Continua il balletto sul posto fisso

getta il sasso nello stagno.
Riabilita il lavoro a tempo indeterminato.
In principio solo i sindacati reagiscono e commentano, il resto tace.
Salta poi su , infaticabile e sfaticato persecutore dei famosi fannulloni e corregge, anzi silura.
Gli pare che si parli di un relitto ormai sepolto, di un refuso, di una sorta di mostro da .
Sacconi conferma, in toni più moderati e comprensivi, ma la sostanza non muta.
Qualcuno si spinge a pensare che l’uscita del ministro dell’Economia sia l’ennesima stilettata contro , sulla linea iniziata e portata avanti da Fini.
Dopo lungo silenzio compare finalmente il giudizio della : non scherziamo!
Il lavoro fisso come dogma appartiene al passato, solo l’elasticità può produrre nuova occupazione e rimettere in gioco l’economia.
Guai a muoversi dall’, nonostante i ben noti sfaceli.
La questione è chiusa? bastonato e pentito ridotto in un angolo?
Nemmeno per idea, interviene il premier e stupisce: anche per lui il posto fisso è un valore.
Ama senza dubbio gli autonomi, il Cavaliere, ma non disdegna un verso la vecchia guardia dei dipendenti storici, non segnati dalla contrattazione impazzita.

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