Vola un’altra scarpa: FMI sotto accusa da parte degli studenti turchi

Il gesto ormai lo conosciamo bene: rischia di ripetersi a ogni nuova protesta che implichi il mondo islamico, al cui interno rappresenta un grave insulto.
Il protagonista è stato un giovane , la vittima prescelta il presidente del FMI .
Anche questa volta difetti di mira, ma la scarpa bianca da ginnastica scagliata all’improvviso racconta di un odio forte per le istituzioni finanziarie internazionali.
Già: FMI ladro è stato l’urlo che ha accompagnato il lancio e la cointestazione ha coinvolto anche altri giovani.
Le guardie della sicurezza hanno poi evitato ulteriori contatti e arrestato il giovane, ma l’episodio rimane nelle cronache e va spiegato.

ha minimizzato; si è anzi detto lieto di aver potuto spiegarsi senza essere interrotto fino alla fine.
Era ospite presso l’università Bilgi di Istanbul in un incontro con gli studenti desiderato e gradito, prima di ulteriori appuntamenti più onerosi e importanti previsti con le altre istituzioni finanziarie mondiali.
La scelta faceva parte di una nuova strategia comunicativa, per far meglio conoscere il Fondo Monetario Internazionale e le sue politiche.
In tempo di spiegarsi è necessario.

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Parola del FMI: l’influenza suina può estendere il suo contagio all’economia

Ci mancava pure l’influenza A detta suina.
Per il Fondo Monetario Internazionale, una sua diffusione troppo ampia e duratura potrebbe compromettere la ripresa.
Tempo fa una notizia del genere avrebbe fatto sorridere, oggi preoccupa.
Questa è la fragilità del sistema economico e sociale in cui viviamo.

In realtà è da anni che si aspetta la famosa e tenebrosa pandemia finale.
Ricorderete l’aviaria: dopo un inizio dirompente che fece strage di polli e di uccelli, il passaggio all’umano fece temere il peggio.
Vu furono morti, si produsse il solito provvidenziale vaccino e poi tutto tornò a tacere all’improvviso.
I media si stancarono di parlarne, le dosi comprate dai governi rimasero inutilizzate e le case farmaceutiche fecero un ottimo affare.
Ora, parlando della nuova epidemia, si immaginano scenari da incubo: scuole chiuse, uffici deserti, fabbriche abbandonate, nessuno che si bacia o abbraccia e vaccinazioni a tutto spiano.

Il virus si diffonde ma non è particolarmente terribile: poco più o poco meno di una normalissima influenza.
Pur tuttavia, a forza di parlarne, rischiamo per lo meno di invadere i servizi sanitari al primo brivido.
Le cautele, conseguentemente, si sprecheranno, perché non si sa mai.
E le case farmaceutiche faranno un altro, splendido affare.

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Ripresa può darsi, ma…

Le buone notizie le hanno date, ma non convincono.
La frena, ma non è detto che si risolva e questo non lo dico io.
Sono parole che provengono nientemeno che dal direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, .
Teme per la disoccupazione in crescita e la stabilità per nulla raggiunta,
Vede i mercati finanziari e le banche ancora a rischio.
C’è molto di che non è ancora stato ingoiato e digerito, né gettato fuori e incenerito.
E i governi non devono credere di poter andare in vacanza: se gli aiuti dovessero mancare, l’economia potrebbe non ritrovare la strada.

Nella solita riunione dei potentati italiani a Cernobbio un analogo lo pronuncia il presidente Napolitano.
Anche per lui il lavoro che manca non deve farci dormire notti serene.
Per di più occorre, a suo parere, evitare di tornare alle vecchie pratiche, che poi tanto vecchie desuete non sono, visto che in attesa di provvedimenti di là da venire, molti manager sono tornati inopinatamente a chiedere e ottenere compensi principeschi.
Il problema della stabilità, d’altra parte, continua ad incidere.
Per esempio fa sì che le banche non concedano facilmente credito, guarda caso, proprio nel momento in cui le imprese ne avrebbero più bisogno.
Certi meccanismi, se girano al contrario, generano sfracelli e confusione a tutto spiano
Nei fatti rimamngono notevoli fragilità in tutto il sistema e già si sa che la ripresa, lenta e misera, non sarà generalizzata, ma si presenterà invece a .
Ciò significa che se qualcuno potrà tornare magari a festeggiare, altri rimarranno invece al palo o cadranno proprio ora nella trappola.

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La crisi c’è e ci sarà ancora

Sulla crisi continuano a giungere notizie contraddittorie, segno che in giro c’è ancora molta confusione.
L’ultima parola è venuta dal Fondo Monetario Internazionale e non appare confortante.
Secondo gli esperti dell’autorevole istituzione il culmine non sarebbe ancora stato toccato e il cammino verso la rimarrebbe faticoso.
Alcuni segnali positivi giungono dagli Stati Uniti ma non sono tali da assicurare un vero ottimismo.
Troppe sono le questioni ancora in ballo, basti pensare alle vicende e alle soluzioni rischiose che stanno interessando il settore automobilistico.
E pure sul versante finanziario, non tutto è chiaro e risolto.

La prudenza è quindi d’obbligo e nulla autorizza a considerare chiusa la partita.
I dati economici globali sono ancora deludenti, la produzione decresce o stagna, i consumi latitano, le aree di povertà aumentano.
Rimane difficile ottenere credito dalle banche, le imprese faticano e la disoccupazione si fa sempre più diffusa.
In questo quadro si spera ancora nel prossimo 2010. ma di miracoli non ve ne saranno certo e le incognite rimangono forti.
Ci aspettano anni comunque duri e c’è da augurarsi che i leader politici del pianeta non sbaglino i loro conti, altrimenti saranno ulteriori guai.

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