Berlusconi in crisi mediatica

13,47% di : un dato inferiore a qualsiasi attesa.
Una prima serata di RAI 1 gettata alle ortiche che ora spinge il direttore Masi nei guai, per tutti gli introiti perduti, per il paradossale regalo fatto alla concorrenza.
Il odierno non rende proprio in quella che è la sua specialità naturale: la e priva di contraddittorio, da leader senza ostacoli né remore.
Il “” fallito ha suscitato le solite polemiche.
E’ giusto affermare che per un politico sono i voti che contano e non gli esiti di un programma televisivo, ma il caso è tuttavia emblematico.
Come mai quella prima serata priva di concorrenza non ha attratto gli italiani?
E’ assuefazione? E’ distacco? E’ ? E’ rimozione?

Da quindici anni il premier ripete sempre, più o meno, le stesse cose.
Si sa perfettamente chi sono i suoi nemici e come ne parla.
Ascoltarlo può essere diventato indigesto, soprattutto se la fiducia decresce e più che di un si avrebbe bisogno di uno .
Forse dice troppo, si è esposto all’infinito, da solo si rifila i giudizi che gli servono.
Certi scandali non gli hanno giovato, ma il suo errore è stato soprattutto quello di aver sottovalutano la crisi, di non averla mai chiamata con il suo nome vero.
Si è allontanato dal sentire comune.
Non ha voluto capire.

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Un bel megafono al servizio del premier

Era proprio il caso di evitare la concorrenza? Di assicurare la prima pagina?
Il “Posta a Porta di ieri sera aveva bisogno di spazi supplementari per cantare alla novità, ovvero il solito berlusconiano, senza limiti e senza regole.
Del terremoto in Abruzzo e delle consegne delle nuove case di Onna (peraltro innalzate con il contributo della Provincia di Trento) si è trattato un poco all’inizio e un poco alla fine.
Chi ha cronometrato dice che si tratta di una quarantina di minuti, per lo più celebrativi, all’interno di due ore e mezza di trasmissione.
Di inchieste, di dati, di previsioni attendibili non si è fatto gran parlare.
Insomma: a che è servito spostare “Ballarò” e “Matrix”, se non a consegnare il famoso al premier, in totale solitudine e assenza di contraddittorio?
E che fa nell’ampio tempo assegnatogli dal cerimoniere Bruno Vespa?
Afferma che con Fini ci sono fraintendimenti che si possono superare.
Sottolinea che Bossi è un alleato affidabilissimo e che di elezioni anticipate non si discute neanche per scherzo.
Torna sui media in generale, giornali, televisioni e ora pure i libri, dove navigherebbero bellamente vere e proprie orde di farabutti.
Attacca l’opposizione con foga, prendendosela con i soliti comunisti ma anche con Casini, cui addebita una disposizione clientelare e un gioco interessato tra i due forni, in vista delle elezioni regionali.
E qui sbaglia i calcoli, perché il leader del centro alza la cornetta e risponde piccato.

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