Pisanu: la trattativa Stato-mafia c’è stata.

Il presidente della Comm. antimafia, Pisanu

Il presidente della Comm. antimafia, Pisanu

Qualcosa del genere c’è . Il presidente della commissione antimafia, Giuseppe Pisanu, si riferisce alla tra e mafia negli anni delle stragi, ammettendo l’esistenza dei tentativi di contatto. L’affermazione di Pisanu è contenuta nella sua relazione su “i grandi delitti e le stragi di mafia ‘92-’93″.

“Come hanno stabilito i magistrati e come ha confermato l’incerta copia del misterioso “papello” l’obiettivo delle stragi ‘92-’93 era quello di costringere lo ad abolire il 41bis e a ridimensionare tutte le attività di prevenzione e repressione”, ha spiegato Pisanu. “Era una posta altissima - ha ricordato – perchè il 41bis, la normativa sui collaboratori di giustizia e quella sul sequestro dei patrimoni illeciti avevano ed hanno una tale forza eversiva da far saltare gli assetti interni del potere mafioso e disgregare alla lunga l’intera organizzazione. Per questo, Cosa nostra tratta o cerca di trattare con lo ”.

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Mafia, Dell’Utri condannato a 7 anni in appello

Il senatore dell'Pdl, Marcello Dell'Utri

Il senatore dell'Pdl, Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’Utri condannato a sette anni di carcere ma assolto per le accuse successive al 1992, “perché il fatto non sussiste”. Questo il verdetto della seconda sezione della corte d’appello di Palermo presieduta dal giudice Claudio Dall’Acqua.

Il senatore del Pdl, vede dunque ridursi la condanna che gli era stata inflitta in primo grado, in cui era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in . Oggi, dopo cinque giorni di camera di consiglio, i giudici d’appello riscrivono la sentenza in uno dei punti più delicati del processo, quello della che secondo la Procura e il Tribunale sarebbe intercorsa fra l’organizzazione mafiosa e Marcello Dell’Utri alla vigilia della nascita di .

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Carlo Azeglio Ciampi. Voglio la verità sulle stragi

L'ex presidente della Repubblica, Ciampi

L'ex presidente della Repubblica, Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi si unisce al coro di quanti vogliono chiarezza sulle stragi di mafia dei primi anni ‘90. “Non c’è democrazia senza verità - ha detto l’ex presidente della Repubblica intervistato da Repubblica -. Questo è il tempo della verità. Chi c’è dietro le stragi del ‘92 e ‘93?

Così anche Ciampi dopo Piero Grasso e Walter Veltroni, chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.

L’ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall’ex leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo di quei terribili giorni di quasi vent’anni fa. “Proprio la scorsa settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti dell’intervista che ha rilasciato a “Repubblica”. Quelle domande inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche pezzi deviati dell’apparato statale, anzi dell’anti-Stato annidato dentro e contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire… “.

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Mafia, Maroni sconfessa Berlusconi su Saviano e l’Italia messa in cattiva luce

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni

Roberto Maroni contraddice su scrittori e documentari che denunciano mafia e malaffare. Secondo il ministro dell’Interno, Roberto Saviano, con Gomorra non ha messo in cattiva luce l’Italia agli occhi del mondo. Al contrario Saviano è un “ragazzo coraggioso che vive in una condizione molto difficile. Gomorra è un bel libro e ha fatto bene a scriverlo, pubblicizzando atti e azioni vere fatte dalla magistratura contro la criminalità organizzata”.

Il ministro degli Interni Maroni interviene ‘Otto e mezzo’ su la7 e contesta le frasi di sugli scrittori che non fanno buona pubblicità all’Italia, che tante polemiche ha scatenato. “In Gomorra – dice il ministro – Saviano ha pubblicato gli atti processuali riscrivendoli bene, e ha diffuso una realtà che c’è ed è documentata”.

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Berlusconi continua ad attaccare La Piovra

lapiovra[1]Secondo il Premier chi ha scritto libri sulla e girato film,ha creato un danno alla società italiana.

<< Strozzerei chi ha scritto la Piovra>> commenta Silvio Berlusconi. L’immagine che gli italiani si sono fatti del fenomeno è troppo alterata e ha creato falsi pregiudizi ed un modo di pensare distorto. Già nel lontano 1994 in veste di Presidente del Consiglio, Berlusconi aveva espresso parere negativo sul film suscitando l’indignazione di Michele Placido che replicò reputando  il suo comportamento sospetto.

Ai giorni nostri a replicare al premier è De Magistris il quale afferma, convinto ,che le parole del Presidente possono essere riassunte con un “viva la ”, che in altri pesi una persona come lui non l’avrebbero mai fatta candidare.

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Politica e mafia: troppe contiguità

Molti non si stupiscono se si testimonia che ai tempi delle di Falcone e Borsellino, proprio nel breve tempo intercorso tra i due eccidi. si sarebbe verificata una trattativa tra Stato e organizzazione mafiosa.
Alcuni lottano e muoiono, altre cedono in una ambiguità che spiega numerosi passaggi oscuri.
Perché si sia pensato a un possibile ponte, occorre che un intero passato ne abbia favorito l’emergere.
Di patti taciti e prossimità tra Stato e malavita si hanno testimonianze che si perdono nel tempo.
Nemmeno la dittatura fascista, con i suoi sforzi di accentramento, riuscì a domare la bestia.
Gli americani trattarono, è risaputo, con Cosa Nostra, per garantire un buon esito dello sbarco in Sicilia, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.
Al termine della guerra i mafiosi furono lasciati fare, nell’ostacolo che ponevano a una possibile rivolta contadina contro i latifondisti parassiti e a una penetrazione nell’isola dell’ideologia comunista.
Dopo di che vennero gli affari e le reciproche convenienze a far sì che politica e mafia convivessero e spesso si scambiassero favori, non solo in Sicilia.
Anche la camorra e la n’drangheta impararono la lezione, maturata appieno negli anni Ottanta dello scorso secolo.
Qualcuno di certo ricorderà il seguito alla distribuzione dei fondi per il terremoto dell’Irpinia, nei risvolti che interessarono soprattutto Napoli.

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Stato e mafia: crescono le prove della trattativa

Le prove di una trattativa che sarebbe avvenuta tra e nel periodo in cui vennero uccisi Falcone e , si fanno sempre più convincenti.
L’avvocato di Massimo Ciancimino ha consegnato ieri alla Procura di Palermo il famoso in dodici punti.
Esso conterebbe le richieste dei corleonesi alle istituzioni per porre fine alla sanguinosa stagione delle stragi.
Al centro della trattativa ci sarebbe Vito Ciancimino, già sindaco del capoluogo siciliano, politico potente e ben introdotto, condannato per e morto nel 2002.
Uno dei canali di relazione avrebbe visto come protagonista il comandante dei Ros Mario Mori.
Si parla anche di una copia del documento in questione che gli sarebbe pervenuta a cura dello stesso Ciancimino da girare pio ai “politici”.

Il quadro a mano a mano si compone, grazie anche alle testimonianze dello stesso Massimo Ciancimino e di Claudio Martelli alla trasmissione “Annozero” della scorsa settimana.
Ormai è abbastanza confermato quanto si sospettava, ma avremmo preferito non dover riconoscere.
Un tentativo di trattativa c’è e ad alti livelli.
I provvedimenti duri contro i mafiosi vennero frenati, per poi riprendere corso, allorchè i tentativi d’intesa fallirono.
I corleonesi, sembrerebbe,chiedevano troppo.
, anche questo è emerso, probabilmente sapeva, si è forse messo di mezzo ed è ammazzato.
Dovrà chiarirlo la Procura di Caltanissetta che sta procedendo nelle indagine.

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Appello della Marcegaglia contro l’economia mafiosa

Emma Marcegaglia ammonisce.
La mafia allarga i suoi affari, corrompe il sistema economico, può sfruttare la crisi a proprio beneficio.
Intervenendo alla presentazione del libro “Mafia pulita” di Elio Veltri e Arturo Laudati, la presidente di Confindustria ha parlato chiaro.
L’economia nazionale appare sfalsata dalla presenza delle organizzazioni mafiose, che assume dimensioni enormi.
In senso stretto si tratta di un giro di affari che raggiunge 175 miliardi di euro che si accrescono fino a 400 se ci considera il complesso delle attività sommerse e illegali.
Fatevi un poco i vostri conti e considerate se il monito è giustificato o meno.

La Marcegaglia ha insistito facendo capire come le attuali condizioni incerte dell’apparato produttivo e di servizio costituiscano altrettanta manna per chi ha capitali freschi da investire e bisogno di riciclarli e farli rendere a dovere.
L’inquinamento è quindi in crescita e ha buone prospettive di debordare se non si studiano adeguati correttivi.
E qui nasce la proposta di un patto contro l’illegalità che dovrebbe coinvolgere la politica in tutta la sua interezza, le forze dell’ordine e la magistratura.
Né deve essere escluso, ma va invece promosso un appoggio forte e concreto da parte dell’opinione pubblica e delle diverse componenti e forze sociali.
Confindustria sarebbe disponibile a esserne parte attiva e già sta curando e curerà il sostegno a quegli imprenditori pronti a denunciare intimidazioni e interferenze.
Servirebbe inoltre, soprattutto nel Mezzogiorno, il sostegno a uno sviluppo sano ed equilibrato, sottratto alle morse criminali.

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La realtà del paese e la telenovela della politica

Mentre la CGIA di Mestre ci informa che i disoccupati in Italia hanno raggiunto la ragguardevole e preoccupante cifra di quasi due milioni, la politica ovviamente pensa ad altro.
Continua la telenovela del verso episodi sempre più succosi.
Il ministro Alfano si associa a Fini nel difendere il diritto delle procure di avviare e condurre nuove indagini sulle di mafia, se hanno a disposizione gli elementi corretti per farlo.
Il presidente del Senato Schifani, per converso, va in direzione del premier lamentando la possibilità che alcuni uffici giudiziari lavorino intorno a puri e semplici teoremi.
Bossi ci mette del suo.
Da una parte insiste con Fini e, dopo avergli dato nei giorni scorsi del matto, ora lo rassicura che è libero di suicidarsi, politicamente io credo, se proprio ci tiene.
Dall’altra afferma nientemeno che dietro la faccenda delle escort potrebbe esserci la mafia, la quale penserebbe così di colpire Berlusconi a causa dei nuovi provvedimenti presi per contrastarla.
La faccenda è dubbia e se il Senatur ha dati che a noi non risultano vada dai magistrati e li comunichi, altrimenti si tratta del solito polverone.
Con le questioni di mafia non si scherza e non si fa retorica e anche su questo vanno giudicati i politici.

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Cosa bolle in pentola alle procure che Berlusconi accusa?

Come mai il premier riapre il fuoco contro le cosiddette nemiche?
Perché cita le nuove inchieste sulle stragi mafiose, come un tentativo di riesumare il passato per colpirlo alle spalle.
Le non sono nate a caso e interessano gli uffici giudiziari di Milano, Firenze, Caltanissetta e Palermo.
Si tratta di un fronte molto largo così come era ampio quello aperto dalla mafia con le uccisione di Falcone, Borsellino e delle relative scorte e tramite gli attentati a diversi edifici artistici e pubblici.
Il quadro che sta emergendo propone ricostruzioni molto interessanti.
Nuovi testimoni come il pentito Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino, figlio dell’èx sindaco di Palermo colluso con Cosa Nostra, recano notizie tali da far sobbalzare numerose poltrone.
Parlano di una sorta di trattativa intervenuta tra lo Stato e la mafia, condotta tramite personaggi dei servizi segreti che si sarebbero incontrati e accordati con i boss.
Inducono il dubbio che lo stragismo sia stato messo in campo anche per screditare il sistema politico di allora e indurre nuove soluzioni più favorevoli.
E proprio qui comparirebbe il sostegno dato ai passi iniziali di Forza Italia.

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