G 20: promesse, promesse e poi?
Si parla di limiti ai bonus per i manager, dati spesso anche a quelli più idioti e inefficaci, tanto per non smentire il capitalismo da rapina.
Si cerca di dar regole al sistema finanziario con tempistiche piuttosto larghe, da qui al 2012.
C’è chi afferma che molto è già mutato: ne vedremo presto gli esiti.
Ci si impegna a lottare contro la disoccupazione: in quali termini non si sa.
Si è stilato un patto per la crescita sostenibile: il concetto vale parecchio ma va spiegato e la realtà deve seguire.
Come la metteremo con il mercato senza limiti?
Si pensa di aiutare i paesi emergenti e in questo impegno confluiscono anche la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.
E delle nazioni che affondano che ne facciamo? Ordiniamo una bella serie di bare? Costruiamo graziosi cimiteri con vista sulla savana?
Sul clima qualcosa si farà: vedremo a Copenaghen.
Non resta molto tempo e la natura non è sensibile a nostri ordini e desideri, va dove le pare.
Il G 20 ci propone queste ricette, finora sul libro: non è ancora chiaro se finiranno mai nel piatto e con quale gusto.
L’unica speranza è che i leader dei grandi allargati abbiano capito la lezione e siano consapevoli delle sfide che ci aspettano.
Fosse solo retorica, ci sarebbe da condurli su un’isola deserta, lasciandoli a sbrigarsela da soli, senza più ledere le nostre vite.
Alle pelle e al potere tuttavia ci tengono e allora proviamo un poco a fidarci, anche se i risultati non sono mai pari alle attese.
C’è paura di sfidare le lobby fanatiche e intransigenti?