Un grande problema per un enorme pretesto
Ahmadinejad, l’abbiamo appena visto, torna spesso sul conflitto tra israeliani e palestinesi e ci ricama la sua retorica.
Non solo: raccoglie e fomenta le masse.
Bin Laden ha di recente inviato un messaggio agli americani in cui li ammonisce a non proseguire nel loro appoggio a Israele.
Saddam Hussein, nelle sue ultime battaglie perdenti si era fatto difensore strenuo del palestinesi.
Estremista che trovi, di quel nodo ti parlerà e della palingenesi si farà paladino.
Un enorme problema è diventato un facile pretesto su cui si giocano partite più vaste.
La prima è per il controllo dell’area islamica e per la leaderschip sull’intero Medio Oriente.
La seconda si svolge tra le diverse sigle dell’estremismo islamico e ci combina con quanto precede.
La terza riguarda gli equilibri interni ai diverse paesi e regimi: prendersela con lo Stato ebraico significa spostare su un nemico esterno ben riconoscibile le proprie tensioni.
Il riverbero di quanto accade a Gerusalemme e dintorni, assale il Libano, sconfina in tutta l’area islamica, dall’Asia all’Africa, si diffonde in Europa, varca l’oceano e pervade gli Stati Uniti.
Non si può sfuggirgli, anche se in realtà parliamo di paesi che non hanno speciali risorse e contano pochi milioni di persone,
Sembrerebbe assurdo centralizzarvi gli equilibri planetari.
I simboli, però, valgono spesso più dei numeri e in quell’area ve n’è una concentrazione fatale.