Urne chiuse. Prime conseguenze: 49 senatori del Pd mandano una lettera a Bersani. Fitto si dimette da ministro

Il segretario Pd Bersani

Il segretario Pd Bersani

L'ex senatore Di Girolamo
Il voto, a scrutinio segreto, è stato preceduto da un intervento del senatore che, parlando davanti a tutto il Senato,ha ribadito le sue dimissioni. “Ho rassegnato le mie dimissioni dalla carica di senatore della Repubblica italiana – ha detto Di Girolamo nel suo intervento – Dopo tanto fango, dopo l’ignominia di un’esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi del Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti”.

Guido Bertolaso
Il sottosegretario dice di sentirsi come un “alluvionato“, anche se ammette “fin d’ora di essere responsabile di qualche possibile errore e omissione” che, si giustifica, fino a prova contraria non sono “reati, congiure, atti intenzionali e voluti”.
L’Avvocatura generale dello Stato ha il compito di difendere l’amministrazione pubblica e i poteri costituiti dagli eventuali contenziosi in cui venissero a cadere.
Ha inoltre ruoli consultivi, sempre sulle problematiche connesse all’esercizio delle funzioni proprie degli enti e alle istituzioni cui si riferisce.
Ieri è stato reso noto il suo intervento intorno ai problemi che sorgerebbero se la Corte Costituzionale bocciasse il Lodo Alfano, ovvero quel provvedimento legislativo con cui l’attuale Governo ha inteso mettere al riparo dai processi le massime cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio.
I pericoli descritti riguarderebbero, per l’appunto, la riapertura di procedimenti giudiziari che porrebbero il premier sulla graticola, senza potersi concludere in tempi certi e consoni.
Ne deriverebbe, per l’interessato, un grave danno che lederebbe le sue possibilità di svolgere azione politico secondo il mandato trasmessogli attraverso il processo elettorale.
Risulterebbe esposto di fronte all’opinione pubblica, anche senza che vi fossero sentenze certe e definitive.
Potrebbe, infine, sentirsi costretto a dimettersi.
L’avvocato dello Stato Glauco Niri difende quindi la ragionevolezza del Lodo Alfano.
Smuovere il Giappone dalla sua tradizionale fiducia nel partito liberaldemocratico pareva impossibile.
L’anima conservatrice del Sol Levante appariva quasi inossidabile e destinata a permanere per tempi infiniti.
Ora però avviene la svolta, dopo oltre cinquant’anni di monopolio.
Ad arare il campo ha provveduto la crisi, che da quelle parti è in giro da parecchio e ha compresso non poco l’economia nazionale, abituata a lungo a continui balzi in avanti.
Il risultato non lascia scampo.
Il principale partito di opposizione, quello democratico, quasi triplica i voti giungendo a poter contare da solo alla maggioranza assoluta nella Camera Bassa, e fermandosi poco sotto in quella Alta.
Alleandosi con due formazioni alla sua sinistra può gestire con relativa tranquillità il duro compito di guidare il nuovo esecutivo con il proprio leader Hatoyama.
Per l’ex partito al governo c’è stato invece il tracollo, ovvero un dimagrimento di quasi due terzi nei voti ottenuti.
Il premier Aso ha quindi dovuto dimettersi e lasciare spazio agli avversari.
A Gordon Brown dev’essere venuta l’orticaria.
Ogni giorno ne capita una nuova e il suo governo si sta sciogliendo più che neve al sole, arato dallo scandalo dei rimborsi fasulli.
Dopo il ritiro del ministro dell’Interno Jacqui Smith, anche quello alle Comunità Hazel Blears ha annunciato le sue dimissioni.
Due delle donne di punta della politica britannica si vedono costrette a farsi da parte con non poca vergogna.
Sui blocchi per sparire di scena pare sia a sua volta pronto il ministro delle Finanze Alistair Darling.
Si tratta di dicasteri importanti e l’effetto è assicurato.
I poveri e beneamati laburisti probabilmente non avrebbero mai pensato di dover affrontare una campagna elettorale in condizioni così terribili.
I sondaggi parlano chiaro e la caduta potrebbe essere rovinosa, epocale.
I conservatori chiedono a gran voce le dimissioni del governo, ma anche da quelle parti lo scandalo ha lasciato ferite ben visibili.
In buona sostanza è l’intera scena politica della Gran Bretagna a risultare sconvolta e degradata.
Vedremo il voto che effetto avrà e se Gordon Brown se la sentirà di tenere in mare una nave che già fa acqua da tutte le parti.