Italia dei valori, al via il primo congresso nazionale

congresso IdvL’Italia dei Valori alla prova del congresso. Quello che si è aperto oggi a Roma è, infatti, il primo convegno nazionale del partito di Antonio Di Pietro.

Lo slogan che accompagnerà la manifestazione fino alla chiusura di domenica dice “L’ per una nuova Italia”. In effetti il gruppo dell’ex magistrato di Milano è in forte ascesa tra i pre elettorali, nonostante le ultime polemiche legate ad un presunto coinvolgimento del con la Cia ai tempi di mani pulite. Accuse che per la verità appaiono piuttosto flebili e basate su assunti un po’ strampalati.

I 3.607 delegati discuteranno in modo particolare di giustizia e legalità, da sempre i temi più cari all’. L’ di Di Pietro è atteso per doamni, quando il congresso entrera’ nel vivo. In platea ad ascoltare l’ex pm ci sarà anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

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Leader troppo vacui e avidi vagano per l’Occidente

Incerti su tutto fuorchè su quel che dona il potere.
Innamorati di se stessi ed elevati un palmo sopra la cosiddetta “gente”.
Troppo leader del mondo e anche nella nostra democratica Europa hanno magari poche e , ma ambizioni del tutto fuori misura.
Si tratti di Berlusconi e di Sarkozy, ma anche di Gordon Brown o Zapatero e dei rispettivi entourage, la presenza va oltre la sostanza e la ha svergognato tutti.
Perfino la Merkel, nella morigerata Germania, dà vita a un esecutivo con i liberali che promette, ma guarda un poco, una ricetta del tutto nuova: la mitica riduzione delle tasse.
Peccato che presso Berlino navighi un deficit poco invidiabile.
A nessuno viene in mente qualche proposta un poco più avanzata.
Il solo Obama lotta come un leone per una normalissima e civilissima riforma sanitaria che gli sta costando sangue a fiumi.
Per lo meno ci prova.

I governi non vogliono interlocutori, concertano poco, assaltano soltanto i media, per usarli o per deprecarli a seconda dei bisogni e delle emergenze.
Da noi abbiamo i maestri, ma altrove si trovano incredibili copisti.
Non è un caso se la libertà di stampa segna passi indietro un poco dappertutto.

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L’ONU torna protagonista e va difesa

Oggi una nuova girandola di , tra cui i principali dei cosiddetti grandi, dirà la sua all’Assemblea dell’ONU.
L’assise permetterà di capire quali prevalgono nelle e di vedere l’ in corso come viene considerata da tutte le parti in causa.
Di carne al fuoco ce n’è molta e si tratta in genere di questioni da far rizzare i capelli.
Siamo in un momento cruciale per la soluzione o meno delle crisi ambientali ed economiche da cui siamo squassati e intimoriti.
La sensazione è che si vorrebbe voltare pagina.
Manca però la forza e la pressione dello lobby è pronta ad agire per stonare troppo radicali che ne mettessero in forse il potere e i profitti.
Eppure i toni dei discorsi già ascoltati ieri sono seri e talora cupi e le esigenze premono.

Intanto di sono visti Abu Mazen, Obama e Netanyahu e hanno concordato l’inizio di nuovi negoziati.
I rappresentanti iraniani hanno poi riferito a quelli giapponesi di essere interessati allo sviluppo di una comune proposta per mettere al bando le armi nucleari.
Il loro programma atomico, continuano a sostenere, ha soltanto e unicamente scopi civili.
Molti i colloqui, quindi, dietro le quinte e non è difficile immaginare che, in corso d’opera, si tratti anche della crisi honduregna.

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Per una volta nella vita tocchiamoci la coscienza

E’ facile far finta di niente e girare gli occhi dall’altra parte.
Si può vivere chiusi all’interno di un involucro dorato e chiedere di cacciare tutti coloro che disturbano l’estetica.
Non ci vuol molto ad addossare a chi non può difendersi tutte le colpe.
Ma i poveri ci sono e premono.
Che ne dicono i leader che si apprestano a pontificare durante il prossimo G8 dell’Aquila?
Si può accettare l’accrescersi continuo dei , degli affamati, dei diseredati?
Ormai ci sono anche nelle nostre città e non tutti sono stranieri.
Nel resto del mondo talora paiono la regola.

Lo sviluppo è una parola che per certuni non significa nulla.
La crescita che essi conoscono è solo quella dei problemi e delle angosce.
Noi stiamo ad attendere gli esiti dei mutamenti climatici e siamo ancora lì a discutere; altrove significano sete e impossibilità di coltivare il necessario, di allevare il bestiame e di curare i figli.
Questa marea sommersa di indigenti a mano a mano si avvicina e noi studiamo i metodi per gettarla a mare e siamo anche orgogliosi se ci riusciamo.
Si blatera di aiuti e poi scopri che l’Italia è tra le nazioni che meno hanno tenuto fede agli impegni solennemente assunti di finanziare i paesi poveri.

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I convitati di pietra al G 20 di Londra

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A chi risponderanno i leader del G 20? Quanti convitati di pietra ci sono dietro il e a chi si darà ascolto.
Tra breve sapremo le conclusioni e se accordo vi è stato oppure no.
Magari ci sarà per forza, ma occorrerà saggiarne il peso.
Il 50% del mondo che guadagna meno di due dollari al giorno non è affatto rappresentato e dovrebbe di per sé ricevere la maggiori attenzioni, ma è quasi impossibile che sia così.
La natura vorrebbe, a sua volta, contare, ma forse non se ne tratterrà nemmeno: saprà farcela pagare a suo tempo.
I lavoratori a rischio o già fuori mercato non possono aspettare molto pure nei paesi dove gli ammortizzatori sociali funzionano.
Verrebbe da dire che la maggioranza del pianeta ha giuste attese e tutti desidereremmo essere presi sul serio per noi e per i nostri figli.

Eppure l’ombra che grava è data dagli interessi di stato e di bottega.
Si vorrà davvero riformare il , fare ordine nelle organizzazioni internazionali che vi presiedono e mettere al muro i paradisi fiscali?
Si darà freno alla globalizzazione selvaggia che fa profitti come , dove, quando e quanto gli pare, comprimendo e vessando il mondo del lavoro?
Si sapranno individuare le armonie opportune tra economia e diritti o si continuerà a far finta che le persone non esistano e non contino?
Si cercheranno, insomma nuovi equilibri, o si continueranno a proteggere le lobby antiche, banche e in testa?

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G 20 di Londra ai blocchi di partenza

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Arrivano alla spicciolata, cominciano a incontrarsi, fanno pretattica, non sanno cosa attendersi e avvertono sulle spalle responsabilità gravi.
Sono i leader di questo G 20 di Londra in via di apertura.
Sanno di non poter fallire, ma accordarsi e trovare il bandolo della matassa non è semplice.
All’intorno il mondo sta ad aspettare, chi deve farsi sentire, del mondo sindacale e sociale, manda messaggi e molti manifestano e manifesteranno ancora.
Il clima è controverso: è duro rinunciare ai propri e pregiudizi, ma bisognerà saltare l’ostacolo.

Obama dice che bisogna agire in fretta e propende per degli scossoni a breve in grado di mettere subito in moto l’economia.
Desidera provvedimenti spendibili e da subito efficaci.
I cinesi attaccano la centralità del dollaro.
Sarkozy scalpita, non gradisce quanto uscito dagli studi preparatori e ha affermato che se non si andrà sul concreto è pronto a prendere armi e bagagli e tornarsene a casa.
Gli europei, in genere, vorrebbero parlare delle nuove da imporre, soprattutto, al mercato finanziario.
Chiedono scelte di prospettiva.
Si parla di grandi riforme che dovrebbero addirittura interessare il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Gordon Brown, che ospita il vertice, è preoccupato e non vorrebbe veder crescere troppo la temperatura.

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