Verso un’opinione pubblica planetaria

Abituati a essere colpiti e a baciare il bastone.
Questo è accaduto a lungo nella storia dell’uomo di fronte ai potenti di sempre.
Era moneta sonante nella maggior parte dei paesi del mondo e lo stava diventando anche da noi che ci crediamo tanto liberi.
Eppure diversi segnali ci dicono che qualcosa sta accadendo in questi ultimi anni: non dappertutto, a macchia di leopardo, ma succede.
L’ultimo caso riguarda l’Honduras: non solo Zelaya non demorde ma i suoi sostenitori sfidano l’esercito e continuano a manifestare.
C’è scappato anche il morto, ma non per questo la protesta finisce.
Qualcosa di analogo è capitato e potrà ancora avvenire in Iran.
Ma potremmo anche parlare delle rivolte tibetane e birmane che hanno contratato poteri davvero forti e determinati a non cedere.

Le nuove tecnologie aiutano la e stanno agevolando la nascita di una sorta di opinione pubblica mondiale.
Religiosi, filosofi, letterati, artisti sanno rischiare e non deflettono dal loro ruolo di testimoni impegnati.
Associazioni benemerite, sempre più numerose e determinate, tutelano a aiutano.
Settori del popolo superano la paura e sfidano polizie ed eserciti, accettano di esporsi e di sacrificarsi per un sogno di democrazia reale e per il bene comune.
La libertà non è più solo un vocabolo e un obiettivo occidentale.
Purtroppo i leader non sono all’altezza e la politica con la p maiuscola fatica a risorgere.
Il segno, tuttavia, è positivo.

Leggi tutto »

La privacy non è un optional: attenti agli occhi indiscreti

Prendo spunto da un caso occorso in questi giorni.
Il Garante della Privacy ha invitato un’azienda a smetterla di monitorare, con un sistema appositamente inserito, l’impiego di internet da parte dei propri dipendenti.
È stato così accolta la protesta di un lavoratore e nel contempo la documentazione è stata passata all’autorità giudiziaria.
Può esistere ancora un nostro spazio o i devono averla vinta in tutte le forme possibili?
Quanto rimane difeso del nostro privato davanti all’enorme massa di informazioni che ogni giorno viene acquisita su tutto e su tutti?
Non sono quesiti inutili; riguardano il sale della democrazia.

Gli occhi che ci spiano si sono ovunque moltiplicati e già si è visto cosa è potuto succedere negli Stati Uniti con la scusa del terrorismo.
Il potere politico ed economico può trovare comodo sfruttare le per imporre maggiori controlli senza molte cautele.
Ebbene dobbiamo stare attenti: in certi casi veniamo seguiti passo passo quasi fossimo criminali, in altri non siamo invece tutelati dalle invasioni truffaldine dei nostri spazi e della nostra identità.
Per parte mia preferisco maggiori pericoli pur di non perdere la libertà e penso che questo dovrebbe essere un atteggiamento diffuso.

Leggi tutto »

Prove di reciproca intolleranza

Ieri i mussulmani hanno festeggiato la fine del mese di digiuno del Ramadan.
E’ accaduto anche a Milano presso il cinema Ciak.
Cosa è accaduto?
Un gruppo di attivisti del Movimento per l’Italia si è appostato all’ingresso con l’intento di protestare contro l’uso del velo integrale islamico da parte delle donne.
Tra di essi c’era anche l’ex deputata e guida della nuova formazione Daniela Santanchè.
L’incontro con il corteo dei fedeli non è stato amichevole.
C’è chi ha tentato di strappare i cosiddetti burka e di impedire alle donne di entrare.
Dall’altra parte si è risposto senza tanti complimenti e si è quindi scatenata una sorta di rissa.
A farne le spese c’è stata anche la Santanchè, colpita duramente e costretta a rivolgersi alle cure mediche per contusioni toraciche corrispondenti a una prognosi di venti giorni.
Naturali le e le reciproche denunce scattate immediatamente dopo.

La legge indica certe regole e andrebbero rispettate.
Sta di fatto che è stata formulata in tempi che non prevedevano gli afflussi multiculturali da cui siamo oggi interessati.
Tradizionalisti da una parte e nazionalisti dall’altra hanno inscenato uno scontro che sarebbe stato meglio evitare.
In gioco non c’è solo il rispetto reciproco ma anche una equa visione delle libertà personali.
Le vesti ed i costumi delle donne sono deprecabili solo se vengono imposti: allora è giusto difendere il diritto universale alla scelta.
Se vengono invece indossati per amore della propria cultura non si può criticarli più che tanto.
C’è poi la legge e ha delle sue ragioni
Può essere interpretata con più o meno tolleranza: si tratta di accordarsi in modo serio.
Nei fatti se il problema è quella della riconoscibilità dei volti allora bisogna anche imporla a chi indossa certi tipi di caschi e di occhiali che, combinati, rendono difficile se non impossibile l’identificazione, pari a un burka.
Spesso li portano i malviventi italiani e di altri, svariati, paesi, proprio per non farsi riconoscere nel corso delle rapine.
Siamo quindi attenti alle reciproche intolleranze e vediamo di stabilire intese a reciproca e corretta tutela.

Leggi tutto »

Fini riapre il dibattito sul testamento biologico

E’ stato Fini a gettare il , mentre forse nessuno ci pensava.
Lo ha fatto nel corso della sua partecipazione alle festa del PD che si tiene in questi giorni a Genova.
Ha sostenuto con forza la necessità di apporre modifiche di sostanza alla legge sul testamento biologico già passata al Senato.
Ha raccomandato laicità e per il diritto della persona e del medico di fiducia a poter contare quando si tratta di decidere della propria morte.
Ha quindi ribadito con particolare vigore una posizione già da lui fatta emergere a inizio dibattito, allorchè era ancora caldo il caso Englaro.
Le reazioni, all’interno della sono state piuttosto stizzite, anche se non vi mancano coloro che un qualche mutamento comunque lo vorrebbero.
Sono stati, in particolare il presidente e il vice-presidente del Senato, Gasparri e Quaglarello a far sapere che non accettano lezioni di laicità da nessuno e a condannare un fondamentalismo che graviterebbe, soprattutto, dalle parti laiche.

Leggi tutto »

Vent’anni di follie per una libertà degradata

Vent’anni fa il si scioglieva al sole.
Accadeva senza troppe violenze, come una sorta di comunicazione della morte annunciata di un malato vissuto troppo a lungo nella vita artificiale.
Si era avvelenato da solo, con quelle leadership vetuste, prone sui propri bisogni, estranee al grido sordo di sfiducia accumulatosi all’intorno.
Altro che eguaglianza, giustizia e libertà: un cimitero della persona e una burocrazia invadente e cieca.
Eppure non morì di ideologia, ma di economia nuda e cruda.
Sanzionò la fine uno dei politici più ammirevoli e sfortunati di questi tempi vani: Michail Gorbacev.
Fu un curatore fallimentare eccelso, ma la sua Russia lo ha poi guardato spesso con livore.

L’Occidente vinceva la sua battaglia e decretava la fine della storia.
I fratelli dell’Est si attrezzavano a entrare in Europa e gustavano i primi doni del consumismo d’oltre cortina.
Era una e speranzosa: l’intero orbe terracqueo consegnato alla democrazia e all’opulenza.
Tempi lontani: so che negli ultimi anni è ritornato alla grande lo studio di Marx.
Ai tempi della mia giovinezza mi tediava: essendo religioso sul serio non mi andavano per nulla quelle chiese oltranziste che assomigliavano tanto alla mia, quando si sente invasa dal dogmatismo integralista.
Il nulla del pensiero e il troppo dell’appartenenza mai critica.
Ora, forse, ci sarà prudenza e i vecchi hanno quasi sempre qualcosa di utile da insegnare, se presi col bilancino.

Leggi tutto »

Per Berlusconi tutto bene esclusa RAI 3

Archiviamo anche la conferenza stampa estiva del Cavaliere.
Nessuna reale sorpresa, ormai le sue litanie sono alquanto ripetitive, buone per la chiesa in cui officia come papa sovrano, assai meno per tutti gli altri.
Ovviamente tutto bene madama la marchesa sul piano della azioni del Governo.
Ha fatto tanto e di più, non c’è nulla da rimproverarsi e il futuro è roseo.
Lo confermano le ultime previsioni OCSE che sembrano prevedere che l’Italia e la Francia saranno le prime nazioni a uscire dall’incubo.
Sembra e ce l’auguriamo, intanto i dati disponibili dicono altro e non conviene citarli o dirne molto.
Meravigliosa anche la nostra politica estera, compreso l’accordo per il nuovo gasdotto passante per il mare della Turchia.
Peccato che poi le autorità di quel paese poi si dicano stupite per le affermazioni del nostro premier.
Cosa abbia fatto l’esecutivo è stato ampiamente raccontato: a ciascuno il giudizio che crede.

Quel che davvero non va è l’attacco reiterato a RAI 3 e ai suoi telegiornali e programmi di indagine e informazione.
Non è mio interesse difenderli per le forme e i contenuti: i giusti sono gusti, ma l’idea che il servizio pubblico debba suonare i peana del potere non mi va proprio giù.
Le televisioni devono parlare a noi, dare notizie, tenerci oggettivamente informati, dire quel che va detto.
In una democrazia questa è la funzione del giornalismo.
Servizio pubblico non significa lode a chi governa, la RAI non è chiamata ad essere il megafono dell’imperatore.
Negli altri paesi europei nessuno si sognerebbe di parlare così, né verrebbe tollerato se lo facesse.
Ma noi siamo la repubblica dei servi idioti e passiamo sotto silenzio minacce così palesemente antidemocratiche.
Chi ama la libertà, come si sa, difende anche il diritto al pensiero e alla parola del proprio avversario.
Qui siamo su altri versanti.
Forse non accadrà nulla come altre volte, ma intanto la maggioranza si sta pappando il resto della RAI con nomine assai discutibili: la vera faziosità sta da altre parti.

Leggi tutto »

Tra fiducia e fiducia il Parlamento è in ferie da sempre

Varato un decreto se ne fa un altro e si prosegue nel farlo approvare a colpi di fiducia.
Quello definito anticrisi è passato al Senato senza alcun mutamento possibile.
Consentire un minimo dibattito o permettere variazioni avrebbe comportato lo sgradito ritorno alla Camera.
Ma c’è fretta e le ferie incombono.
Così a un veloce passaggio se ne è aggiunto un altro correttivo che dovrebbe decidersi a breve.
Si tratta nientemeno che delle integrazioni al primo decreto, che prima era previsto slittassero a settembre come i beneamati e storici esami di riparazione.
Ora prendono corpo in un provvedimento ulteriore che dovrebbe soddisfare le istanze critiche emerse, soprattutto da parte del Quirinale.
Anche in questo caso fiducia e…via!

La maggioranza vota compatta, esclusi gli autonomisti di Lombardo che vogliono tenere caldo il ferro sulle questioni meridionali.
Per il resto avviene quanto era già previsto e non giova ripeterlo.
Quel che non va è lo sfratto del Parlamento.
Ormai i voti di fiducia sono arrivati a venticinque dall’inizio dell’attuale legislatura.
Quasi mai succede quindi un attenta discussione delle proposte in campo.
Deputati e senatori devono soltanto siglare o meno quel che il Governo vuole e propone.
Ogni volta l’esecutivo riduce tutto e un sì o a un no alla sua stessa sopravvivenza
Se prevale il no cade tutta la baracca.
Ovvio che vinca il sì, perché la maggioranza vuol sopravvivere.
In tal modo i provvedimenti non subiscono mai variazioni in aula, come sarebbe normale, ma vengono discussi e decisi del tutto al di fuori.

Leggi tutto »

14 luglio 1789: e fu ed è Rivoluzione

Duecentoventi anni sono ormai trascorsi da quell’evento straordinario che diede al mondo una sterzata decisa e insopprimibile.
L’episodio da tutti ricordato è la presa della .
In quella tetra prigione soggiornavano in allora ormai pochi prigionieri, ma era un simbolo della tirannia e come tale doveva essere preso ed abbattuto.
Il fatto, in sé trascurabile, diede le ali alla e la portò dove pochi, agli esordi, avrebbero immaginato.
Il percorso fu lungo, tortuoso, contraddittorio e spesso violento.
Conobbe il pregio della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, ancor oggi base degli istituiti di tutela della .
Patì l’orrido peso del terrore e della ghigliottina.
Una monarchia millenaria, ormai incapace di capire e interpretare gli eventi, venne abbattuta.
Venne la repubblica e maturarono quei valori che ancor oggi sono un sogno per molti e un incubo per troppi.
Fu la rivoluzione per antonomasia, nei suoi valori come nei suoi eccessi, uno autentico e riconosciuto nella storia non solo della Francia, ma dell’ e del mondo intero.

Leggi tutto »

Diritti evocati e dimenticati

Nell’incontro tenuto ieri con il leader cinese Hu Jintao, il presidente Napolitano ha voluto sostenere e sottolineare che un forte e costate sviluppo economico non può discostarsi da un’analoga crescita nel rispetto dei umani e civili.
È stata una notazione coraggiosa e apprezzabile, soprattutto se consideriamo che in quello stesso giorno si aveva notizia della dura e sanguinosa repressione nello Xinyiang.
Patte del suo contenuto, pur tuttavia, è piuttosto labile.
È ormai un fatto assodato che si può fare del capitalismo spinto anche senza votarsi alla democrazia e proprio la Cina è lì adimostrarlo.

Di fatto, nei passaggi successivi e ben più concreti, italiani e cinesi hanno fatto i loro buoni affari, senza pensare molto alle libertà e alle autonomie tolte e conculcate.
Non ricordate del resto l’inarrivabile George Bush il quale, mentre diceva di voler espandere la democrazia in tutto l’orbe terracqueo, la svuotava e irrideva all’interno del suo stesso paese.
Un conto sono le parole , altro i fatti.
Il problema dei attraversa le nostre stesse nazioni e noi ne stiamo dando un esempio preclaro con le tanto e giustamente contestate norme per la lotta alla clandestinità.

Leggi tutto »

Recuperare cittadinanza

Non si è cittadini di una nazione e di un paese solo perché si può godere di riconoscimento e di una serie stabile di diritti.
Il concetto, nella sua integralità non comprende unicamente l’appartenenza ma si gioca anche sulla partecipazione attiva e responsabile.
Si hanno opportunità, si ottiene rispetto, libertà.
Ci sono pure doveri da assolvere e norme cui attenersi.
In un contesto civile e realmente democratico si danno equilibri virtuosi e trasparenti tra l’individuo e la collettività, fino a quell’espressione politica caratteristica che è lo Stato con tutte le istituzioni che ne derivano e dipendono.
La cittadinanza viene allora considerata un valore e permette a chi ne è investito di sentirsi inserito in una comunità più vasta con cui si intrecciano relazioni consapevoli e reciprocamente fruttuose.

In Italia non è facile sentirsi cittadini a pieno titolo.
Da una parte esistono caste, lobby, nuclei di potere che premono e differenziano fino a escludere e condizionare.
Dall’altra abbiamo persone che più che chiedere diritti cercano soluzioni interessate e non danno alcun peso alle regole comuni.
Qui allignano le raccomandazioni, le tangenti, il voto di scambio, l’evasione, il menefreghismo diffuso.
Ne scaturisce quella giungla di comportamenti impropri che rende ingestibile e fragile la nostra società: qui la cittadinanza decade.

Leggi tutto »