monopolio.
Ad arare il campo ha provveduto la crisi, che da quelle parti è in giro da parecchio e ha compresso non poco l’economia nazionale, abituata a lungo a continui balzi in avanti.
Il risultato non lascia scampo.
Il principale partito di opposizione, quello democratico, quasi triplica i voti giungendo a poter contare da solo alla maggioranza assoluta nella Camera Bassa, e fermandosi poco sotto in quella Alta.
Alleandosi con due formazioni alla sua sinistra può gestire con relativa tranquillità il duro compito di guidare il nuovo esecutivo con il proprio leader Hatoyama.
Per l’ex partito al governo c’è stato invece il , ovvero un dimagrimento di quasi due terzi nei voti ottenuti.
Il premier ha quindi dovuto dimettersi e lasciare spazio agli avversari.

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Cercasi scialuppa per Gordon Brown

A Gordon Brown dev’essere venuta l’orticaria.
Ogni giorno ne capita una nuova e il suo governo si sta sciogliendo più che neve al sole, arato dallo scandalo dei rimborsi fasulli.
Dopo il ritiro del ministro dell’Interno Jacqui Smith, anche quello alle Comunità Hazel Blears ha annunciato le sue .
Due delle donne di punta della politica britannica si vedono costrette a farsi da parte con non poca vergogna.
Sui blocchi per sparire di scena pare sia a sua volta pronto il ministro delle Finanze Alistair Darling.
Si tratta di dicasteri importanti e l’effetto è assicurato.

I poveri e beneamati laburisti probabilmente non avrebbero mai pensato di dover affrontare una campagna elettorale in condizioni così terribili.
I sondaggi parlano chiaro e la caduta potrebbe essere rovinosa, epocale.
I conservatori chiedono a gran voce le del governo, ma anche da quelle parti lo scandalo ha lasciato ferite ben visibili.
In buona sostanza è l’intera scena politica della Gran Bretagna a risultare sconvolta e degradata.
Vedremo il voto che effetto avrà e se Gordon Brown se la sentirà di tenere in mare una nave che già fa acqua da tutte le parti.

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