Draghi dispensa equamente speranze e timori
Draghi partecipa al meeting riminese di Comunione e Liberazione e, davanti a una platea plaudente, propone e distribuisce con equità speranze e timori.
La crisi verrà forse superata nel 2010.
Certi processi in ambito mondiale confortano e qualche debole segnale lo abbiamo anche nel nostro paese.
Forse il periodo più pericoloso, afferma il Governatore, l’abbiamo lasciato alle spalle, ma per tirare un vero sospiro di sollievo ci vuole ancora tempo.
Né tutti i nodi sono stati davvero sciolti: vanno soprattutto date regole per evitare qualsiasi ritorno indebito alle pratiche negative del recente passato.
Per l’Italia vi sono però chiari motivi di preoccupazione.
Anche Draghi individua nella debolezza e possibile caduta di diverse imprese un danno economico e occupazionale alquanto probabile e duro da digerire.
Permangono inoltre irrisolte numerose criticità del nostro sistema produttivo che ci rendono fragili rispetto ai principali paesi europei.
Del deficit si sa.
E’ un macigno.
Molte innovazioni servirebbero poi, sostiene Draghi, nella cura degli ammortizzatori sociali, nello sviluppo dell’istruzione e delle ricerca, nella rivisitazione del sistema pensionistico, nel rilancio del modello produttivo.
La lista è quindi lunga e permette di capire che ogni eccesso di ottimismo non confortato dai fatti può soltanto essere dannoso.
Qui occorre invece rimboccarsi le maniche, per non perdere ulteriore terreno e rivedere un sistema complessivo che ha mostrato la corda.
Le risorse ci sarebbero ma il paese deve uscire dalle sue strettoie e iniziare a valorizzare le competenze reali piuttosto che sottometterle alle solite consorterie.
Dobbiamo cambiare e molto e la politica deve trovare il coraggio e le proposte per farlo sul serio, senza ulteriori indugi.
Il Governo batta allora un colpo e mostri quali programmi intende seguire per allontanarci della recessione senza danni eccessivi e irrimediabili.