Appello della Marcegaglia contro l’economia mafiosa

Emma Marcegaglia ammonisce.
La mafia allarga i suoi affari, corrompe il sistema economico, può sfruttare la crisi a proprio beneficio.
Intervenendo alla presentazione del libro “Mafia pulita” di Elio Veltri e Arturo Laudati, la presidente di Confindustria ha parlato chiaro.
L’ nazionale appare sfalsata dalla presenza delle organizzazioni mafiose, che assume dimensioni enormi.
In senso stretto si tratta di un giro di affari che raggiunge 175 miliardi di euro che si accrescono fino a 400 se ci considera il complesso delle attività sommerse e illegali.
Fatevi un poco i vostri conti e considerate se il monito è giustificato o meno.

La Marcegaglia ha insistito facendo capire come le attuali condizioni incerte dell’apparato produttivo e di servizio costituiscano altrettanta manna per chi ha capitali freschi da investire e bisogno di riciclarli e farli rendere a dovere.
L’ è quindi in crescita e ha buone prospettive di debordare se non si studiano adeguati correttivi.
E qui nasce la proposta di un patto contro l’illegalità che dovrebbe coinvolgere la politica in tutta la sua interezza, le forze dell’ordine e la magistratura.
Né deve essere escluso, ma va invece promosso un appoggio forte e concreto da parte dell’opinione pubblica e delle diverse componenti e forze sociali.
Confindustria sarebbe disponibile a esserne parte attiva e già sta curando e curerà il sostegno a quegli imprenditori pronti a denunciare intimidazioni e interferenze.
Servirebbe inoltre, soprattutto nel Mezzogiorno, il sostegno a uno sviluppo sano ed equilibrato, sottratto alle morse criminali.

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Debiti, debiti, debiti

Da a , verrebbe da dire, vedendo l’Italia indebitata così come ci viene ricostruita dal Cgia di Mestre.
Ma la situazione è più complessa.
I , comunque, segnalano anzitutto che il fenomeno è cresciuto a partire dall’introduzione dell’euro di circa l’81%.
E qui non prendiamocela con la solita monetina, guardando con nostalgia alla vecchia lira, mantenendo la quale oggi saremmo probabilmente al disastro.
I guai hanno altro nome e vedremo di provare più avanti a darne ragione.
Proseguiamo invece con i e scopriamo cosa hanno da dirci.
La provincia più indebitata è quella di Lodi; seguono Roma Milano e poi Trento.
Proseguendo la classifica si rimane per lo più nel Centro Nord.
Il contrarre debiti è quindi proprio maggiormente delle aree più sviluppate e segue quindi una linea non solo italiana: gli Stati Uniti insegnano.
Vi sono comprese famiglie in difficoltà che non vogliono perdere in termini di qualità della vita, ma anche altre più agiate, che si espongono per accedere a risorse e beni di pregio.
Si ricorre quindi a prestiti per i mutui, ovviamente, assai cresciuti negli ultimi anni, ma anche per l’acquisto di beni mobili, per il credito al consumo e per le ristrutturazioni.
Non parliamo poi dei versanti dell’usura, qui non conteggiati, ma che fanno strage tra commercianti e piccoli e medi imprenditori.

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Dal G8 buone parole sull’economia ma ancora parole

Forse non ci si poteva attendere di più.
La concretezza vera manca ancora ma alcuni principi recitati cominciano a far immaginare un miglior futuro, sempre che si trovino le forme per tradurli in realtà.
Fa specie sentir parlare di un’economia che deve mettere al suo centro la persona.
Sembra che alle indicazioni di Benedetto XVI sia stato dato ascolto.
Stupisce piacevolmente che la si voglia aperta, innovativa, sostenibile e giusta.
Per lo meno sul piano del vocabolario si è lontani mille miglia dal capitalismo di rapina cui ci eravamo erroneamente abituati.
Come si suol dire, se saranno rose fioriranno.
Altrimenti cadremo negli stessi cespugli spinosi del passato, in attesa di ulteriore crisi che non mancherebbe di raggiungerci, visto il sconsiderato in cui viviamo.

La sterzata verso maggiori regole viene confermata.
Purtroppo siamo ancora in attesa di vederle definire, ma prima o poi ci si dovrebbe arrivare, anche perché la crisi morde e lo scenario è tutt’altro che sgombro di ulteriori pericoli.
Nei fatti è la stessa struttura manchevole del G8 a impedire,. al momento, decisioni definitive, anche se oggi la platea si amplia e vedrà sedersi ai tavoli anche Cina, India, Brasile, Sudafrica , Messico ed Egitto.
E’ comunque prevedibile che il caos speculativo del passato non trovi più tolleranza.
Il mondo finanziario e borsistico deve essere ricondotto a processi comprensibili e corretti.

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Parte il G8 verso approdi sconosciuti

Parte il G8 senza una meta chiara.
Berlusconi deve arginare gli ultimi della stampa internazionale con cui ha ormai un rapporto disastroso.
Il Guardian afferma addirittura che l’Italia potrebbe essere cacciata dal novero dei grandi paesi per la disorganizzazione in cui avrebbe costretto il vertice.
Sembra sinceramente un giudizio eccessivo e forse tendenzioso,ma dimostra la cattiva fama che la nostra leadership va acquisendo all’estero.

I vari leader stanno arrivando ma non si sa se i loro dialoghi potranno condurre alle decisioni tanto attese.
E’ lo stesso Berlusconi a confidare che il lavoro da compiere è molto e si avrà necessità di ulteriori appelli per giungere a configurare il nuovo.
Si nota che non basta più un’assise di cui sono parte paesi importanti, anzi cruciali, e nella quale non sono rappresentati interi continenti.
Si dovrebbe discutere di fin da subito, perché questo è il tema che più preoccupa e attrae attenzioni, ma non è detto appunto che lo si farà col necessario vigore.
Tutti attendiamo una sulle per il sistema finanziario.
E’ stata annunciata, ma c’è chi dubita che prenda forma in questo summit.
Le lobby devono aver lavorato in gran segreto ma con efficacia.
Sarebbero necessarie riforme profonde e ardite: bisognerà vedere se ci sarà il coraggio per lo meno di iniziarle.

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La scuola non è solo economia

L’ prima di tutto e la guida parte dall’alto..
La scuola poi si arrangi e i cittadini lascino fare.
Ora però interviene la Corte Costituzionale che, con apposita sentenza, boccia in parte il piano dei tagli previsti dalla Gelmini.
Si tratta di attribuzioni che si volevano estendere allo Stato di competenze che vanno invece affidate alle sole Regioni e riguardano due punti importanti.
Il primo si riferisce ai criteri, i tempi e le modalità per ridimensionare la rete scolastica.
Il secondo concerne le azioni per ridurre i problemi posti da chiusure o accorpamenti di scuole di piccoli comuni,
Fa specie che un Governo a parole così incline al federalismo, nei voglia attribuirsi competenze non sue.
Pazienza.

Intanto i risultati degli scrutini ci hanno consegnato un aumento considerevole dei bocciati.
Tutti coloro che amano l’ordine e la disciplina saranno contenti: ora non si sgarra più.
Occorre però pensare a un dato semplice.
Chi ha meno soldi proverà a ripetere, ma il suo tortuoso percorso non potrà durare alla lunga.
Chi ha denari a profusione potrà permettersi i diplomifici privati e potrà giungere senza grande sforzo e merito agli agognati titoli.
Si tornerebbe, nei , a una scuola per le èlite economiche.
Per gli altri lavori di bassa lega.
L’aumento delle risorse necessarie per frequentare con profitto l’Università conferma l’andazzo, che è tutt’altro che sociale e democratico.
Nessuno, peraltro protesta davvero o sembra accorgersene, a parte i giovani stessi.

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Perché parlo spesso di ambiente

Ad alcuni lettori potrà apparire strano il motivo per cui in un blog di politica si parla così spesso di ambiente.
Io amo di certo la natura e credo debba avere per noi un valore oggettivo,affettivo, personale, culturale, sociale, anche religioso.
Ne deriviamo e ne viviamo; mai, in questa esistenza terrena, potremo farne a meno.
Ma c’è dell’altro e parla della nostra stessa sopravvivenza e, guarda un po’, di .

Oggi patiamo una crisi che ha le sue origini nel sistema finanziario e le sue inevitabili ricadute su quello produttivo.
Il futuro prossimo potrebbe presentarci altre e ben più .
Né il progresso tecnico e scientifico potrà lenire gli delle nostre distruzioni.
Non possiamo immaginare una vita del tutto artificiale, ricreata a nostro consumo.
Non fatevi ammaliare da quanto accade negli Emirati Arabi dove tutto è costruito e artificioso.
Il pianeta soffre e sbuffa e molte risorse sono in pericolo.
Provate a pensare un mare con pochi pesci, una campagna quasi priva di api e tanto terreno ridotto a deserto anche nella nostra stessa penisola.
È un in cubo lontano?
No: sta già accadendo.
Gli economici ci sono già nei paesi poveri ma non tarderanno a presentarsi anche in quelli ricchi e il mondo, oggi, è interrelato.
Non ci si salva se non si salvano gli altri e le crisi, lo abbiamo appreso, non conoscono frontiere.
Non c’è solo il clima a spaventare, ci sono i malesseri che attanagliano l’esistenza animale e vegetale

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L’economia italiana fatica e le entrate fiscali cedono

L’economia italiana non va bene
Se dalle autorità monetarie statunitensi ed europee giungono segnali, pur lievi, di speranza sulle possibilità di contenere la crisi e superarla in tempi non troppo lontani, il nostro paese continua a faticare.
Aldilà di ogni discorso sono i fatti e i numeri a indicare il peso della realtà e quelli pervenuti ieri non sembrano confortare molto.
Siamo anzitutto all’undicesimo mese consecutivo in cui la produzione industriale decresce.
Il risultato del trimestre gennaio-marzo, se confrontato con l’analogo del 2008 fa emergere una caduta di ben oltre il 20%.
Quasi tutti i settori patiscono, esclusa la farmaceutica di base ed è quindi l’intero assetto economico a soffrire.
Se poi consideriamo le ricadute sugli altri settori collegati, si può immaginare l’esito.
Per esempio le banche stanno facendo notevole a recuperare le somme prestate alle imprese e ai cittadini.
Tutto ciò indica una debolezza che non va sottovalutata,
Né deve illudere l’espansione della FIAT sul piano delle acquisizione e dei progetti futuri.
Occorrerà vedere cosa accadrà in Italia e come verranno trattate le fabbriche presenti nel nostro paese.

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