Varato un G8 moderatamente ambientalista

L’aria dell’Aquila deve aver fatto bene ai grandi.
Ha conferito agli una maggior serietà e volontà risolutiva.
Nei limiti del possibile i discorsi sono stati sobri e forse sinceri e anche sulle qualche cosa comincia a tentarsi.
C’è un diverso inquilino alla Casa Bianca e si sente.
Con Bush i negazionisti interessati avevano vita facile e trovavano ottimi gruzzoli per continuare nella loro strenua battaglia.
Il benessere degli americani non poteva né doveva essere posto in discussione.
Peccato che ci abbiano poi pensato i fatti a raggelarlo, proprio per le miserie del modello tanto amato dal peggior presidente che gli Stati Unirti abbiano mai avuto.
Con Obama si svolta, anche se la tempistica è del tutto discutibile.

Per ora l’accordo parla di una riduzione dell’80% delle emissioni di CO2 entro il 2050.
Buona l’intenzione, lontana la data.
Bisognerebbe capire con quali scansioni e tappe intermedie si intende raggiungerla.
Il disastro c’è già oggi, non è questione di un lontano futuro.
Pur tuttavia certi numeri fanno sperare, anche se permane un inghippo alquanto difficile da sciogliere.
Gli otto hanno detto, ma gli altri?
Cina e non sembrano intenzionate a confermare l’impegno e visto quanto contano a livello economico e quanto inquinano già ora, non è un impaccio da sottovalutare.
Si tratterà di estendere la trattativa e di farle ottenere il salto di qualità che occorre.
Tempo non ce n’è più e le conseguenze del clima impazzito possono generare nuove e più pesanti crisi, tali da non poter essere più gestite.
La della sfida da affrontare ormai c’è, è diffusa, ha trovato ascolto nella politica e nessuno più ci scherza sopra.
Sopravvivono purtroppo veste aree di interesse e lobby fortissime che si oppongono a qualsiasi provvedimento un poco più serio e continueranno a dare battaglia.
Si dovrà combatterle e ottenere nuovi accordi certi a livello planetario se non vogliamo prepararci un futuro da incubo.

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G 20 di Londra ai blocchi di partenza

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Arrivano alla spicciolata, cominciano a incontrarsi, fanno pretattica, non sanno cosa attendersi e avvertono sulle spalle responsabilità gravi.
Sono i di questo G 20 di Londra in via di apertura.
Sanno di non poter fallire, ma accordarsi e trovare il bandolo della matassa non è semplice.
All’intorno il mondo sta ad aspettare, chi deve farsi sentire, del mondo sindacale e sociale, manda messaggi e molti manifestano e manifesteranno ancora.
Il clima è controverso: è duro rinunciare ai propri interessi e pregiudizi, ma bisognerà saltare l’ostacolo.

Obama dice che bisogna agire in fretta e propende per degli scossoni a breve in grado di mettere subito in moto l’economia.
Desidera spendibili e da subito efficaci.
I cinesi attaccano la centralità del dollaro.
Sarkozy scalpita, non gradisce quanto uscito dagli studi preparatori e ha affermato che se non si andrà sul concreto è pronto a prendere armi e bagagli e tornarsene a casa.
Gli europei, in genere, vorrebbero parlare delle da imporre, soprattutto, al mercato finanziario.
Chiedono scelte di prospettiva.
Si parla di grandi riforme che dovrebbero addirittura interessare il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Gordon Brown, che ospita il vertice, è preoccupato e non vorrebbe veder crescere troppo la temperatura.

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Il clima cambia e la natura non aspetta

Cielo_Pecorelle[1]

Continuano a susseguirsi incontri tra esperti o tra politici sui cambiamenti climatici in corso, sulle loro origini e sugli che ci attendono.
Da una parte c’è chi minimizza, dall’altra stanno i cosiddetti catastrofisti.
Va da sé che se non vi fossero ragioni per trattare il tema così tanto e a lungo e se i dati non fossero preoccupanti, l’avremmo già finita di parlarne.
Lo stesso vale per la responsabilità umana su quanto sta accadendo.
Si interesserebbe l’, si terrebbero conferenze e si svilupperebbero accordi internazionali, quando non fosse chiaro che le nostre immissioni un qualche influsso lo stanno avendo sulla natura che impazza?

D’altra parte non ci vogliono osservatori particolari per capire cosa stia succedendo.
Che i ghiacciai si stanno in genere riducendo non è tema di dubbio: se avete dei buoni ricordi fatevi un giretto sulle Alpi e capirete.
Effetti da tropicalizzazione sono ormai diffusi e il Mediterraneo ne mostra a sazietà.
Le specie a rischio formano una lista impressionante e non è molto che abbiamo assistito alla riduzione del patrimonio di api.
Pensare poi che due secoli di schifezze di ogni genere gettate nell’atmosfera in quantità incalcolabili, non possano aver influito negli equilibri generali è piuttosto ingenuo, se non colpevole.

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